giovedì 27 settembre 2012

Francesco Zecca: un poliziotto in cerca di vendetta in Commissario Nardone



(nella foto Francesco Zecca, Spitz, con Sergio Assisi)


Nella seconda puntata Francesco Zecca, il laureando in farmacia di Commissario Nardone, ha dato prova di una grande interpretazione con Stefano Dionisi, durante i diversi scambi di battute sofferte che parlavano dell' Olocausto, delle deportazioni, della morte di una intera famiglia. "Voglio quel nome, hai due settimane."
Spitz è solo. Piegato su se stesso, cammina quasi a scatti, come nascondendosi al mondo. Agisce in modo anonimo, per non essere visto dagli altri. Non riesce ad integrarsi, non è comunicativo. Noti solo i suoi capelli sparati in aria, ma le spalle sono curve. Combattuto dai suoi tarli, vittima della guerra e dell'antisemitismo, non riesce a perdonare, non riesce a farsene una ragione. Vuole vendetta. Quando ho chiesto a Francesco a come abbia fatto a immedesimarsi in una figura così sofferente, ma anche lontana dai nostri tempi, ha risposto con parole coinvolgenti. Le sue parole mi hanno emozionato.


"Non so chi sia Spitz. E' stato meraviglioso scoprire chi fosse, e in questo percorso mi ha aiutato Fabrizio Costa, il regista. Non sono partito da grandi argomentazioni o pensieri filosofici, Fabrizio mi ha detto di pensare ad un topo. Il topo che scappa nelle fogne, che si alimenta di rabbia e di vendetta, un animale solitario e pericoloso. Ed è così che Spitz ha preso forma. Dal topo alle considerazioni, alle domande, alla ricerca dentro di me delle risposte. Ho dato tutto di me, perché è così che io lavoro. Ho provato a pensare al dolore, a cosa si prova quando di perde tutto, le persone amate, il futuro, le speranze di una rinascita. Ho provato a guardami dentro, a coinvolgere ogni lembo della mia pelle, il mio sangue, tutto il corpo e la mia mente mettendomi a disposizione completamente in funzione del personaggio. Interpretare per me è come vivere una storia d'amore con "l'altro". Ci si conosce, si vive insieme, si diventa un tutt'uno. Mi sforzo sempre di essere autentico, sincero  sia nel rappresentare il personaggio, sia nel raccontare la sua storia. Da Spitz ho imparato che si può contare su se stessi, che è possibile ricominciare, che ci vuole coraggio nella vita per non perdersi. Che partendo da se stessi semplicemente, si deve avere la forza  di fare delle scelte e prendersene le responsabilità".


Francesco risponde ancora alle nostre domande, e da ogni sua parola scritta, si delinea anche la sua personalità. Molto sensibile, generoso, gentile, viene fuori, come una cascata, un entusiasmo coinvolgente, che ti verrebbe voglia di cambiare lavoro, e calcare le scene con lui.

Francesco, nato in teatro, ballerino, regista, cantante, attore, non mette in classifica le preferenze. Per lui tutto è arte, tutto è manifestazione di emozioni, di una grande passione, di una grande voglia di fare. Si considera un "ingordo", vorrebbe interpretare ogni personaggio che ha trovato interessante nei libri, o nei film, e immagina  se stesso e altri attori recitare in modo vitale, usando un espressione quasi ferina "immagini piene di carne e di corpi". Definisce il teatro il suo grande amore, ed il cinema un amante tanto desiderato. Dal teatro confessa che Amleto è il suo preferito, che non vi è ovvietà in questa scelta, anche se in un primo momento può sembrare banale. Amleto "ti inchioda al muro", e ringrazia Fabiana Iacozzilli, straordinaria regista che lo ha diretto in teatro ultimamente proprio in questo ruolo. 


(Francesco Zecca con l'amica Lucrezia Lante della Rovere, in Malamore)


Francesco adesso pensa a Pirandello, e sarà il regista di  "Come tu mi vuoi", insieme a Lucrezia Lante della Rovere e altri straordinari colleghi. Confessa di essere stato un fortunato nella vita, che ha sempre avuto la possibilità di incontrare e lavorare con persone fantastiche, che in qualche modo lo hanno segnato, e che gli hanno donato tanto. Di Lucrezia dice "la mia partner preferita è Lucrezia, con cui sto costruendo un nostro linguaggio teatrale", e si sente di dover essere grato alla vita per tutto quello che gli ha dato fino ad oggi. Non si lascia spiazzare dalla nostra domanda di rito "meglio essere un buono o un cattivo" sul set, perché lui risponde in modo intrigante, ovvero come sia interessante studiare la cattiveria in un buono, come scoprire la bontà dei cattivi, in una sorta di ying yang della recitazione.




Gli chiedo di raccontarci qualcosa che lo ha colpito sul set. Mi racconta di una scena surreale, a tavola, con Dionisi, Assisi, Vitrano e Di Fiore e di come un semplice "Cosa vi porto?" chiesto in serbo dalla comparsa che interpretava il cameriere, abbia provocato una risata fragorosa e inarrestabile di tutti loro. Ridere, ridere, pur non essendoci stata nessuna battuta esilarante, ma forse semplicemente per la situazione irreale, e per una sorta di scarico nervoso, di atto liberatorio, le lacrime agli occhi e l'irrefrenabile sensazione di felicità e di armonia che era fra di loro. Di quel cast, dice, eravamo tutti affiatati, e felici, ci ha pervaso una grande complicità, non vedevamo l'ora di girare, di entrare a far parte dell'avventura Nardone.

A questo punto chiedo chi sia Francesco Zecca, Zecca o Zecchino d'Oro per gli amici. 
Non sa rispondere, ma confessa di essere una persona onesta, di odiare le bugie, di non mentire mai agli altri tanto meno a se stesso e cita la grandissima Franca Valeri : "Non ho mai mentito a me stessa e quindi non faccio parte della disperazione mondiale". 

Dal futuro si aspetta di fare della sua passione la sua vita, e noi siamo certi che non potrà essere altrimenti, visto il talento naturale,  e la struggente dedizione con cui coltiva il suo "mestiere" di attore. 

Rinnoviamo l'appuntamento con il Commissario Nardone, Rai Uno, ore 21.10 giovedì 27 settembre