venerdì 21 settembre 2012

Intensa interpretazione di Sara D'Amario: Rina Fort, la belva di San Gregorio



(nella foto, Sara D'Amario nel ruolo di Rina Fort)


Ieri sera abbiamo visto Rina Fort. L'abbiamo vista davvero, proprio come doveva essere. Nella terza puntata di Commissario Nardone la brava attrice piemontese ha dato atto di una magistrale interpretazione, una bravura riconosciuta da tutti, dai suoi colleghi e dal pubblico. Ma chi era Rina Fort? Una donna dalla vita  segnata fin da piccola, quando perde il padre in un tragico incidente di montagna, e il fidanzato ammalatosi di tubercolosi, proprio prima del matrimonio. Una donna che si scopre sterile, e che si separa presto dal giovane marito, sposato successivamente, perché affetto da malattie mentali, e che viene ricoverato in una casa di cure. Nella sua vita travagliata trova finalmente l'amore. O così sembra. E' il siciliano Giuseppe Ricciardi, che l'assume dapprima come commessa nel suo negozio di tessuti, poi ne diventa l'amante. A sentir lei, era all'oscuro che egli fosse sposato, e con tre figli; lui viveva a Milano, la famiglia a Catania. La moglie, insospettita dalle voci che dicevano che il marito presentasse la Fort come sua consorte, decide di andare a vivere a Milano, dal marito. Giuseppe si vede costretto a licenziare la sua amante, la quale ripiega come commessa in un negozio di pasticceria, ma continuano a vedersi di nascosto. Poi la tragedia. La moglie incontra Rina Fort, e le dice di farsi da parte: lei aspetta il quarto figlio dal marito. Sconvolta dalla notizia, e piena di rancore e di frustrazione, non esita a vendicarsi. Uccide la donna, e con essa i suoi tre figli, tutti minori. Giovanni di 7 anni, Giuseppina di 5, e il piccolo Antonio di soli 10 mesi.

(Il commissario Nardone, e il maresciallo Oscuri interrogano Rina Fort)

Raccapricciante la deposizione rilasciata all'allora Commissario Nardone e alla sua Squadra Mobile. Rina Fort aveva ucciso colpendo con un ferro la rivale, e poi infierendo con atrocità sui bambini. Non ancora morti, era tornata nella casa, e aveva finito il massacro. La sua dichiarazione, che potete leggere su wikipedia sembra tratta da un libro dell'orrore. Per questo motivo, la Fort fu soprannominata la Belva di San Gregorio, dal nome della strada dove fu commessa la strage. Dopo sole 24 ore dall'omicidio, interrogata dagli inquirenti, mostrava con freddezza la fede al dito di Giuseppe, dicendo di esserne l'amante, negando ogni coinvolgimento nei fatti, accusava al fine il suo amante di aver fatto tutto con l'aiuto di un misterioso amico, un certo "Carmelo", che dapprima si sospettò fosse invece arrivato con la donna per aiutarla nel massacro, ma che poi sparì dalle carte. Rina Fort pagò la carneficina con l'ergastolo, e Giuseppe invece si comportò in maniera subdola, preoccupandosi più della sorte dell'assassina che della vita dei suoi familiari, ma ugualmente  prendendone le distanze e addirittura costituendosi parte civile. Rina Fort rimase in carcere fino al 1975, quando poi ne uscì, dopo la grazia concessa dal Presidente Leone,  cambiò cognome e si ridusse a vivere solitaria a Firenze, mentre Giuseppe moriva di lì a poco, dopo essersi rifatto una vita e un figlio.
Rina Fort diceva di non aver più paura delle sentenze, lei ormai era la Fort, come a sottolineare una forza e una potenza sugli altri dovuta alla notorietà.


Sara D'Amario ci ha emozionato. Dapprima diabolica, dallo sguardo impenetrabile, - i bambini non sono innocenti, nessuno è innocente - si scioglie dapprima in un abbraccio con Giuseppe, il quale la ricambia dimostrando a Nardone la loro complicità e il loro amore, e poi crolla. Davanti al commissario, che pietosamente le ricorda quanto ella sia fragile, e infelice dalla nascita, una donna a metà che non potrà avere bambini, l'attrice cambia d'aspetto, diventando una maschera di dolore. In un'intervista a Sottovoce da Marzullo, Sara D'Amario aveva candidamente confessato che lei viene scelta ai casting non per il suo aspetto, ma per i suoi occhi, per quello che il suo sguardo riesce a trasmettere. Ieri sera abbiamo visto tutti quegli occhi di ghiaccio, quasi sospesi, come se non guardassero davvero, ma "sorvolassero" attraverso le persone, mutare. Le lacrime, la disperazione di una donna finita, vinta dalle disgrazie della sua misera vita fatta di disprezzi e umiliazioni, riempiono lo schermo, donandoci una prova di grande recitazione. E dopo, quando Nardone incontra la sua Eliana, per sfogarsi di quello che ha sentito e visto, è incredibilmente realistico, come se Assisi in quel momento stesse provando un forte turbamento.

Una frase nel film è impietosa, e viene dal personaggio che ha fatto prostituire Rina Fort : "Le donne sono come i cani, basta una carezza, un pò di cibo e ti si appiccicano addosso, e non te le levi più di torno. Anzi, se gli dai un calcio, quelle ritornano. Però poi mordono, anche, come i cani".

Rina Fort ha morso, ferocemente, portando via quattro vite, come vendicandosi per i torti subiti, e grazie a Sara D'Amario siamo riusciti a vedere anche noi il vero volto della belva di San Gregorio.

Clara Bartoletti