martedì 2 ottobre 2012

Fabrizio Costa: da Nardone alla Ferrari per due




(Fabrizio Costa sul set di Il commissario Nardone)

Fabrizio Costa, classe 1954, è uno dei registi italiani più versatili e creativi del panorama italiano. Nato come aiuto regista di Pasquale Festa Campanile, dopo aver conseguito la laurea in lettere moderne, esordisce alla Rai con documentari industriali e poi successivamente con spot pubblicitari importanti. Ma è nell'1988 che comincia a girare fiction di qualità, dapprima con Pupi Avati, e poi da solo, dirigendo sul set attori di talento, come Massimo Ghini, Maria Rosaria Omaggio, Giorgio Albertazzi, Virna Lisi, Gigi Proietti, Pierre Cosso, Jean Pierre Cassel, Adriana Asti, Carol Alt, Riccardo Scamarcio, Martina Stella, solo per citarne qualcuno.

Dal 2000 in poi sono di sua regia fiction destinate alle Rai,  lo vediamo dirigere Tiziano e Isotta, La Freccia Nera, La Cittadella tratto dal libro di Cronin, e biografie di personaggi famosi, Maria Teresa, Meucci, Chiara e Francesco, Sacco e Vanzetti, Paolo VI, e ben nove puntate di Don Matteo.


(sul set di La vita che corre)

Noi lo abbiamo visto ultimamente in due prodotti Rai, la Vita che Corre, con Barbara de Rossi e adesso in questi giorni nel seguitissimo Il Commissario Nardone, con attori del calibro di Sergio Assisi, Giorgia Surina, Francesco Zecca, Luigi Di Fiore, Stefano Dionisi, Giuseppe Soleri e Ludovico Vitrano. 
Vogliamo rendere omaggio alla grande capacità di creare squadra con i  protagonisti, come se fosse stato lui il vero Commissario Nardone. Prodotta dalla Dap Italy, per Rai uno, la fiction racconta le gesta del commissario italiano che ha inventato la Squadra Mobile e le moderne tecniche investigative. 
Costa riesce con ognuno dei suoi "uomini", a raccogliere ed far emergere dal profondo dell'animo i risvolti umani e personali dei personaggi. Come con Franscesco Zecca, Spitz, che si trasforma sul set in un piccolo roditore divorato dal rancore e con una determinata sete di vendetta, riesce a far diventare Luigi Di Fiore il baluardo della giustizia e dell' onestà in Muraro, il maresciallo che ha un amore segreto, una figlia mai conosciuta, e la voglia di far diventare campioni i ragazzi di strada che lui allena con la boxe in una palestra sgangherata. Costa estrapola l'animo sensibile di Stefano Dionisi, Suderghi, il poliziotto tormentato e vittima della cocaina, che arde d'amore per Flò, donna dalle movenze feline e sensuali, che si rivela poi donna innamorata ma quasi incapace di dare una svolta alla sua vita. Ludovico Vitrano, ovvero Rizzo, è il bravo ragazzo, pieno di umanità che vuole diventare un magistrato, e che è disposto a sposare una ragazza incinta di un altro, solo per amore. Giuseppe Soleri, l'antagonista di Sergio Assisi, è spietato, con lo sguardo vacuo, alla perenne ricerca di affermare il suo potere, e il suo personaggio è quasi un fumetto, con movenze e comportamenti che non lo fanno sembrare neppure reale. Su tutti Sergio Assisi è nella parte, con il suo modo ironico e leggero di interagire con la moglie, Giorgia Surina - Eliana, ma è anche pieno di rabbia e passione quando deve arrivare a fondo di una questione, rivelando gesti di grande amicizia e generosità , sia nei confronti delle vittime che dei carnefici.


La grande capacità di questo regista è l'introspezione con cui cura i suoi personaggi, e l'emozione che ne trae ti tiene incollato alla televisione. I primi piani, intensi, con le lacrime mai versate di Suderghi e di Flò ne sono un esempio, o i flash back di Rizzo all'esame ricordando gli scappellotti di Muraro, o la rabbia repressa allo stremo di un Luigi Bosso che a denti stretti dice "Ma tu che ne sai di me", non una domanda ma un'affermazione, la crudele quanto pietosa immagine di Rina Fort nella sua confessione di omicidio, ci ricordano quanto siamo fragili, e quanto la nostra forza sia solo effimera e soggetta a crollare davanti ad un seppur minimo sentimento.

Il nostro blog ringrazia Fabrizio Costa per tutto ciò, per le grandi e piccole emozioni e lo invita a proseguire ancora su questo fronte, quello delle colpe e dei pentimenti, degli strazi dell'anima e della mente, per farci vedere ancora una volta quanto sia travolgente vedere e sentire con gli occhi altrui.

Fabrizio Costa, per Pepito Produzioni di Agostino Saccà, sarà il regista de La Tempesta, una fiction con Nicole Grimaudo che avrà come locations il Veneto e Torino, e anche di Una Ferrari per due, con Giampaolo Morelli e Neri Marcorè, in questi giorni a Portovere e Lerici per le riprese che proseguiranno a Torino.

Clara Bartoletti