martedì 20 novembre 2012

Fiction Tv: sempre la solita minestra.



Siamo alle solite: i palinsesti televisivi ci offrono sempre le solite storie. I generi sono quasi sempre due: la fiction d'azione, sulla falsariga dei format americani, i vari CSI di ogni città e genere, che in Italia diventano puntate interminabili di sparatorie, morti per caso e voluti, inseguimenti, nebbie finte sparate da macchine del fumo di pessima qualità, sangue rappreso comprato in quantità industriale da rivenditori cinesi, e dialoghi imbarazzanti intercalati di parolacce, consumati in modo superficiale con tanto di sfiati non doppiati che alla fine uno dice: ma che dicono questi? ; e il genere soft, così soft da far addormentare sul divano anche il più agguerrito nottambulo. Se da una parte l'uso di sonniferi è del tutto superfluo, l'uso di internet diventa predominante. Chi non ha spento la TV, mettendosi piuttosto a guardare i video musicali di You Tube, preferendo di passare la serata on line piuttosto che rimbambendosi di idiozie televisive? Penso un sacco di gente.

Le giustificazioni sono le solite: mancano i soldi. Mi chiedo cosa direbbe a questo punto Rossellini che ha girato Roma Città Aperta chiedendo praticamente l'elemosina, cercando pezzi di pellicola da riattaccare alla meglio, e fidandosi solo del suo istinto, e non del portafoglio. Il problema è che mancano le idee. Il fatto stesso che i grandi colossi di Rai, Mediaset e Sky ci ripropongano all' infinito Tenenti e Donne in giallo, preti investigatori, cani poliziotto, carabinieri, finanzieri, guardie costiere, medici, infermieri e famiglie desolanti, la dovrebbe dire lunga. Stagioni. La parola chiave. Intere stagioni "stagionate", direi quasi pronte alla mummificazione, si alternano all'infinito sullo schermo della Tv. E noi pubblico, pagante e non, ormai ripetiamo come automi le battute di Ispettori e Commissari, pensando " e che cavolo, quanto era giovane Pinco Pallino  in quella puntata!".


Il problema è la solita minestra. E le repliche, delle repliche, delle repliche. Le facce degli attori sono sempre le stesse. Motivo : "ma quello piace". Abbiamo capito, ma forse abbiamo bisogno anche di vedere volti nuovi, voci nuove, situazione nuove. Poi dopo la messa in onda, tutti aspettano le percentuali di share. Share a mio avviso falsato, perché se si deve scegliere fra una fiction trita e ritrita e i mostri dell'universo, meglio mettersi a vedere come si fa la filettatura di un bullone industriale nei documentari del National Geografic. 

Nelle nostre fiction, ma anche nel cinema italiano, tutti sembrano ignorare le emozioni vere. Tutti si concentrano su milioni di banalità, senza mettere umorismo - quello vero, non quello dozzinale da vacanze di natale in Perù con la Porche - senza mettere quelli che sono i sentimenti, la comunicazione fra individui, la psicologia dei personaggi. E quindi, poi, davanti al filmone americano che fa affondare una nave con uno scapestrato e una rossa in carne, o davanti a due vampiri giovani e belli, ci facciamo dei pianti interminabili, e apriamo pagine su FaceBook chiamandole "Le più belle frasi dai film". 

Bisognerebbe dare spazio alle idee, di giovani intelligenti, preparati. Dare spazio ai ghost writers, quelli che magari scrivono una sceneggiatura perfetta e poi arriva Tizio, amico di Caio, che rivoluziona tutto perché "sono vent'anni che faccio sto lavoro e quindi taci". Bisognerebbe osare, sfidare le caste, proporre quell'attore là che non ha la faccia di Sempronio ma quando parla si sente tutto quello che dice, e senza inflessioni. Bisognerebbe lasciar spazio a certi registi di nicchia, o a quelli bravi, assolutamente bravi, che sanno cogliere in uno sguardo un dramma e che ti fanno ridere e piangere, cavandoti fuori dallo stomaco tutto quello che senti. 

Registi così li conti sulla punta delle dita di una mano, e non possono fare tutto da soli. Affiancateli a qualcuno preparato che impari alla svelta. Levate certe attrici che alle interviste dicono "ao sto film è una figata pazzesca, il regista è figo da morire", per favore, dateci qualità. Dateci quello che ci manca in questa Italia che è deprezzata di tutto, questa Italia che è finita in un sondaggio all'ultimo posto al MONDO da visitare perché abbiamo instabilità economica, dateci almeno voi che lavorate per lo spettacolo, per i sogni, immagini e storie che possano farci respirare. Dateci l'amore, quello vero, anche nevrotico come i film di Allen, anche impossibile, o per sempre, ma datecelo. 

Da spettatori, ce lo meritiamo.

Clara Bartoletti