lunedì 5 novembre 2012

Luca Ribuoli: come regista sono un allenatore, con un cuore da bambino.




                                      (il regista Luca Ribuoli al Roma Fiction Festival 2012 )


Oggi Break Up Press News si occupa di un giovane regista emergente, che sta realizzando fiction importanti per la televisione. Si è gentilmente offerto di rispondere ad alcune domande e lo ringraziamo per la disponibilità dimostrata. 

Crescita professionale: in meno di dieci anni sei passato da attore in Paz ad aiuto regista a regista di fiction importanti: come è avvenuta questa escalation, cosa ti ha fatto passare da attore a regista, spiegaci le tue motivazioni.
Avevo capito, qualche anno prima, che la regia era una professione che faceva per me, e che avrei potuto imparare. Ho deciso di andare a Roma. Mi sono fatto largo fin dai primi lavori, poi un po' di fortuna. Ed ecco che un sogno un giorno é diventato realtá.

Sei stato il regista di Manara e di  Questo nostro amore: cosa ha significato per te passare da una fiction "action movie" al racconto di un amore che non richiede "effetti speciali". Come hai vissuto le due esperienze?
È l'aspetto divertente della regia. Nella fiction, in Italia, l'atteggiamento nei confronti del lavoro della messa in scena é molto simile a quello piú conosciuto del cinema Made in U.S.A., dove la professionalitá s'impone all'autorialitá tout court. Ogni progetto richiede una nuova sfida. Lo é stato anche per la committenza (il produttore) che di volta in volta mi ha messo alla prova in un nuovo genere.

            (nella foto Luca Ribuoli e Debora Caprioglio sul set di Questo nostro amore)


Questo nostro amore: come è stato lavorare con il duetto vincente Valle/Marcorè e sopratutto con i giovanissimi, bambini e adolescenti. A livello emotivo: cosa ti sei prefissato di far uscire dai tuoi personaggi. Valori? Emozioni? Qualcuno ha definito questa fiction "strappalacrime", secondo te rispecchia l'aggettivo, o è invece un lavoro complesso che agisce sui sentimenti? 
Neri e Anna sono diventati complici da subito. Nessuno dei due ha cercato di sovrastare l'altro. Ecco perché risultano cosí uniti e empatici al pubblico. Li ami e li seguiresti ovunque. C'é stata grande armonia e forse perché il cast, era chiaro da subito, si é rivelato azzeccato. Per un gruppo al lavoro, é importante che ognuno sappia di essere stato voluto per quel ruolo e di essere fondamentale in quel ruolo per la riuscita del progetto.
I bambini sono il mio ricordo piú vivo. Mi hanno regalato tanto, sono stati professionisti incredibili, supportati da genitori responsabili e che hanno vissuto con gioia e senza troppe aspettive un'esprienza insolita. I siciliani non avevano mai visto "il fiume". Giovanni Monchietto, bambino di una sensibilitá unica, mi ringraziava tutti i giorni per avergli dato fiducia. Karen Ciaurro é una bambina prodigio, che sá far tutto, simpaticissima. Noemi é una peste intelligentissima. Riccardo e Liam, veri fenomeni per la macchina da presa.
Direi che  non é una fiction strappalacrime e non vuole esserlo. É divertente e commovente, come lo sono le vicende dei personaggi, che hanno un atteggiamento nei confronti della vita diverso da quello di oggi. I sogni erano grandi, e c'era un forte senso del futuro.

Che tipo sei nella vita e sul set: pregi e difetti. Cosa ti piace? Internet, la comunicazione verbale e/o virtuale, cosa pensi dei social network in relazione al tuo lavoro?
Come regista sono un allenatore. Mi piace il lavoro di squadra. Mi faccio un' idea del film, senza quella non riesco a muovere un dito, poi mi metto a disposizione della storia e degli attori. Anche con i collaboratori credo di avere un atteggiamento di ascolto, fino a che viene rispettata l'idea di partenza. Le cose cambiano in fretta. Sono stato tra i pionieri dell'utilizzo di internet, ma poi i miei interessi erano altri e poco per volta ho perso la strada maestra. Sono un utilizzatore della rete come tutti, niente di piú. So che non é un mezzo che mi appartiene, non mi circola nel sangue. Sono nato un decennio prima che potesse avvenire la mutazione.


Come ti ispiri, cosa ti ispira, come ragioni prima di trovarti davanti ad un ciak, cosa ti aspetti dalle persone che lavorano con te, cosa vuoi suscitare nel tuo pubblico.
La vita, le persone, i film, i libri, la musica, mi ispirano continuamente. Le fasi in cui penso al progetto sono le piú stimolanti. Quando "vedo" il film sono veramente felice. Quando giro sono molto appassionato, do il massimo. Dagli altri mi aspetto lo stesso tipo di coinvolgimento. Al montaggio divento freddo. La post produzione per me é la parte più creativa. É quella in cui mi diverto di piú, ma é anche quella piú difficile.

Se ti proponessero un lavoro importante, a livello internazionale, hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare? Un film, che genere, con chi.

Non saprei. Sono molto aperto alle esperienze. Con un film di genere, ottimamente scritto, mi sentirei a casa.
                                                                       



Quale regista in assoluto reputi il migliore, e come stimolo per migliorare il tuo lavoro e perché.
Ce ne sono tanti, troppi. Non c'é spazio qui. Per cui ti dico quello di adesso, quello del momento, anche perché é italiano e forse non te lo aspettavi: Matteo Garrone. Mi piace come ama i suoi personaggi, anche i piú terribili. E dei suoi film, mi stimola non poter prevedere cosa fará la macchina da presa: guardandoli provo sempre un senso di libertá. Poi amo i film. I film mi hanno fatto crescere e mi hanno tenuto bambino. Ogni film é un'esperienza ricca di vita e di mestiere da rubare.

Progetti futuri? Puoi parlarcene?

Sto ultimando una mini serie con la coppia inedita Pozzetto-Frassica che ho girato quest'estate sul lago maggiore. Una storia vera e contemporanea nel difficile mondo dell'imprenditoria. Da qualche settimana ho iniziato la preparazione di un film-tv con Cristiana Capotondi e Flavio Parenti, ambientato nel mondo della musica. É una favola moderna, o meglio cosí la vedo io. É molto complicato e quindi una gran bella sfida. Inoltre è notizia di pochi giorni fa che sono stato scelto per la regia di Un marito di troppo, per la trilogia Purché finisca bene, per la casa di produzioni Pepito di Roma. Presto sarò a Torino, per iniziare le riprese! 

Ringraziamo Luca per la sua disponibilità e gli auguriamo in bocca al lupo per tutto, e oltre a guardare Questo nostro amore, aspettiamo con impazienza le sue nuove fatiche.

Clara Bartoletti