lunedì 12 novembre 2012

Toni D'Angelo: amo raccontare le emozioni.




Il personaggio di cui ci occupiamo oggi è Toni D'Angelo, regista emergente del panorama cinematografico italiano, napoletano ma romano d'adozione, di cui uscirà a dicembre il suo ultimo lungometraggio, L'Innocenza di Clara, che ha avuto la sua première in concorso al Festival Internazionale di Montreal.
Toni ci ha concesso un'intervista, eccola.

Come è nata la tua passione per il cinema e la regia?

Non sono uno di quei registi con il pallino del cinema, che sono nati per farlo, con l'ambizione dell'Oscar. Avrei voluto diventare un calciatore ma a causa della mia scarsa disciplina, ho deciso di abbandonare lo sport. Mi sono diplomato al Liceo Scientifico e ho deciso di iscrivermi non so perchè al D.A.M.S. di Bologna. In questo periodo è iniziata e cresciuta la mia passione per il cinema. Volevo diventare critico cinematografico, visionavo tre film al giorno, ma la teoria mi annoiava e poi non sono mai stato capace di avere la presunzione di poter giudicare le fatiche altrui. Allora ho deciso di andare a sbirciare su qualche set per vedere come si realizzava realmente un film…ed è stato amore a prima vista.Osservandomi intorno mi sono trovato a fare l’assistente rendendomi conto che ci sapevo fare. Ho scoperto che stare sul set mi faceva sentire vivo mi appagava di tanta passione e dopo tanti lavoro da assistente ho deciso di provarci anche io.

Aver lavorato con un personaggio controverso come Abel Ferrara come ha inciso sulle tue scelte lavorative?

Moltissimo. Abel mi ha dato il coraggio di affrontare il cinema (inteso come industria) con più coraggio e con istinto. Mi ripeteva ogni giorno, quando si parlava della mia difficoltà di trovare i produttori per il mio esordio:  prendi una camera e gira. Così ho fatto. Ho esordito producendomi un film a bassissimo costo che mi ha portato grande visibilità, premi in tutto il mondo e candidatura ai David di Donatello, la possibilità di avere adesso produttori che puntano su di me e quella di poter dire si può fare un cinema di livello anche così.

La scelta di portare nei cortometraggi il sesso, ispirandoti a Bukowski, correndo il rischio della censura, è ancora presente nelle tue aspirazioni future, o hai deciso di operare per motivi più soft?

Viviamo in un paese dove la censura è a piacere: censurano quello che pensano sia censurabile, senza una vera e propria regola. Il sesso in Bukowski non è una cosa gratuita per far comprare i suoi libri. Ne tanto meno l’alcool o la disperazione la disoccupazione il nichilismo o altri temi ricorrenti dello scrittore. Sono tutte cose che fanno parte della nostra vita e che lui ha raccontato parlando di sè e facendosi conoscere. Trovo che ci sia tanto di commovente nei suoi racconti apparentemente erotici e pulp. Questo per dirti che non mi pongo affatto il problema della censura. Mi pongo sempre e solo il problema di come poter dialogare con lo spettatore. Film come quelli di Ferrara, Haneke e Cronenberg non li avremmo mai visti, dietro la violenza c’è qualcosa che ci ha resi migliori.

Cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico? Meglio raccontare di un personaggio positivo o di un cattivo?

Voglio dialogare, non voglio imporre una tesi, voglio raccontargli una storia con un mio punto di vista ben preciso e definito nella forma filmica e contenutistica e con lui confrontarmi per capire insieme il nostro Paese, e nel caso del pubblico estero di farli conoscere il mio Paese. Meglio raccontare bene tutti e due perché se c’è un personaggio positivo, per legge drammaturgica deve esistere per forza uno cattivo.


Le tue letture preferite? Ci sono personaggi che vorresti riportare sullo schermo?

Il libro che mi ha cambiato la vita come visione della vita e soprattutto politica è MEMORIE DI UN RIVOLUZIONARIO di Victor serge. In genere leggo quasi più di quanto guardo i film. Per lunghissimo tempo solo romanzi, divoravo romanzi. Poi col tempo sono diventato un lettore disordinato. Oggi riesco a leggere contemporaneamente 7 romanzi in contemporanea. Ne tralascio uno per un periodo e ne inizio un altro e via dicendo fino a terminare quelli che realmente mi appassionano e abbandonare li altri. Da qualche anno sono piu dedito alla saggistica Fofi, Kapuscinski, Paul Goodman. Ho amato alla follia tanto da aver scritto una sceneggiatura ispirata alla trilogia di Izzo su Marsiglia , amo Simenon , vorrei farne un film, ma i produttori dicono che Simenon al cinema è improponibile perché tutto psicologico, ma in fondo è il genere che prediligo, e quindi magari prima o poi ci riesco. Amo i personaggi di questo tipo: i solitari, depressi, profondi “emarginati”da bettole notturne,  forse perché mi assomigliano tanto, forse troppo.

Il mestiere di regista: professione o vocazione. Nella società d'oggi, con i mezzi a disposizione, è facile o difficile credere in quello che fai? Videoclip, corti, lungometraggio: dove senti di poterti esprimere al meglio?

Fare il regista è prima di tutto una necessità. Necessità di vivere e io mi sento vivo solo facendo il mio lavoro. Necessità di esprimermi e necessità di di dire la mia senza peli sulla lingua. Oggi è il nostro momento. Il vecchio non ce la fa a mettersi al passo con i nuovi mezzi e le nuove tecnologia e soprattutto con film a basso costo che ormai sono la normalità. Ogni forma narrativa richiede un tipo di atteggiamento e un approccio diverso di racconto. Col videoclip gioco, col cortometraggio mi esercito, col lungometraggio faccio sul serio.

La scelta del super 8 in "Poeti" pensi possa essere usata per realizzazioni più vicini alla popolarità, o la consideri un mezzo per emozionare un settore di nicchia?

Il super 8 in Poeti è stata una scelta fatta in quanto tutti i materiali di reperti storici che avevo selezionato erano in formati “scaduti” vhs, qualche 16 mm andato a male quindi per unificare il racconto e viaggiare su un'unica costante visiva, ho scelto questo formato. Per dire che ieri come oggi la poesia c’è, ma non c’è più il fervore per poter portare trentamila persone ad ascoltare poesia come fu per il festival di Castelporziano nel 79.


L'innocenza di Clara: cosa ti ha spinto a raccontare una storia basata su un vero fatto di cronaca. Perchè la scelta di girarlo nelle aspre cave di marmo carrarine? Cosa ti ha lasciato quest'esperienza?

Era da tempo che volevo fare un noir classico con la femme fatale che al centro di un contesto inconsapevolmente crea scompiglio (un po come Gilda). Poi una notte mi sono trovato a vedere una trasmissione che raccontava di questo fatto realmente accaduto in cui una donna era stata incarcerata perché mandante dell’omicidio del marito ma non c’erano le prove in quanto il presunto amante si era suicidato lasciando una lettera in cui non accennava minimamente alla colpa della donna. Ecco,  mi interessava raccontare (ipotizzando l’innocenza di questa donna) come si possa diventare assassini inconsapevoli senza premere il grilletto. E’ un film che si tiene in equilibrio su un sottilissimo filo e di cui sono molto orgoglioso e che senza dubbio mi ha fatto crescere molto professionalmente. Necessitavo di un luogo prettamente maschile e maschilista da mettere da contrappunto con la bellezza e sensualità della protaonista. Girando per l’Italia ho conosciuto la realtà dei cavatori e delle cave di marmo a Carrara e ho pensato che fossi arrivato a destinazione. Le donne devono essere libere dagli stereotipi borghesi di destra e di centro sinistra che la vogliono sempre colpevole,  sempre sugli attenti del proprio uomo,  e passiva nelle decisioni vere. Ho grande considerazione delle donne tanto che come dicevo, nel  mio nuovo film la protagonista è tutt'altro che colpevole, semmai vittima dell’idiozia maschile piccolo borghese della provincia italiana. 

Se dovessi scegliere di fare un film d'azione americano, chi vorresti avere come nel cast e perché?

Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, Michael Shannon, Meryl Streep, perché sono dei mostri di bravura, fuori concorso rispetto alla maggior parte degli attore e soprattutto Michelle Williams perché è la mia attrice preferita.

Di te? Cosa ci racconti?

Critico, nei miei confronti. Mi spaventa il fatto che se continuo cosi prima o poi potrei impazzire. Non posso fare a meno di amare e cercare di raccontare i disperati. La cosa più difficile per arrivare al pubblico è tenersi umile e allo stesso livello dello spettatore senza presunzioni intellettualoidi ma raccontare una storia che assomigli emozionalmente alla realtà. Nella vita rifarei una figlia, adorabile come la mia. La farei altre 1000 volte. Non rifarei mai piu il liceo scientifico. Odio la matematica. Ancora oggi non so fare un equazione di rimo grado!


E per finire, prima di ringraziarti ancora per la disponibilità, la domanda di rito. Futuro: progetti di lavoro. Idee in corso?

Un film melo’ in una cornice poliziesca che girero’ a Napoli a fine 2013 prodotto da Figli del Bronx e Minerva pictures. Mi accontento di fare film che appaghino le aspettative che ho nei confronti di me stesso. I premi se arrivano bene, senno’ li vince un altro, che magari ha fatto un film più brutto del mio. Purtroppo sono cose che capitano!


Non ci resta che aspettare l'uscita a breve di L'innocenza di Clara, al cinema da dicembre.

Clara Bartoletti