venerdì 21 dicembre 2012

Vinicio Capossela al KOKO di Londra.



Vinicio Capossela sara' al KOKO Club di Londra il 12 Aprile 2013 con il suo nuovo album Rebetiko Gymnastas, scritto interamente in rebetiko un genere della musica greca. In Grecia e' considerato come  il tango per gli argentini, il blues per gli americani e il fado per i portoghesi.
L'album Rebetiko Gymnastas è tra i finalisti del Premio Tenco 2012 nella categoria "Album dell'anno".

Le porte apriranno alle 7.00 pm, il concerto avra' inizio alle 7.45 pm.

Prenotando il biglietto entro il 31 Dicembre 2012 il costo sara' di £20.00 anziche' £24.00, inoltre si avra' la possibilita' di vincere un pass per il backstage!

Evento organizzato da TIJevents


Prossimi eventi a Londra:




Vinicio Capossela will be at KOKO Club in London 12 April 2013 with his new album Rebetiko Gymnastas, written entirely in rebetiko a genre of Greek music. In Greece the rebetiko is like tango in Argentine, blues for Americans and fado for the Portuguese .
The album Rebetiko Gymnastas is among the finalists of the Tenco Award 2012 in the category "Album of the Year."

Doors open 7.00pm - Show Time 7.45pm.

Book your ticket before 31st December 2012 and pay £20.00 instead of £24.00 and take the chance to win a backstage pass!!

Organized by TIJevents


Next events in London:




Cristina Richiardi


giovedì 13 dicembre 2012

Adelmo Togliani: oscillo fra passato e futuro, mai "qui" nè "ora".

Oggi la redazione di Break Up Press news ha incontrato Adelmo Togliani, un bravo e simpatico attore di fiction e cinema, che gentilmente si è prestato a rispondere ad alcune domande. Il risultato è un'intervista piacevole, frizzante, che dà modo di conoscerlo meglio, e di apprezzarne non solo il talento, quanto il lato umano. Adelmo sarà presto in TV nel ruolo di Edgardo, cugino della protagonista interpretata da Micaela Ramazzotti in Un matrimonio di Pupi Avati, e nel Pesce Pettine di Maria Pia Cerulo, insieme ad Amanda Sandrelli, nel ruolo di Giuseppe, direttore d’orchestra, che vive una storia d’amore speciale con lei, Elga.

Quando hai capito che il mondo dello spettacolo era quello che volevi fare?
L’ho scoperto man mano che mi ci avvicinavo. Al cosiddetto fuoco sacro non credo poi tanto. Alla passione sì. Da piccolo mi dilettavo con delle marionette che facevo muovere dietro la poltrona di camera mia. A tutte facevo impugnare dei matitoni di cera, ed erano: “Mazzete!!!”. Uno show, un solo spettatore: mia madre. Una scatola fuori dalla porta a mo’ di biglietteria. Prezzo di entrata: 100 lire. La domenica invece la dedicavo alla radio: facevo finta di registrare una trasmissione, ma per me era talmente importante la presenza del pubblico che m’inventavo di tutto per dare corpo agli applausi. Battevo su qualsiasi cosa...
La verità?
Per quanto folle è l’assoluta verità. Col tempo però ho gradito passare dietro le quinte. Per una profondità di vedute che può essere colmata solo in questo modo. Non mi piace l’introspezione, punto di partenza di un lavoro specifico che ogni attore dovrebbe fare. Ma penso di aver imparato a conoscermi abbastanza grazie allo studio, alla ricerca fatta su me stesso, al mestiere e credo anche di non sopportarmi, perciò preferisco curiosare nei mondi altrui.

E’ stata una scelta quasi dovuta al fatto che sei un figlio d’arte, o questo esula dalle tue aspirazioni? (Ricordiamo che Adelmo è figlio di Achille Togliani, il famoso cantante degli anni 60).
Una scelta naturale. Sono cresciuto con una leggenda, ma ho passato la vita a dimostrare di non essere semplicemente il figlio di cotanto padre. Durante un incontro con Leone Pompucci, il regista de “Il sogno del maratoneta”, ho ricevuto il più bel complimento che un regista mi potesse fare: “Tu sei più grande del cognome che porti”, mi disse. Leone sa che ho grande stima di lui, ma spesso desiderare di lavorare con un bravo regista e mettercela tutta in un provino non basta a ‘prendere il ruolo’. A settembre ho girato Leone nel basilico, con Ida di Benedetto (che ne è anche la produttrice), regia Leone Pompucci.

                                        (Adelmo dal set di Un matrimonio di Pupi Avati)

Cinema, fiction, teatro, regia, pubblicità, sceneggiature: dove ti senti più a tuo agio, dove sai che puoi esprimerti al meglio. Quale ti dà maggiori soddisfazioni e perché. Può essere considerata una vocazione, più che una professione?
Sicuramente la nostra è una professione da vivere con passione. Per il resto, sto pensando di ridimensionarla sempre più, e quindi non parlerei semplicemente di attore, regista o sceneggiatore…inventare nuovi mondi, come i concept designer dei videogiochi, ecco cosa mi piace fare adesso. Pensare costumi, scenografie, linguaggi…In parte ci sto riuscendo con Vita da Avatar, una serie tv creata da me ed Elena Tommasini. Cosa succede ai personaggi dei videogiochi quando la console si spegne? I nostri avatar vivono di vita propria e popolano Gameland, un mondo parallelo al nostro, fatto di codici e leggi. Gli abitanti hanno un proprio slang, si dividono in due fazioni i 2bit, e i Deluxe. E ci spiano. Capito cosa voglio fare nella vita?

I tuoi personaggi come sono? Personaggi negativi, positivi, o problematici?
Il più strambo possibile. Assassini, violenti, psicopatici, pazzi, autistici, vittime, suicidi, intrappolati teneramente nelle vicende umane. Io ho fortuna con quelli problematici. Vessati da ogni tipo di accadimento, sia naturale, vedi personaggi antagonisti che mi si scagliano addosso, che soprannaturale…lascio a voi immaginare. Mi piacerebbe però fare un vero cattivo che poi si redime.

Come ti prepari mentalmente ad affrontare il palcoscenico e/o la macchina da presa?
Leggo e vedo tutti i film sull’argomento, ma soprattutto quelli diretti dal regista con cui sto per lavorare. E questo vale anche per gli incontri. Individuo pochi dettagli che nessuno ha ancora rintracciato e lavoro su quelli. Una volta sul set mi piace legare con tutti indistintamente, devo ricreare un ambiente accogliente intorno a me. Cerco di dosare le energie, la concentrazione è importante ma non deve appesantire troppo. Mi dico sempre che la recitazione è tensione senza intenzione.



                   (Adelmo sul set di Casanova con Charlie Cox, Ben Moor e Natalie Dormer)

Caratteristiche diverse, un solo obiettivo, emozionare o far sorridere? Entrambe le cose? Far riflettere, magari?
Un attore, è il burattino. L’anello più importante ma anche quello meno considerato della catena. E’ l’unico che non può decidere come vestire, quando farsi la barba, andare al bagno, da quale luce essere illuminato, quando andare in vacanza, se abbronzarsi o no, come muoversi e, per finire, cosa dire!!! Per questo gli attori sono tutti un po’ matti! Vivono in un paradosso continuo! Vedi, anche io adesso parlo in terza persona! Dovrei dire ‘siamo pazzi’! Siamo!
Ma l’attore deve far ridere, piangere, riflettere, l’importante è che susciti tutto ciò in modo sincero.

Roma o all’estero: dove ti senti a casa davvero? Lavorare fuori casa gratifica solo o comporta anche lo sforzo di adeguarsi a metodologie di lavoro diverse da quelle nostrali?
Ovunque. Gli artisti sono cittadini del mondo o, come diceva mio padre, degli zingari di lusso.
Ma adoro Roma, la mia città, e ogni volta che torno da un viaggio in treno prendo il mio trolley e torno a casa…a piedi. Vi assicuro che non è per niente vicino a dove abito. Lo trovo un modo per riprendere possesso della mia città. Mia madre è romagnola, mio padre era mantovano, ho una sensibilità meridionale e il cervello pragmatico di un nordico. Ma Roma è la mia casa.
Un professionista è un professionista ovunque. A parer mio, mettersi in ascolto è il metodo migliore. Il nostro è un lavoro fatto di compromessi e non parlo di quelli illeciti, ma di mediazione, tra ciò che vuoi esprimere e cosa invece si aspettano gli altri da te.


Un/a partner con cui hai lavorato con cui hai stabilito un bel feeling: ce ne vuoi parlare?
Heath Ledger sul set di Casanova, per la regia del premio Oscar Lasse Hallstrom. Due mesi e mezzo indimenticabili a Venezia. Una lavorazione piacevolissima dovuta in gran parte al rapporto che si era instaurato tra noi attori. Da Jeremy Irons a Sienna Miller, Oliver Platt, Omid Djialili e non ultimo Heath, siamo stati una squadra fantastica. Spesso insieme a cena e a pranzo, o alle prese, durante le pause di set con un gioco di dadi chiamato Perudo, molto divertente. Heath era come il cugino grande che ricordi da adolescente, che ti osserva e monitora ogni tuo gesto, ogni tua parola. L’ho sentito protettivo con me, ma anche di poche parole, riservato. Di sicuro un grandissimo professionista e attore straordinario. Ricordo una voce calda e impostata benissimo per il ruolo del seduttore veneziano. Tra le artiste donne citerei invece Micaela Ramazzotti, che stimo molto e con la quale abbiamo una sorpresa in serbo per il prossimo anno, ma non diciamo nulla…

                                      (Adelmo e Amanda Sandrelli sul set di "Il Pesce Pettine)

Con chi vorresti girare un film, che ti incuriosisce ma che non conosci personalmente? Ci sono personaggi che vorresti interpretare o dirigere sul set o in teatro, se ti capitasse di lavorare per il cinema americano che proposta vorresti ti fosse fatta?
Un’attrice su tutte: Susan Sarandon. In pochi sanno che ha origini italiane. Ho visto tutti i suoi film, candidata all’Oscar per 5 pellicole tutte diverse tra loro e con una statuetta all’attivo per la sua interpretazione in Dead Man Walkin. La trovo affascinante e raffinata, due doti che apprezzo anche sul piano umano. 
Il teatro invece è sempre troppo violento per me, per anni l’ho allontanato. Generava in me una scarica adrenalinica che non riuscivo a gestire psicologicamente, anche se lo ritengo un’esperienza unica. Beh dall’America vorrei mi fosse proposto un film di guerra, benché io sia un convinto pacifista trovo che la sua messa in scena racchiuda tutto, e sia lo spettacolo più drammatico e più intenso che ci sia. Forse per il particolare rapporto che ho instaurato sin da giovane con la morte. Da attore poi sarebbe straordinario.

Hai mai pensato di fare un film sulla vita di tuo padre?
Avrei voluto dirigerlo in un recital canoro sui suoi successi, purtroppo non ho fatto in tempo. Ora con Neraonda stiamo preparando un documentario su papà. Sarà incentrato sulla sua passione per il cinema. Era un vero cinefilo, con oltre 9.000 titoli in vhs. Collezionava inoltre libri sul cinema e catalogava tutto questo in schede scritte a macchina e faldoni. Abbiamo la casa invasa da ogni tipo di documento, anche quelli riguardanti il corso di recitazione che frequentò nel 1940 al Centro Sperimentale di Cinematografia insieme a Germi, De Santis, Antonioni.

Il web, la comunicazione virtuale, i social network: quanto è importante saper interagire con un pubblico che una volta era nascosto, e che adesso si mostra palese nella vita reale di un personaggio pubblico?
Io credo che la gente non sia stupida e che il web sia un metro come un altro per misurare chi sei e cosa hai fatto. Il web è né più, né meno trasparente di qualunque altro mezzo di comunicazione.
Il vantaggio è che può raggiungere veramente tutti al di fuori dei nostri confini e unirci ancora di più riducendo le distanze che ci separano gli uni dagli altri.

(ancora sul set con Amanda Sandrelli)

Nella vita sei un appassionato, si nota dall’energia positiva con cui ti esprimi, e dall’intento di aggregazione che hai con gli altri. Ma nella vita sei una persona che pensa al futuro, o che si culla nel passato, un romantico sognatore, o un realista ottimista? Meglio essere sinceri e aperti verso la comunicazione, o dosare bene la riservatezza?
Il mio più grande cruccio è di non saper vivere il presente, quindi oscillo tra passato e futuro. Sono sempre proiettato avanti o indietro, mai nel ‘qui’ e ‘ora’.
Sogno tanto a occhi aperti e mi prefiggo degli obiettivi impossibili, finora ho realizzato sempre quello che avevo in mente. Non dobbiamo porci limiti, mai. Però sui sogni non bisogna essere sinceri con gli altri, è più importante che si realizzino lontani da occhi indiscreti o che si apprenda solo dopo…c’è tanta invidia!!! Ehehe…

Come vedi il futuro del mondo dello spettacolo? Meglio girare all’estero, o mantenere budget ragionevoli ma made in italy? 
L’estero va bene per le visite guidate o in solitaria; si dice tanto ‘la globalizzazione’, ma se un artista italiano va fuori non ha vita facile comunque. E lo dico con cognizione di causa. Aggiungiamo che a forza di dire che le cose vanno male, la gente scappa; io mi soffermerei di più a perseguire i colpevoli di questa crisi e su chi dice queste cose. La situazione è critica, ma a me sembra che sia un sistema per spremere ancora di più questo Paese, per giustificare tutta una serie di manovre atte a toglierci ancora di più, quasi tutto. La crisi ha però anche dei vantaggi, sta rimettendo tutti sul nastro di partenza. Con la differenza che non c’è l’handicap. Partono proprio tutti dal VIA. E presto si capirà dove risiede la vera qualità, dando a chi vale di più la possibilità di imporsi definitivamente. La mia generazione ha aspettato troppo tempo per avere anche solo delle chance…è ora che si riparta ad armi pari. Quindi ben vengano i low budget, i veri creativi non desiderano altro che dimostrare quanto valgono, su un terreno uguale per tutti!

Hobby: nel tempo libero, ti diletti in qualcosa, sport? Interessi? Vita privata: sei innamorato? Essere innamorati migliora l’ispirazione, o meglio essere single per lavorare al meglio?
Sono un retrogamer…mi appassionano i videogiochi anni ’80. Il Commodore64 su tutti. Amo seguire tutti gli sport, da qualche anno però sempre meno il calcio: mi amareggiano gli scandali e il business a riguardo. Così ho finito per apprezzare il cricket, che in quanto a ‘spirito del gioco’ dà una pista al calcio. Nessuno finge o si permette di contestare una scelta arbitrale nel rispetto appunto, dello ‘spirito del gioco’, su cui tutto si fonda.....Certo che sono innamorato! Come potrei rispondere alle tue domande alle due di notte, se non lo fossi?! Dove troverei l’ispirazione!? Me lo dici tu?


                                            (Adelmo dirige Katia Ricciarelli in Wilma)

Novità: adesso hai due nuovi lavori in cui ti vedremo presto, in Un matrimonio di Pupi Avati e Il pesce pettine. Ce ne vuoi parlare? Spiegami di cosa si tratta. Hai aneddoti divertenti o un particolare fatto di cui vuoi renderci partecipi? Come è stato lavorare con il maestro Pupi Avati, come hai interagito con Amanda Sandrelli?
Il Pesce Pettine con Amanda Sandrelli per la regia di Maria Pia Cerulo è un film indipendente prodotto da una giovane imprenditrice cilentana Elena De Santis. Un’operazione molto bella e sincera, come piace a me. Sono amico di Amanda da 15 anni e non ci era mai capitato di condividere un set pur avendolo desiderato per tanto tempo. Io che vivo del ricordo di innamoramenti adolescenziali ho amato il ritorno di questa ‘Elsa’, la protagonista del film, che torna come dal passato per recuperare, in età adulta, il rapporto col direttore d’orchestra Giuseppe d’Andrea, da me interpretato, e mai risolto. Una storia d’amore…
Con Pupi Avati invece ci vorrebbe un intero dossier. Un vero Maestro. Non si può sbagliare con lui. Ho avuto sempre soggezione. Fino alla fine. Persino al doppiaggio! Mi ritengo molto fortunato, soprattutto per avergli proposto un accento romagnolo che senza il minimo tentennamento mi ha accordato sin dall’inizio. Per il primo periodo però mi ha fatto tagliare i capelli due volte. Sempre più corti :“Così no…è troppo poco sfigato”. E giù di forbice…

Progetti futuri, e il sogno nel cassetto. Quali?
Il mio sogno nel cassetto varia di continuo. Innanzitutto faccio una premessa: amare, tanto per citare il grande cinema, Derek Jarman o Nicholas Ray, di cui ho letto peraltro tutti gli scritti, e i documentaristi in genere, non significa che non conosca o apprezzi la cultura pop, per cui, il mio sogno è…lavorare con David Guetta. E lo dico con l’entusiasmo di un quindicenne. Girare un documentario in tour in stile Almost famous o avere un suo pezzo come colonna sonora di un mio lavoro sarebbe il massimo. Magari un’opera teatrale interamente musicata, ritroverei anche lo stimolo per tornare sul palcoscenico.

                                          (con Health Ledger e Oliver Platt in Casanova)

Se vuoi farti una domanda, alla Marzullo, e poi ti rispondi?
Invitami!…ooops ‘alla Marzullo’, non ‘a Marzullo’…
Puoi farmi fare una domanda da David Letterman?


Cogliamo quindi l'occasione per chiedere al signor Marzullo di invitare Adelmo nella sua trasmissione, siamo convinte che sarebbe un'occasione unica di divertimento ma anche di ottima televisione. Ringraziamo ancora Adelmo di essere stato con noi, e gli auguriamo in bocca al lupo per la sua poliedrica carriera, e aspettiamo con vivo interesse di vederlo presto in televisione con Un matrimonio, e al cinema con Il Pesce Pettine. Per quando riguarda David Letterman beh... faremo il possibile!!!

Clara Bartoletti



lunedì 10 dicembre 2012

Marco Iannitello: assomiglio a Sampei, non trovate?


Oggi Break Up Press News ha intervistato Marco Iannitello, un giovane attore che molto carinamente ha risposto alle nostre domande.

Gli abbiamo chiesto di parlarci di lui, di come sia diventato attore e delle sue aspirazioni, dei suoi progetti. Ecco cosa ci ha raccontato.


Come sei diventato attore? Quale percorso hai seguito?Dal palcoscenico ai set televisivi e cinematografici, cosa c'è di diverso tra le due cose, cosa ti affascina di più e perché.

M.I.: Sin da bambino coltivo la passione del teatro ed inizio la mia attività di attore a 15anni quando entro a far parte di una compagnia teatrale di Arezzo, la mia città. Poi nel 2004 mi trasferisco a Roma ed entro nell'Accademia di Cinema e Televisione diretta da Lino Capolicchio, frequentando allo stesso tempo diversi Stage. Sia il teatro che il cinema tentano di rappresentare la realtà. Le differenze? Su un palcoscenico se non va bene alla prima non è possibile riprovare, mentre quando si è su un set cinematografico le prove si possono fare più e più volte fino a quando non si raggiunge la "perfezione". Quindi quando sono su un palcoscenico ho molta più tensione di quando mi trovo invece su un set cinematografico. Tra le due cose mi affascina molto di più il set cinematografico ,mi sento più me stesso e penso di poter regalare più emozioni ,tante quante ne provo io quando recito.

(Marco sul set di "666" dell'Ispettore Coliandro)

Quale ruolo ti permette di esprimerti al meglio, il buono o il cattivo? C'è un ruolo particolare che ancora non hai affrontato e che vorresti interpretare? Come ti prepari per affrontare la parte che ti hanno assegnato? Sei legato particolarmente ad un personaggio?

M.I.: Penso che il ruolo che mi permette di esprimermi al meglio sia il "cattivo" ed il ruolo che ancora non ho affrontato ma che vorrei tanto interpretare è quello del ragazzo con problemi celebrali(ritardato), non è un ruolo semplice ma penso che riuscirei molto bene nell'impresa. Mi preparo studiando tantissimo, la ripeto e la ripeto mille volte.Fortunatamente penso di avere una buona memoria quindi mi ricordo quasi tutto molto in fretta.Forse proprio perché amo questo lavoro mi riesce così bene studiare tutto quello che mi propongono.Il personaggio a cui sono più legato è Nik in Coliandro, un ragazzo black metal, con capelli lunghi ed uno stile molto metal! Un ruolo davvero particolare e non tanto facile da interpretare.Un aneddoto carino che ricordo con un sorrido è stato che finché avevo la parrucca mi salutavano tutti sul set mentre nei momenti in cui arrivavo o me ne andavo dal set nessuno mi riconosceva!Questo mi ha fatto sorridere!
               (con Marco Rulli, in Diciotto anni il mondo ai miei piedi di Elisabetta Rocchetti)

Nel film "Diciotto anni, il mondo ai miei piedi!, che ti ha premiato come migliore attore non protagonista, chi sei? Cosa hai voluto trasmettere al tuo pubblico? Elisabetta Rocchetti, una donna alla regia, un fatto raro nel cinema italiano. Come ti sei trovato a seguire le sue direttive, che differenza trovi a dover interpretare ruoli diretti da registi uomini e lei? Cosa può dare di più una donna rispetto alla visione maschile della regia?

M.I:Sono un ragazzo semplice, senza troppe pretese, migliore amico di un ragazzo un pò complessato con le donne,"cresciuto troppo in fretta" che riesco ad aiutare nel corso del film fino a farlo diventare il ragazzo spensierato che in realtà doveva essere. Il mio scopo è stato quello di far capire che stando vicino ad una persona, non lasciarla mai sola, non abbandonarla nel momento di più bisogno la si può aiutare davvero! Con Elisabetta mi sono trovato molto bene, che con la sua lunga carriera mi ha aiutato con piccoli spunti ad interpretare al meglio il mio ruolo. Non trovo nessuna differenza tra ruoli che interpreto diretti da registi uomini o donne. Tutti sono in grado di aiutarti ed instradarti con la direttiva migliore.
Quali sono le tue letture preferite? I tuoi film ? C'è un personaggio dei libri o dei fumetti che vorresti interpretare? C'è un attore o attrice con cui ti sei trovato bene sul set, e con cui vorresti nuovamente recitare? 

M.I.:Amo leggere libri Thriller, mi piace immaginare e tentare di scoprire l'enigmatico finale prima di finire completamente un libro. I miei film preferiti? Mi piace la trilogia del "Padrino", la trilogia di "Ritorno al futuro".. e se decidessero di fare il sequel...mi proporrei!! Dei cartoni animati mi piacerebbe tantissimo interpretare il ruolo di Sampei,forse perché mi piace tantissimo pescare e poi..un pò ci assomiglio no? Mi sono trovato benissimo con tutti gli attori ed attici con cui ho lavorato! Mi piacerebbe tantissimo lavorare con Elio Germano, penso che sia un attore fantastico.

Squadra antimafia è una fiction molto seguita, che personaggio hai interpretato,come ti sei trovato con i "colleghi" sul set.
M.I.: In Squadra Antimafia interpreto il ruolo di un "tipo" losco che ha a che fare con la scomparsa di un bambino...ma sarò proprio io alla fine a dare delle dritte a Calcaterra (Marco Bocci) per ritrovarlo.La puntata sarà la prima della prossima serie. Mi sono trovato benissimo con tutti gli attori! Non immagini le risate che ci siamo fatti io e Marco Bocci.Esperienza fantastica!

E ora qualche cosa di personale: nella vita di tutti i giorni come sei? I tuoi hobby, le tue aspirazioni, le tue paure.Come vedi il tuo futuro professionale e personale. In cosa consiste essere un giovane attore di talento nel cinema italiano, in questo momento delicato di crisi e di difficoltà economiche? Cosa ti aspetti dal futuro del cinema italiano e in generale del mondo dello spettacolo?

M.I.: Nella vita di tutti i giorni sono un ragazzo tranquillo e sfrontato,per niente timido! Amo uscire con i miei amici e con la mia ragazza della quale sono innamorato da ben 4 anni. Sono molto generoso,se posso do tutto me stesso a tutte le persone che se lo meritano.Il mio futuro lo vedo affianco alla persona che oggi amo e ricco di televisione e cinema.Almeno lo spero!Non è facile essere un attore oggi, in questo momento di crisi,o meglio non è facile se non si è conosciuti perché si punta alle persone già conosciute e si tende poco a scoprire i nuovi talenti. Mi aspetto di lavorare di più e far vedere davvero quello che so fare, se me lo permettessero sarei il primo ad impegnarmi al massimo a fare quello che amo.
(alla presentazione dell'horror "La casa nel vento dei morti")

Progetti futuri: qualcosa bolle in pentola? Se dovessi essere chiamato per un film all'estero, cosa ti piacerebbe fare?

M.I.: Per ora faccio dei provini e giro per i Festival con il film "La Casa nel Vento dei Morti". E se mi chiamassero per un film all'estero mi piacerebbe fare "Ritorno al Futuro 4 " !!


E finiamo questa bella intervista con la sua citazione preferita: "Sii sempre come il mare che, infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci" (Jim Morrison).


A Marco, il nostro in bocca al lupo, e grazie di essere stato con noi.

Clara Bartoletti



giovedì 6 dicembre 2012

L'innocenza di Clara finalmente al cinema

(la locandina del film L'innocenza di Clara di Toni D'Angelo)


Uscirà nelle sale il 13 dicembre 2012, distribuito da Istituto Luce Cinecittà, “L’innocenza di Clara” di Toni D’Angelo, con protagonisti Chiara Conti, Alberto Gimignani e Luca Lionello. 
Il film verrà presentato in Concorso l’11 dicembre al Courmayeur Noir in Festival.

Trama
Ispirato ad una storia vera, “L’innocenza di Clara” è ambientato tra le cave di marmo di Carrara e i boschi della Lunigiana, dove si incontrano i destini di due uomini, Maurizio (Alberto Gimignani) e Giovanni (Luca Lionello), e dell’affascinante Clara (Chiara Conti).
Quando la donna giunge nella sua nuova casa, nel borgo di pietra incastonato tra i marmi, scatena strani movimenti nella percezione, nell’esistenza e nel destino di tutta la comunità.
Un noir, un triangolo “rosso” di sensualità ed emozioni, scandito dai tempi sospesi di una cittadina formale e perbene. Questo il trailer del film.




Il nostro blog aveva già intervistato il regista, Toni D'Angelo qualche giorno fa. Potete leggerla al seguente link

martedì 4 dicembre 2012

Stefano Simone: il regista è il mestiere più bello del mondo.



Oggi Break Up Press News ha intervistato per Voi Stefano Simone, giovane regista di film horror pugliese, che ha al suo attivo diversi corti e due lungometraggi di successo.


Come è nata la tua passione per la regia? Che tipo di studi hai fatto?
Ho sempre avuto la passione per il Cinema sin da quando ero bambino, in particolar modo per la regia. Così, alla tenera età di 13 anni, ho iniziato a girare corti con i miei amici e man mano ho coltivato sempre più questa (folle) passione, finché nel 2006 mi sono trasferito a Torino per studiare Cinema all'Istituto "Fellini", dove ho conseguito il diploma come "Operatore della Comunicazione Visiva".

Hai al tuo attivo diversi "corti". Quale di questi ti ha dato maggiori soddisfazioni ed emozioni, e perché.
Quello a cui mi sento più attaccato è LO STORPIO, girato nel 2007; credo sia il miglior corto che abbia mai girato, oltre ad essere il primo film in assoluto in cui s'intravede effettivamente la mia vera personalità registica. In termini di visibilità, sicuramente CAPPUCCETTO ROSSO è stata la miglior vetrina.

A cosa ti ispiri per le tue storie, sono idee tue, o ci sono collaboratori che ti suggeriscono temi e situazioni?
Non ho un modus operandi standard: a volte traggo ispirazione da racconti; altre sono idee originali. Dipende dalle circostanze...

Che tipo di personaggi ami di più? La vittima, il cattivo, il border line, lo psicotico?
Mi piace molto più tratteggiare personaggi negativi, come del resto ho quasi sempre fatto: trovo sia molto più stimolante raccontare una storia con gli occhi di un "cattivo" che con quelli di un personaggio con cui è facilissimo empatizzare da subito.

Quali sono le tue letture e film e registi preferiti? C'è un personaggio dei fumetti o narrativa che vorresti portare sullo schermo?
No, i fumetti non mi hanno mai attirato particolarmente per realizzare film, almeno per ora... Tra i miei autori preferiti: Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Stephen King, Agatha Christie; leggo molti racconti noir/pulp/hard boiled. Tra i miei registi preferiti: William Friedkin - che è anche l'autore che m'influenza di più -, Steven Spielberg, Jim Jarmusch, Ingmar Bergman, Wim Wenders, Alfred Hitchcock, John Carpenter, Susanne Bier, Ridley Scott. Direi anche Patrice Leconte, Michele Soavi, Kim Ki-Duk. Ed è meglio che mi fermo qui...  

                                                                                                                    
I tuoi lungometraggi hanno avuto un discreto successo di pubblico e critica. Unfacebook parla di una serie macabra di suicidi indotti da un sacerdote che si serve del social network per persuadere le persone a uccidersi. Cosa pensi veramente di FB, dei social network in generale, e dell'uso massiccio dei giovani?
Credo che FB, se usato con parsimonia, possa essere un grande veicolo di pubblicità e comunicazione. Dipende dall'uso che se ne fa, parafrasando la psicologa del mio film...



Una vita nel mistero, basata su una storia realmente accaduta, affronta temi "teologici". Cosa pensi dei cosi detti fenomeni paranormali che si verificano in strane situazioni reali, ci credi o ti interessano solo da un punto di vista creativo?
Non ho un'idea precisa su questo: tendenzialmente direi che ci credo. Nel film, comunque, mi sono limitato a documentare gli eventi in maniera del tutto imparziale, nel rispetto anche di quelli che non credono in certe cose.

Se ti proponessero di girare un film americano, con mezzi spettacolari e uso di effetti speciali, quali attori /attrici sceglieresti nel cast, e perchè.
Mi piacerebbe lavorare tanto con Daniel Auteuil, John Cusack e Adrien Brody.

Cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico? Chi sei nella realtà?
Mi piace mostrare molto il degrado interiore - in corrispondenza con quello ambientale - di personaggi emarginati/alienati e gli impulsi violenti dell'uomo, contestualizzandoli in un ambiente che il più delle volte è quello della provincia bigotta e mentalmente chiusa. Chi sono in realtà? Ditemelo voi...

Dal 15 dicembre sarai sul set di un nuovo film, vuoi parlarcene?
Si tratta di una black comedy di stampo teatrale; anche in questo caso, si parlerà del disagio umano e della (non)vita che i personaggi affrontano giorno per giorno e della repressione psicologica che li affligge. Tra i maggiori punti di riferimento c'è sicuramente l'ultimo lavoro di Friedkin, KILLER JOE - a mio avviso il miglior film uscito in sala nel 2012 -, anche se il plot è completamente diverso.

Quali sono i tuoi sogni e obiettivi per il futuro?
Continuare a fare film che possibilmente possano piacere al maggior numero di persone. Il mio obiettivo è fare ancora tanti film, se non diventerò famoso non importa, importante è che io possa seguire le mi inclinazioni e cercare di riuscire nel mio lavoro dando il meglio di me. 

Ringraziamo Stefano per la sua disponibilità, e speriamo presto di vedere presto la sua nuova black comedy.

Clara Bartoletti





lunedì 3 dicembre 2012

Un marito di troppo: Palazzo Cisterna a Torino è il set


Il set di Un marito di troppo, della trilogia Purché finisca Bene, della Pepito Produzioni, e diretto da Luca Ribuoli, si trova in questi giorni a Torino per le riprese. Oggi sono a Palazzo Cisterna, sede alla Provincia di Torino, in Via Maria Vittoria.

Da alcune indiscrezioni trovate sui social network sembra che Flavio Parenti interpreti la parte di un principe, e quindi ci chiediamo adesso, e la parte del giovane musicista squattrinato a chi è stata data?

Rimanete con noi per le news.

Clara Bartoletti




Giulia Michelini: da Squadra Antimafia all'Ingegnere



Continuano le riprese de ''La trilogia anni '70'', serie diretta da Graziano Diana prodotta da Albatross per Rai Fiction, composta da tre miniserie, ognuna di due puntate: tre ''atti'' per sei serate complessive, collegate tra loro, che affronteranno gli anni '70 in tre citta' diverse e tre momenti diversi: Milano dal 1969 al '72; Genova '74-'76; Torino '79-'81.
Dopo aver girato ''Il Giudice'', sono finite anche le riprese della seconda miniserie, dal titolo ''Il commissario'', con Emilio Solfrizzi, Luisa Ranieri, Emanuele Bosi, Paolo Calabresi, Thomas Trabacchi, Ninni Bruschetta e Stella Egitto.
Resta da girare l'ultima miniserie, ''L'Ingegnere'', da oggi sul set con protagonisti Alessio Boni, Giulia Michelini, Enzo De Caro, Paola Pitagora e Christiane Filangieri.

C.B.

L'isola, la fiction con gli effetti poco speciali

Come sempre quando c'e' una nuova fiction in programma guardo la prima puntata per non perdermi una possibile bella storia. E cosi eccomi qui a seguire la prima puntata della fiction RAI "L'isola" con Blanca Romero, Marco Foschi, Andrea Giordana, Irena Goloubeva, Simone Montedoro e Alexandra Dinu. Dopo i primi minuti pero' inizia la mia delusione, la scena prevede due delfini in una vasca di vetro, sono stati curati da Luca (Marco Foschi) e come regalo di nozze per la sua Tara (Blanca Romero) vengoni liberati sulla spiaggia. Peccato pero' che i delfini non sono reali, sono disegnati con il computer e anche la scena della loro liberazione e' stata maldestramente ricreata digitalmente, e non serve l'occhio di un esperto per capirlo, se ne e' accorto anche mio figlio di 9 anni. 
Ho dovuto insistere un po' perche' non si cambiasse canale, ho cercato di giustificare la scelta, a mio parere poco felice, spiegando che forse per non utilizzare dei delfini veri hanno preferito usare la tecnologia. 
E invece no, il peggio doveva ancora venire, le immagine da lontano della piattaforma in mezzo al mare su cui lavora Luca sembrano un cartone animato, a dir poco imbarazzanti, quando poi la piattaforma viene fatta esplodere si sfiora quasi il ridicolo, tutto creato al computer e neanche tanto bene. A questo punto mi sono imposta di guardare tutta la puntata, sara' probabilmente l'unica che guardero non penso proprio di poter reggere altri episodi, e la poca cura dei dettagli per non parlare della scarsa attenzione per i dialoghi mi hanno definitivamente convinto. Forse si pensa che lo spettatore non si accorge che, per fare un esempio, la scatola nera dell'aereo precipitato, che dovrebbe essere arancione con delle bande catarifrangenti, e' invece nera con delle bande gialle. Basta fare una breve ricerca su google per sapere che si chiama "nera" ma nera non e'. Come se non bastasse in una scena in cui la scatola e' al centro dell'attenzione, cambia colore tra un'inquadratura e l'altra, prima tutta nera con le bande gialle, poi con un lato arancione scuro senza bande, e di nuovo tutta nera con le bande!!!! Un po' di attenzione in piu' non guasterebbe.
Il resto per me e' di poco interesse, la storia non e' nuova, non mi lascia quella curiosita' che mi fa desiderare di vedere le prossime puntate.



Cristina Richiardi