giovedì 13 dicembre 2012

Adelmo Togliani: oscillo fra passato e futuro, mai "qui" nè "ora".



Oggi la redazione di Break Up Press news ha incontrato Adelmo Togliani, un bravo e simpatico attore di fiction e cinema, che gentilmente si è prestato a rispondere ad alcune domande. Il risultato è un'intervista piacevole, frizzante, che dà modo di conoscerlo meglio, e di apprezzarne non solo il talento, quanto il lato umano. Adelmo sarà presto in TV nel ruolo di Edgardo, cugino della protagonista interpretata da Micaela Ramazzotti in Un matrimonio di Pupi Avati, e nel Pesce Pettine di Maria Pia Cerulo, insieme ad Amanda Sandrelli, nel ruolo di Giuseppe, direttore d’orchestra, che vive una storia d’amore speciale con lei, Elga.

Quando hai capito che il mondo dello spettacolo era quello che volevi fare?
L’ho scoperto man mano che mi ci avvicinavo. Al cosiddetto fuoco sacro non credo poi tanto. Alla passione sì. Da piccolo mi dilettavo con delle marionette che facevo muovere dietro la poltrona di camera mia. A tutte facevo impugnare dei matitoni di cera, ed erano: “Mazzete!!!”. Uno show, un solo spettatore: mia madre. Una scatola fuori dalla porta a mo’ di biglietteria. Prezzo di entrata: 100 lire. La domenica invece la dedicavo alla radio: facevo finta di registrare una trasmissione, ma per me era talmente importante la presenza del pubblico che m’inventavo di tutto per dare corpo agli applausi. Battevo su qualsiasi cosa...
La verità?
Per quanto folle è l’assoluta verità. Col tempo però ho gradito passare dietro le quinte. Per una profondità di vedute che può essere colmata solo in questo modo. Non mi piace l’introspezione, punto di partenza di un lavoro specifico che ogni attore dovrebbe fare. Ma penso di aver imparato a conoscermi abbastanza grazie allo studio, alla ricerca fatta su me stesso, al mestiere e credo anche di non sopportarmi, perciò preferisco curiosare nei mondi altrui.

E’ stata una scelta quasi dovuta al fatto che sei un figlio d’arte, o questo esula dalle tue aspirazioni? (Ricordiamo che Adelmo è figlio di Achille Togliani, il famoso cantante degli anni 60).
Una scelta naturale. Sono cresciuto con una leggenda, ma ho passato la vita a dimostrare di non essere semplicemente il figlio di cotanto padre. Durante un incontro con Leone Pompucci, il regista de “Il sogno del maratoneta”, ho ricevuto il più bel complimento che un regista mi potesse fare: “Tu sei più grande del cognome che porti”, mi disse. Leone sa che ho grande stima di lui, ma spesso desiderare di lavorare con un bravo regista e mettercela tutta in un provino non basta a ‘prendere il ruolo’. A settembre ho girato Leone nel basilico, con Ida di Benedetto (che ne è anche la produttrice), regia Leone Pompucci.

                                        (Adelmo dal set di Un matrimonio di Pupi Avati)

Cinema, fiction, teatro, regia, pubblicità, sceneggiature: dove ti senti più a tuo agio, dove sai che puoi esprimerti al meglio. Quale ti dà maggiori soddisfazioni e perché. Può essere considerata una vocazione, più che una professione?
Sicuramente la nostra è una professione da vivere con passione. Per il resto, sto pensando di ridimensionarla sempre più, e quindi non parlerei semplicemente di attore, regista o sceneggiatore…inventare nuovi mondi, come i concept designer dei videogiochi, ecco cosa mi piace fare adesso. Pensare costumi, scenografie, linguaggi…In parte ci sto riuscendo con Vita da Avatar, una serie tv creata da me ed Elena Tommasini. Cosa succede ai personaggi dei videogiochi quando la console si spegne? I nostri avatar vivono di vita propria e popolano Gameland, un mondo parallelo al nostro, fatto di codici e leggi. Gli abitanti hanno un proprio slang, si dividono in due fazioni i 2bit, e i Deluxe. E ci spiano. Capito cosa voglio fare nella vita?

I tuoi personaggi come sono? Personaggi negativi, positivi, o problematici?
Il più strambo possibile. Assassini, violenti, psicopatici, pazzi, autistici, vittime, suicidi, intrappolati teneramente nelle vicende umane. Io ho fortuna con quelli problematici. Vessati da ogni tipo di accadimento, sia naturale, vedi personaggi antagonisti che mi si scagliano addosso, che soprannaturale…lascio a voi immaginare. Mi piacerebbe però fare un vero cattivo che poi si redime.

Come ti prepari mentalmente ad affrontare il palcoscenico e/o la macchina da presa?
Leggo e vedo tutti i film sull’argomento, ma soprattutto quelli diretti dal regista con cui sto per lavorare. E questo vale anche per gli incontri. Individuo pochi dettagli che nessuno ha ancora rintracciato e lavoro su quelli. Una volta sul set mi piace legare con tutti indistintamente, devo ricreare un ambiente accogliente intorno a me. Cerco di dosare le energie, la concentrazione è importante ma non deve appesantire troppo. Mi dico sempre che la recitazione è tensione senza intenzione.



                   (Adelmo sul set di Casanova con Charlie Cox, Ben Moor e Natalie Dormer)

Caratteristiche diverse, un solo obiettivo, emozionare o far sorridere? Entrambe le cose? Far riflettere, magari?
Un attore, è il burattino. L’anello più importante ma anche quello meno considerato della catena. E’ l’unico che non può decidere come vestire, quando farsi la barba, andare al bagno, da quale luce essere illuminato, quando andare in vacanza, se abbronzarsi o no, come muoversi e, per finire, cosa dire!!! Per questo gli attori sono tutti un po’ matti! Vivono in un paradosso continuo! Vedi, anche io adesso parlo in terza persona! Dovrei dire ‘siamo pazzi’! Siamo!
Ma l’attore deve far ridere, piangere, riflettere, l’importante è che susciti tutto ciò in modo sincero.

Roma o all’estero: dove ti senti a casa davvero? Lavorare fuori casa gratifica solo o comporta anche lo sforzo di adeguarsi a metodologie di lavoro diverse da quelle nostrali?
Ovunque. Gli artisti sono cittadini del mondo o, come diceva mio padre, degli zingari di lusso.
Ma adoro Roma, la mia città, e ogni volta che torno da un viaggio in treno prendo il mio trolley e torno a casa…a piedi. Vi assicuro che non è per niente vicino a dove abito. Lo trovo un modo per riprendere possesso della mia città. Mia madre è romagnola, mio padre era mantovano, ho una sensibilità meridionale e il cervello pragmatico di un nordico. Ma Roma è la mia casa.
Un professionista è un professionista ovunque. A parer mio, mettersi in ascolto è il metodo migliore. Il nostro è un lavoro fatto di compromessi e non parlo di quelli illeciti, ma di mediazione, tra ciò che vuoi esprimere e cosa invece si aspettano gli altri da te.


Un/a partner con cui hai lavorato con cui hai stabilito un bel feeling: ce ne vuoi parlare?
Heath Ledger sul set di Casanova, per la regia del premio Oscar Lasse Hallstrom. Due mesi e mezzo indimenticabili a Venezia. Una lavorazione piacevolissima dovuta in gran parte al rapporto che si era instaurato tra noi attori. Da Jeremy Irons a Sienna Miller, Oliver Platt, Omid Djialili e non ultimo Heath, siamo stati una squadra fantastica. Spesso insieme a cena e a pranzo, o alle prese, durante le pause di set con un gioco di dadi chiamato Perudo, molto divertente. Heath era come il cugino grande che ricordi da adolescente, che ti osserva e monitora ogni tuo gesto, ogni tua parola. L’ho sentito protettivo con me, ma anche di poche parole, riservato. Di sicuro un grandissimo professionista e attore straordinario. Ricordo una voce calda e impostata benissimo per il ruolo del seduttore veneziano. Tra le artiste donne citerei invece Micaela Ramazzotti, che stimo molto e con la quale abbiamo una sorpresa in serbo per il prossimo anno, ma non diciamo nulla…

                                      (Adelmo e Amanda Sandrelli sul set di "Il Pesce Pettine)

Con chi vorresti girare un film, che ti incuriosisce ma che non conosci personalmente? Ci sono personaggi che vorresti interpretare o dirigere sul set o in teatro, se ti capitasse di lavorare per il cinema americano che proposta vorresti ti fosse fatta?
Un’attrice su tutte: Susan Sarandon. In pochi sanno che ha origini italiane. Ho visto tutti i suoi film, candidata all’Oscar per 5 pellicole tutte diverse tra loro e con una statuetta all’attivo per la sua interpretazione in Dead Man Walkin. La trovo affascinante e raffinata, due doti che apprezzo anche sul piano umano. 
Il teatro invece è sempre troppo violento per me, per anni l’ho allontanato. Generava in me una scarica adrenalinica che non riuscivo a gestire psicologicamente, anche se lo ritengo un’esperienza unica. Beh dall’America vorrei mi fosse proposto un film di guerra, benché io sia un convinto pacifista trovo che la sua messa in scena racchiuda tutto, e sia lo spettacolo più drammatico e più intenso che ci sia. Forse per il particolare rapporto che ho instaurato sin da giovane con la morte. Da attore poi sarebbe straordinario.

Hai mai pensato di fare un film sulla vita di tuo padre?
Avrei voluto dirigerlo in un recital canoro sui suoi successi, purtroppo non ho fatto in tempo. Ora con Neraonda stiamo preparando un documentario su papà. Sarà incentrato sulla sua passione per il cinema. Era un vero cinefilo, con oltre 9.000 titoli in vhs. Collezionava inoltre libri sul cinema e catalogava tutto questo in schede scritte a macchina e faldoni. Abbiamo la casa invasa da ogni tipo di documento, anche quelli riguardanti il corso di recitazione che frequentò nel 1940 al Centro Sperimentale di Cinematografia insieme a Germi, De Santis, Antonioni.

Il web, la comunicazione virtuale, i social network: quanto è importante saper interagire con un pubblico che una volta era nascosto, e che adesso si mostra palese nella vita reale di un personaggio pubblico?
Io credo che la gente non sia stupida e che il web sia un metro come un altro per misurare chi sei e cosa hai fatto. Il web è né più, né meno trasparente di qualunque altro mezzo di comunicazione.
Il vantaggio è che può raggiungere veramente tutti al di fuori dei nostri confini e unirci ancora di più riducendo le distanze che ci separano gli uni dagli altri.

(ancora sul set con Amanda Sandrelli)

Nella vita sei un appassionato, si nota dall’energia positiva con cui ti esprimi, e dall’intento di aggregazione che hai con gli altri. Ma nella vita sei una persona che pensa al futuro, o che si culla nel passato, un romantico sognatore, o un realista ottimista? Meglio essere sinceri e aperti verso la comunicazione, o dosare bene la riservatezza?
Il mio più grande cruccio è di non saper vivere il presente, quindi oscillo tra passato e futuro. Sono sempre proiettato avanti o indietro, mai nel ‘qui’ e ‘ora’.
Sogno tanto a occhi aperti e mi prefiggo degli obiettivi impossibili, finora ho realizzato sempre quello che avevo in mente. Non dobbiamo porci limiti, mai. Però sui sogni non bisogna essere sinceri con gli altri, è più importante che si realizzino lontani da occhi indiscreti o che si apprenda solo dopo…c’è tanta invidia!!! Ehehe…

Come vedi il futuro del mondo dello spettacolo? Meglio girare all’estero, o mantenere budget ragionevoli ma made in italy? 
L’estero va bene per le visite guidate o in solitaria; si dice tanto ‘la globalizzazione’, ma se un artista italiano va fuori non ha vita facile comunque. E lo dico con cognizione di causa. Aggiungiamo che a forza di dire che le cose vanno male, la gente scappa; io mi soffermerei di più a perseguire i colpevoli di questa crisi e su chi dice queste cose. La situazione è critica, ma a me sembra che sia un sistema per spremere ancora di più questo Paese, per giustificare tutta una serie di manovre atte a toglierci ancora di più, quasi tutto. La crisi ha però anche dei vantaggi, sta rimettendo tutti sul nastro di partenza. Con la differenza che non c’è l’handicap. Partono proprio tutti dal VIA. E presto si capirà dove risiede la vera qualità, dando a chi vale di più la possibilità di imporsi definitivamente. La mia generazione ha aspettato troppo tempo per avere anche solo delle chance…è ora che si riparta ad armi pari. Quindi ben vengano i low budget, i veri creativi non desiderano altro che dimostrare quanto valgono, su un terreno uguale per tutti!

Hobby: nel tempo libero, ti diletti in qualcosa, sport? Interessi? Vita privata: sei innamorato? Essere innamorati migliora l’ispirazione, o meglio essere single per lavorare al meglio?
Sono un retrogamer…mi appassionano i videogiochi anni ’80. Il Commodore64 su tutti. Amo seguire tutti gli sport, da qualche anno però sempre meno il calcio: mi amareggiano gli scandali e il business a riguardo. Così ho finito per apprezzare il cricket, che in quanto a ‘spirito del gioco’ dà una pista al calcio. Nessuno finge o si permette di contestare una scelta arbitrale nel rispetto appunto, dello ‘spirito del gioco’, su cui tutto si fonda.....Certo che sono innamorato! Come potrei rispondere alle tue domande alle due di notte, se non lo fossi?! Dove troverei l’ispirazione!? Me lo dici tu?


                                            (Adelmo dirige Katia Ricciarelli in Wilma)

Novità: adesso hai due nuovi lavori in cui ti vedremo presto, in Un matrimonio di Pupi Avati e Il pesce pettine. Ce ne vuoi parlare? Spiegami di cosa si tratta. Hai aneddoti divertenti o un particolare fatto di cui vuoi renderci partecipi? Come è stato lavorare con il maestro Pupi Avati, come hai interagito con Amanda Sandrelli?
Il Pesce Pettine con Amanda Sandrelli per la regia di Maria Pia Cerulo è un film indipendente prodotto da una giovane imprenditrice cilentana Elena De Santis. Un’operazione molto bella e sincera, come piace a me. Sono amico di Amanda da 15 anni e non ci era mai capitato di condividere un set pur avendolo desiderato per tanto tempo. Io che vivo del ricordo di innamoramenti adolescenziali ho amato il ritorno di questa ‘Elsa’, la protagonista del film, che torna come dal passato per recuperare, in età adulta, il rapporto col direttore d’orchestra Giuseppe d’Andrea, da me interpretato, e mai risolto. Una storia d’amore…
Con Pupi Avati invece ci vorrebbe un intero dossier. Un vero Maestro. Non si può sbagliare con lui. Ho avuto sempre soggezione. Fino alla fine. Persino al doppiaggio! Mi ritengo molto fortunato, soprattutto per avergli proposto un accento romagnolo che senza il minimo tentennamento mi ha accordato sin dall’inizio. Per il primo periodo però mi ha fatto tagliare i capelli due volte. Sempre più corti :“Così no…è troppo poco sfigato”. E giù di forbice…

Progetti futuri, e il sogno nel cassetto. Quali?
Il mio sogno nel cassetto varia di continuo. Innanzitutto faccio una premessa: amare, tanto per citare il grande cinema, Derek Jarman o Nicholas Ray, di cui ho letto peraltro tutti gli scritti, e i documentaristi in genere, non significa che non conosca o apprezzi la cultura pop, per cui, il mio sogno è…lavorare con David Guetta. E lo dico con l’entusiasmo di un quindicenne. Girare un documentario in tour in stile Almost famous o avere un suo pezzo come colonna sonora di un mio lavoro sarebbe il massimo. Magari un’opera teatrale interamente musicata, ritroverei anche lo stimolo per tornare sul palcoscenico.

                                          (con Health Ledger e Oliver Platt in Casanova)

Se vuoi farti una domanda, alla Marzullo, e poi ti rispondi?
Invitami!…ooops ‘alla Marzullo’, non ‘a Marzullo’…
Puoi farmi fare una domanda da David Letterman?


Cogliamo quindi l'occasione per chiedere al signor Marzullo di invitare Adelmo nella sua trasmissione, siamo convinte che sarebbe un'occasione unica di divertimento ma anche di ottima televisione. Ringraziamo ancora Adelmo di essere stato con noi, e gli auguriamo in bocca al lupo per la sua poliedrica carriera, e aspettiamo con vivo interesse di vederlo presto in televisione con Un matrimonio, e al cinema con Il Pesce Pettine. Per quando riguarda David Letterman beh... faremo il possibile!!!

Clara Bartoletti