martedì 4 dicembre 2012

Stefano Simone: il regista è il mestiere più bello del mondo.





Oggi Break Up Press News ha intervistato per Voi Stefano Simone, giovane regista di film horror pugliese, che ha al suo attivo diversi corti e due lungometraggi di successo.


Come è nata la tua passione per la regia? Che tipo di studi hai fatto?
Ho sempre avuto la passione per il Cinema sin da quando ero bambino, in particolar modo per la regia. Così, alla tenera età di 13 anni, ho iniziato a girare corti con i miei amici e man mano ho coltivato sempre più questa (folle) passione, finché nel 2006 mi sono trasferito a Torino per studiare Cinema all'Istituto "Fellini", dove ho conseguito il diploma come "Operatore della Comunicazione Visiva".

Hai al tuo attivo diversi "corti". Quale di questi ti ha dato maggiori soddisfazioni ed emozioni, e perché.
Quello a cui mi sento più attaccato è LO STORPIO, girato nel 2007; credo sia il miglior corto che abbia mai girato, oltre ad essere il primo film in assoluto in cui s'intravede effettivamente la mia vera personalità registica. In termini di visibilità, sicuramente CAPPUCCETTO ROSSO è stata la miglior vetrina.

A cosa ti ispiri per le tue storie, sono idee tue, o ci sono collaboratori che ti suggeriscono temi e situazioni?
Non ho un modus operandi standard: a volte traggo ispirazione da racconti; altre sono idee originali. Dipende dalle circostanze...

Che tipo di personaggi ami di più? La vittima, il cattivo, il border line, lo psicotico?
Mi piace molto più tratteggiare personaggi negativi, come del resto ho quasi sempre fatto: trovo sia molto più stimolante raccontare una storia con gli occhi di un "cattivo" che con quelli di un personaggio con cui è facilissimo empatizzare da subito.

Quali sono le tue letture e film e registi preferiti? C'è un personaggio dei fumetti o narrativa che vorresti portare sullo schermo?
No, i fumetti non mi hanno mai attirato particolarmente per realizzare film, almeno per ora... Tra i miei autori preferiti: Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Stephen King, Agatha Christie; leggo molti racconti noir/pulp/hard boiled. Tra i miei registi preferiti: William Friedkin - che è anche l'autore che m'influenza di più -, Steven Spielberg, Jim Jarmusch, Ingmar Bergman, Wim Wenders, Alfred Hitchcock, John Carpenter, Susanne Bier, Ridley Scott. Direi anche Patrice Leconte, Michele Soavi, Kim Ki-Duk. Ed è meglio che mi fermo qui...  

                                                                                                                    
I tuoi lungometraggi hanno avuto un discreto successo di pubblico e critica. Unfacebook parla di una serie macabra di suicidi indotti da un sacerdote che si serve del social network per persuadere le persone a uccidersi. Cosa pensi veramente di FB, dei social network in generale, e dell'uso massiccio dei giovani?
Credo che FB, se usato con parsimonia, possa essere un grande veicolo di pubblicità e comunicazione. Dipende dall'uso che se ne fa, parafrasando la psicologa del mio film...



Una vita nel mistero, basata su una storia realmente accaduta, affronta temi "teologici". Cosa pensi dei cosi detti fenomeni paranormali che si verificano in strane situazioni reali, ci credi o ti interessano solo da un punto di vista creativo?
Non ho un'idea precisa su questo: tendenzialmente direi che ci credo. Nel film, comunque, mi sono limitato a documentare gli eventi in maniera del tutto imparziale, nel rispetto anche di quelli che non credono in certe cose.

Se ti proponessero di girare un film americano, con mezzi spettacolari e uso di effetti speciali, quali attori /attrici sceglieresti nel cast, e perchè.
Mi piacerebbe lavorare tanto con Daniel Auteuil, John Cusack e Adrien Brody.

Cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico? Chi sei nella realtà?
Mi piace mostrare molto il degrado interiore - in corrispondenza con quello ambientale - di personaggi emarginati/alienati e gli impulsi violenti dell'uomo, contestualizzandoli in un ambiente che il più delle volte è quello della provincia bigotta e mentalmente chiusa. Chi sono in realtà? Ditemelo voi...

Dal 15 dicembre sarai sul set di un nuovo film, vuoi parlarcene?
Si tratta di una black comedy di stampo teatrale; anche in questo caso, si parlerà del disagio umano e della (non)vita che i personaggi affrontano giorno per giorno e della repressione psicologica che li affligge. Tra i maggiori punti di riferimento c'è sicuramente l'ultimo lavoro di Friedkin, KILLER JOE - a mio avviso il miglior film uscito in sala nel 2012 -, anche se il plot è completamente diverso.

Quali sono i tuoi sogni e obiettivi per il futuro?
Continuare a fare film che possibilmente possano piacere al maggior numero di persone. Il mio obiettivo è fare ancora tanti film, se non diventerò famoso non importa, importante è che io possa seguire le mi inclinazioni e cercare di riuscire nel mio lavoro dando il meglio di me. 

Ringraziamo Stefano per la sua disponibilità, e speriamo presto di vedere presto la sua nuova black comedy.

Clara Bartoletti