giovedì 28 novembre 2013

Paolo Genovese: alla regia di "Quando l'amore va in campagna".



                                                              Paolo Genovese 


Novità per il regista Paolo Genovese con due nuovi film uno per Pepito Produzioni e l'altra per Lotus Production. Il film prodotto dalla famiglia Saccà si intitolerà "Quando l'amore va in campagna", che ha richiesto l'assegnazione come contributo quale lungometraggio di Interesse Culturale.

Paolo Genovese è il regista di "Tutta colpa di Freud", che sarà nelle sale dal 23 di gennaio 2014, e lo sceneggiatore di "Un fantastico via vai" per Leonardo Pieraccioni" anche questo presto al cinema, dal prossimo 12 dicembre.

C.B.






mercoledì 27 novembre 2013

Francesco Zecca: laboratorio per attori. "C'era una volta Biancaneve".



Il bravo attore e regista Francesco Zecca apre il laboratorio per attori professionisti che si terrà dall' 11 al 15 dicembre, presso lo Spazio Mixò di Via Fivizzano 27 loc. Pigneto, a Roma.

Il tema sarà una riscrittura di Biancaneve, la celebre favola dei Fratelli Grimm, che è stata la protagonista di fumetti, film d'animazione di Walt Disney e considerata da sempre un'eroina romantica della nostra infanzia. 

Zecca è un ottimo regista di pièce teatrali, lo abbiamo visto in "Come tu mi vuoi" di Pirandello - che andrà in replica nei teatri dal 7 di gennaio al 6 marzo con protagonista Lucrezia Lante della Rovere, mentre in questa occasione Francesco condurrà gli attori in uno spazio vitale dove potranno esprimere le loro emozioni, mescolando il sapere e l'apprendimento, e scambiare idee, riflettere e dare luce alla propria spontaneità.

I C.V. vanno spediti entro l'8 di dicembre alla casella postale del regista all'indirizzo : zecca.f@gmail.com.

Francesco vi aspetta. 


Clara Bartoletti

martedì 26 novembre 2013

Lola D. con Lucia Ciardo scritto e diretto da Giancarlo Moretti


Teatro dell’Orologio
Sala Gassman
3 dicembre | 8 dicembre 2013
L’associazione culturale EXTRAVAGARTE
presenta
Lola D.
Scritto e diretto da Giancarlo Moretti
con
Lucia Ciardo

Trucco e consulente immagine: Stefania Tonini
Foto di scena: Francesco Marino

Sarà in scena al Teatro dell’Orologio (Sala Gassman) dal 3 all’8 dicembre 2013 lo spettacolo LOLA D., scritto e diretto da Giancarlo Moretti. Protagonista è Lucia Ciardo.
Dicembre, una donna si sta preparando per uscire mentre un uomo la aspetta al di là della porta della loro camera da letto. Come altre cento, mille volte ripete gesti quotidiani: si veste, si trucca, si osserva. Ma questa donna cela in sé il desiderio di uscire dall’anonimato della quotidianità, dal freddo ostile dell’inverno, alla ricerca di un sole che la riscaldi dentro.
Appare così il suo alter ego: Lola D., in cui racchiude desideri e paure, la tenerezza dei ricordi che riaffiorano dall’infanzia ed il suo vissuto di adulta; una donna immaginaria che lei ama ma al contempo odia, a cui ha dato vita per affrontare le delusioni del presente e mantenere i ricordi del passato.
Lo spettacolo è costruito intorno ad un’alternanza di tre voci tutte strette in un monologo: la donna, Lola D., e quell’uomo, tanto vicino da poterci parlare alzando appena appena la voce per farsi sentire al di là della porta, quanto allo stesso tempo distante nell’incomunicabilità dei sentimenti. Tanto vicino da farla felice oppure farla soffrire fino a morirne. Una donna alla ricerca di una sua identità con cui affrontare la vita di tutti i giorni, e capace di rinascere ogni volta dalle proprie ceneri.
Giancarlo Moretti dopo i successi riscossi con i precedenti spettacoli che lo hanno visto regista ed autore (Un giorno qualsiasi, Dove Sei, Il terzo tempo, Rose di maggio), si confronta con un monologo che dipinge i colori delle emozioni dell’anima di una donna.

“Lola D. è un monologo inteso non come narrazione di fatti – racconta l’autore e regista Giancarlo Moretti - ma come ricerca della nostra voce interiore, in cui l’obiettivo è sondare il vissuto e il non detto attraverso l’annullamento dello spazio e del tempo.
Il personaggio, infatti, esplora intensamente i suoi ricordi ed il suo presente tra esaltazione e inquietudine, entrando ed uscendo da se stesso sulla spinta delle emozioni, vivendo contemporaneamente stati diversi della sua psiche in una continua distonia emotiva. Davanti al pubblico, Lola D. è allo stesso tempo qui e altrove, l’una e l’altra di sé, sola con se stessa, senza barriere e senza finzioni”.

Atto unico, durata 1ora circa





Lucia Ciardo
Nasce Padova ma è di origini e adozione pugliese. Studia in Puglia c/o la Scuola MurgiaTeatro di Clarizio Di Ciaula. Prosegue a Roma seguendo il maestro Giancarlo Sepe per la ricerca dell'attorialitá attraverso il movimento e la musica; il coach. Vincenzo Attingenti per il metodo dell' acting e Mary Setrakjan per l'acting nel canto. Agli inizi del 2000 collabora per anni con la Compagnia TeatroOltre di Pierfrancesco Ambrogio con cui sperimenta drammaturgie di teatro classico e contemporaneo fino al teatro civile. Continua la sua ricerca aprendosi a contaminazioni diverse. Nasce così la collaborazione con Viola di Massimo, pittrice e scrittrice di cui interpreta e dirige "Lettera d'Amore Contemporanea", corto teatrale tra prosa e pittura per il Premio Art Cafè Letterario di Roma. La collaborazione con Enza Piccolo scrittrice contemporanea di " 4 donne e la Storia" la porta ad adattare interpretare e dirigere "I Volti dell'Amore" con cui partecipa al Festival della Creatività c/o la Factory Macro Testaccio a Roma. Da anni, parallelamente alla carriera di attrice, si dedica alla formazione. Conduce diversi laboratori teatrali: dal 2010 collabora con Barbara Abbondanza per i laboratori ragazzi c/o Scuola Artes di Enrico Brignano. Conduce invece classi per adulti per l'Ass Culturale "Gocce di Arte ". Partecipa inoltre a progetti speciali di carattere sociale: dal 2004 fa parte, come paziente simulato, del progetto "Onkotalk" corso di comunicazione per medici oncologici sul trattamento della malattia per sviluppare la relazione empatica medico-paziente. Nel 2009 crea il Festival del Teatro Visibile, rassegna di sperimentazione di nuove drammaturgia contemporanea.

Giancarlo Moretti
Muove i suoi primi passi nell’ambito di una formazione musicale e letteraria che lo conducono alla Laurea in Lettere in Storia della Musica. Da qui le numerose collaborazioni per Radio Rai, Accademia di Santa Cecila e Treccani, nonché la pubblicazione di testi dedicati alla filosofia e la musica russa e francese. Successivamente inizia un percorso di studio dell’espressività pittorica e teatrale sia in Italia che in Belgio approfondendone le tecniche con vari maestri. Nel 2004 è tra i fondatori dell’Associazione teatrale Extravagarte di Roma con la quale mette in scena numerosi spettacoli come attore e regista affrontando i grandi autori del teatro drammatico e comico: Ibsen, Pirandello, Tennessee Williams, Pinter, Rohmer, Magnier, De Benedetti e Goldoni per citarne solo alcuni. Dal 2011 propone al pubblico suoi testi originali (Un giorno qualsiasi, Dove Sei, Il terzo tempoRose di maggio) nei quali dà vita ad un teatro delle “emozioni”, in cui la componente emotiva è predominante rispetto a quella narrativa; un teatro della “quotidianità”, intesa come il ‘possibile’ di ognuno condotto al limite del paradosso esemplare.


Teatro dell’Orologio Sala Gassman
via de’ Filippini 17/a Roma
Orario repliche: dal martedì al sabato ore 21,30 - Domenica ore 18,00
Botteghino: 06 6875550
Costo biglietti: Intero 12 euro, ridotto 10 euro. Tessera 2 euro

mercoledì 20 novembre 2013

Da Londra a Torino in bicicletta per sostenere Movember!


Andrea, 43 anni, una moglie e due figli, un buon lavoro nella finanza, vive a Londra da 7 anni dopo aver preso la decisione di lasciare il bel paese per una migliore possibilita' lavorativa. A novembre di quest'anno in seguito ad una nuova occasione di lavoro si e' ritrovato con 3 settimane di vacanze forzate e una moglie che a casa non l'avrebbe sopportato per molto. Cosi finalmente dopo averlo rimandato per anni, in pochi giorni si e' organizzato e preparato per affrontare 1200 km in bicicletta attraversando ben 4 stati (Regno Unito, Francia, Svizzera e Italia), salendo più di 4.000 metri lungo le strade delle Alpi, trovandosi con temperature intorno ai -10 durante i passaggi piu' difficili.

Parlando con suo fratello gli e' venuto in mente di associare il giro in bici con Movember. Siccome Movember e' un'iniziativa speciale ha pensato che il giro in bici doveva essere speciale; una pedalata di 1200 chilometri al freddo, pioggia e neve gli e' sembrata abbastanza speciale! Anche se fuori allenamento, e le previsioni meteo non erano delle migliori ha deciso di farlo in un batter d'occhio!

E' partito da Londra il 15 novembre e ha previsto di arrivare a Torino il 26 novembre.
Potete seguire il suo diario su Facebook diventando fan della pagina Movember Cycle Challenge 2013 mentre sul suo Mo space e' possibile fare una donazione, anche solo di £1.


Aggiornamento:
La moglie Cristina e' stata intervistata durante il programma "La fine del mondo" su Radio M2o da Selvaggia Lucarelli e Fabio De Vivo.



C.R. 

Giampaolo Morelli: Lollo Love in Song'e Napule.

Al RomaCinemaFest di questo mese è stato presentato, fuori concorso, il nuovo film a regia Manetti Bros con protagonista Giampaolo Morelli. Purtroppo fuori concorso, visto i risultati entusiastici della critica e degli spettatori: un film così era da tempo che non si vedeva, a sentire i commenti sul web.

La storia è "verace", come si confà al popolo napoletano. Un pregiudicato dal volto anonimo, tanto da essere soprannominato O fantasma, è il chiodo fisso del Commissario Cammarota, che da anni cerca di incastrarlo. Fallito ogni tentativo, gioca la carta dell'infiltrato. Ma non un poliziotto qualsiasi, bensì il poliziotto cantante Lollo Love, un giovanotto che si è dato alla carriera in polizia solo per bisogno di denaro e non certo per vocazione, ma con una grande passione per la musica napoletana. Una sorta di Nino D'Angelo dei nostri giorni, che fa strage di cuori adolescenziali e che si ritrova a cantare al matrimonio di un capo della "Mala", dove sarà presente, mescolato fra gli invitati, il cattivissimo di turno. Le musiche sono di Pivio e Aldo De Scalzi, e si sente, in lontananza, il ricordo della colonna sonora dell'Ispettore Coliandro.. ma non solo.

I Manetti Bros riescono in questo lungometraggio a dar voce a Napoli, sia come contenuti sociali che dal punto di vista musicale. Siamo stati abituati da sempre al sole della splendida città, cantata da Merola, da Nino D'Angelo, e da Gigi D'Alessio, ed è sorprendente vedere ( e sentire) l'amato Ispettore Coliandro gorgheggiare fra una serenata e un assolo partenopeo. Ed è sorprendente altresì riconoscere la bravura dei Manetti Bros, conosciuti al grande pubblico soprattutto per i film splatter e di paura, cimentandosi in una commedia brillante dai toni casalinghi. 

Grandi attori hanno dato tanto alla comicità napoletana, basta ricordare Massimo Troisi, Lello Arena, Vincenzo Salemme, e possiamo quindi annoverare fra queste star anche il nome di Giampaolo Morelli, che finalmente ha potuto dar voce e luce alla realtà della sua città. E poi, come in ogni storia che si rispetti, Paco alias Lollo Love troverà pure l'amore, tra gag esilaranti e personaggi pittoreschi che hanno tanto di surreale ma anche di concreta realtà.

Un film da andare a vedere, e che farà entrare nel cuore dello spettatore il mix di genialità della regia, imbevuta di risate e qualche volta di amarezza, di quella nostalgia che solo certi luoghi italiani sanno dare.

Nella gallery le foto dal set durante la lavorazione del film, ottobre/novembre/dicembre 2012.









Song'e Napule :


Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Peppe Servillo, Ciro Petrone, Franco Ricciardi, Ivan Granatino
Regia: Manetti Bros
Sceneggiatura: Manetti Bros & Michelangelo la Neve
Musiche: Pivio e Aldo De Scalzi
Prodotto da : Rai Cinema, Devon Cinematografica
Clara Bartoletti

lunedì 4 novembre 2013

7 ore per farti innamorare, buona la 'uno'!


A due passi da San Giovanni in Laterano a Roma, abbiamo assistito alla commedia brillante “7 ore per farti innamorare”, con Giampaolo Morelli, Carolina Crescentini, Stefano Fresi e la nostra Chiara Ricci, su un testo adattato dal libro omonimo di Morelli, per la regia di Gianluca Ansanelli. Lo spettacolo è arricchito dalla partecipazione amichevole in video di Giorgio Colangeli e Miloud Mourad Benamara. Le musiche sono di Cristiano Califano.


Buona la una! (*)

La storia è abbastanza classica nel suo impianto iniziale: il promettente e un po’ sfigato talento del giornalismo finanziario (Paolo/Giampaolo Morelli) vive un apparente idillio con la sua fidanzatina (Giorgia/Chiara Ricci), fin troppo organizzata e organizzatrice - al confine con l’ossessivo.

Quando scopre che questa ha da tempo una relazione col suo capo, è inevitabile la rottura, e le successive dimissioni lo costringono ad accettare un lavoro di ripiego in una rivistaccia per soli uomini, incoraggiato dall’esuberante amico fotoreporter (Marcello/Stefano Fresi).

Dalle stelle alle stalle, il protagonista finisce precipitato in un mondo non suo: abituato ad articoli seri e compassati sull’economia e le quotazioni di borsa, si ritrova invischiato in scultura degli addominali, tronisti di bassa lega e trucchi su “come farla impazzire a letto”.

Fino al momento in cui verrà mandato a scrivere di uno strabiliante corso di “rimorchio”, che garantisce la conquista della “preda” in sole sette ore - le sette ore del titolo - dall’approccio al “consumo”.

A questo punto, gli schemi saltano.

Il docente del corso, tra teorie evolutive e tecniche di aggancio al bar, non è un casanova postmoderno, come si potrebbe sospettare, bensì un’agguerrita e bellissima coach (Valeria/Carolina Crescentini). Il che, ovviamente, stravolge il grigio mondo di Paolo, e lo proietta almeno due scalini più in alto sulla lunghissima scala della scoperta di cosa vogliano realmente le donne!

...E se questa occasione potesse essere sfruttata per riconquistare Giorgia? Vale la pena di tentare, visto che il corso va seguito comunque, avendo avuto grande successo sulla rivista! Certo, potrebbe funzionare, a meno che…



Spazi, volumi, ritmi


Il Golden è finalmente un teatro spazioso e il palco è letteralmente in mezzo agli spettatori; questa disposizione permette alla narrazione di evolversi in ambienti differenti senza cambiare struttura, semplicemente aggiungendo o modificando piccoli dettagli dell’arredamento e delle scenografie.


L’atto unico in realtà si compone di dozzine di scene - a volte vere scenette - con un ritmo e “stacchi” sicuramente più congeniali a un taglio televisivo o cinematografico, e che aggiunge difficoltà logistica all’impegno recitativo per i quattro artisti in scena. Davanti e dietro il proscenio, tra i pochi elementi minimalisti, immaginando motociclette e terrazze vista mare dove un attimo prima c’erano solo panche e bauli, gli attori si muovono in uno spazio aperto, con una quarta parete che in realtà, per la disposizione degli spettatori, avvolge quasi tutta la scena, e che viene sistematicamente abbattuta nella continua interazione tra personaggi e pubblico, e tra attori e pubblico!

Sotto i riflettori

I quattro teatranti sono semplicemente strepitosi, ognuno a modo suo. Caratterizzati, ma non stereotipati, in maniera decisa e riconoscibile i quattro personaggi.

Morelli è a casa sua. Il testo è suo, il personaggio è suo, la scena è sua; le battute non sembrano scritte e studiate, ma lette di getto da un suo diario, e il tempo comico è perfetto, cantilenato nel suo dialetto napoletano a volte accennato, a volte represso, a volte trionfalmente sfruttato nella sua innata simpatia. Un Totò con lo smartphone in tasca, padrone del copione, che passa dalle “facce buffe” al distacco del narratore fuori campo con inquietante velocità.

La Crescentini è una rivelazione, e la dimostrazione che il teatro tira fuori i veri attori, separandoli dalle belle statuine. Intensa, trascinante, capace di profondità e immedesimazione sorprendenti. Nelle scene più drammatiche, comunque presenti, emerge una recitazione sensibile, appassionata, emozionata, dallo scricciolo biondo che mette in riga gli sfigatelli con l’autostima sotto i tacchi.

Fresi è il caratterista che non smetteresti mai di apprezzare. Viene sempre il dubbio se stia recitando o improvvisando, se la sua battuta, magari nel tipico romanesco sincopato, sia stata studiata per settimane o venuta così, come te l’aspetteresti chiacchierandoci di persona. Il suo esilarante personaggio casinista è d’aiuto, sicuramente, ma non ci si improvvisa spalla se non si riesce a tenere lo stesso livello del capo-comico.


Chiaramente Chiara!

La nostra Chiaretta dà l’ennesima prova di bravura, con una sfida tutta nuova. Dice che siano i suoi primi passi nella commedia, e che l’abbia aiutata il fatto che il suo personaggio sia il più serio e impostato di tutti. Un personaggio tutto sommato non molto positivo, anzi, a tratti antipatico, molto lontano da come sia lei - e per questo ancora più complicato - mentre asseconda Morelli nelle sue battute fulminanti e nelle sue riflessioni profonde e accorate.

Ma noi sappiamo benissimo che dietro la sua preparazione drammatica, la sua concentrazione e precisione maniacale (citiamo non a caso Elena di Rose di Maggio), la sua presenza scenica luminosa, brillante, sorridente, si intravede, neanche troppo celato, un cuore comico e buffonesco di prim’ordine.


E non sono solo le sue faccette, i suoi ammiccamenti, la battuta sempre pronta, il senso del grottesco e del ridicolo, l’inesauribile allegria che conosciamo bene; siamo convinti che con uno studio e un’applicazione diligente alla corte di maestri della commedia (come Morelli e Ansanelli, in questo caso), l’evoluzione di Chiara in un’attrice completa, poliedrica, che sa far divertire molto mentre si diverte moltissimo, sia assolutamente a portata di mano.



Se potete, andateci!

La commedia è davvero divertente, merita di essere vista e goduta dalla prima all’ultima frase, non senza lasciare spunti riflessivi sui rapporti tra uomini e donne, sulle differenze tra attrazione e innamoramento, sulle esigenze dei due sessi e i loro ancestrali motivi proiettati in una società schizofrenica e disfunzionale.

Ma soprattutto potrebbe segnare un punto di svolta per la Nostra, e un ingresso davvero trionfale nell’arte comica che tanto le vedremmo cucita bene addosso.

E non importa se ci siano piccole limature da rifinire, come è giusto e normale che sia. Per esempio, il disinvolto uso del dialetto per i due attori maschi, mentre le due femminucce sembrano un pochino più ingessate in una recitazione “impostata” e rigorosa.

O la struttura stessa degli spazi del palcoscenico, per i quali c’è sempre almeno qualche spettatore a cui i protagonisti danno le spalle.

E anche se da un certo punto (che non vi diciamo) la storia prende una direzione ben precisa e il finale è abbastanza prevedibile (ma non vi diciamo come), rimane comunque un’opera decisamente godibile, e la speranza di vederla anche su grande schermo potrebbe rendere ancora più preziosa questa eccellente riduzione teatrale del libro di Morelli.

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(*) - Nessuna Clara è stata maltrattata per questa recensione!


Francesco Munda (amico della redazione)

sabato 2 novembre 2013

Dario Acocella: non amo i supereroi, mi piace raccontare la realtà.



Oggi la redazione ha intervistato per Voi Dario Acocella, regista, sceneggiatore e documentarista che sarà presente a Roma al Festival del Cinema per l'uscita del documentario "Ho fatto una barca di soldi", che racconta la giornata tipo dell'artista Fausto Delle Chiaie. Un artista che espone le sue opere "on plain air" da circa quaranta anni tra i marciapiedi attorno all'Ara Pacis a Roma.

Come è nata la tua passione per la regia. Che tipo di studi hai fatto, quale regista ti ha ispirato maggiormente?

La mia passione per la regia è nata subito dopo l'adolescenza, una curiosità ed un fascino immediato per le immagini in movimento mi hanno fatto amare da subito la macchina da presa. All'inizio per lavori di videoarte, poi per lavori sempre più vicini alla narrazione filmica. Mi sono laureato al Dams di Roma Tre ed il regista che ha segnato più profondamente il mio immaginario, proprio durante l'adolescenza, è stato David Lynch.


Al tuo attivo la regia di Capri 3 e di Il bene e il male, per Rai Uno. Ma ci sono anche i videoclip musicali, e adesso il documentario su Fasto Delle Chiaie. Quali di questi format ti dà più soddisfazioni e perché. Dove riesci ad esprimerti al meglio?

Credo che per un regista la cosa più stimolante sia cambiare sempre oggetto e stile delle storie che deve raccontare. E' sempre un banco di prova importante passare dal linguaggio dello spot televisivo, al documentario o ancora dalla serie tv generalista al video musicale. Sicuramente, dovendo dire la mia, alla costruzione/costrizione narrativa tipica della fiction, che incatena gli attori in un ruolo da interpretare, preferisco e mi sento molto più vicino allo spirito documentaristico che per me oggi ha un valore ben diverso da quello che questo genere ha avuto in passato. Credo che oggi ci si possa riferire al documentario con un'unica dicitura possibile: cinema del reale.

Sceneggiatore, regista, esperto di montaggi. Quale è la parte più difficile.

La parte più difficile è quella che richiede una grande dose di fantasia per creare qualcosa che prima non c'era e raccontarla in modo credibile ed originale. In sostanza tutte e nessuna. La tecnica nel montaggio, nella coerenza delle inquadrature e nel respiro della storia, si acquisiscono con il tempo, la fantasia invece, è sempre merce rara.


Quali sono le letture e/o i generi musicali che preferisci. C'è un eroe della letteratura o dei fumetti che senti di avere nelle tue corde?

Ho sempre prediletto la narrativa contemporanea, la prosa in genere, romanzi e racconti. Difficile sceglierne uno in particolare, ma visto che si parlava di fantasia citerei Michail Bulgakov. I fumetti? Purtroppo non ne ho mai subito il fascino.

Sul set di Il bene e il male hai conosciuto tua moglie, Bianca Guaccero. E' stato il classico colpo di fulmine o l'amore è maturato durante la lavorazione del film. Come è possibile coniugare il lavoro e l'amore, è complicato?

Sono tendenzialmente restio a parlare della mia vita privata, ma quello che posso affemare con certezza è questo: coniugare amore e passione per il proprio lavoro può riuscire solo quando chi ti è accanto ti ama veramente e desidera la tua realizzazione senza ostacolarla.


Presenterai al Festival di Roma il documentario "Ho fatto una barca di soldi" basato su una giornata tipo "on plain air" dell'artista Fausto Delle Chiaie, il quale riesce a cogliere la poesia e trasformarla in arte usando oggetti dimenticati e non più servibili, come la spazzatura. Vuoi parlarcene? Cosa ti ha lasciato questa esperienza a livello emotivo?

Credo che Fausto Delle Chiaie sia l'artista più completo e degno di questo nome che abbia mai incontrato. Non esige altro, non si lamenta mai ed insieme abbiamo sempre e solo parlato dell'importanza dell'esprimersi quotidianamente su ogni livello. Il pubblico è indispensabile, ma lo è anche il non fermarsi mai, e lui non si ferma da almeno quarant'anni. Non gli interessano fama, soldi, popolarità e null'altro che sia legato allo spirito narcisistico ed onnipotente che accompagna qualunque artista. Fausto è un maestro di vita ed un esempio straordinario di umanità.



Se ti proponessero un film americano, quale storia ti piacerebbe girare. Quali attori sarebbero nel tuo cast?

Sicuramente tenterei di stare lontano dai grandi progetti milionari di Hollywood. Mi piacerebbe raccontare l'America che emerge raramente nei film; così come non ho mai amato i supereroi perchè non hanno un tallone d'Achille, racconterei invece le storie che registi come Gus Van Sant o Paul Thomas Anderson hanno approfondito e portato alla luce (da Paranoid Park a Magnolia) e gli attori che sceglierei non sarebbero altro che quelli giusti per quella storie.

Quanto è stata dura (o lunga) la strada per l'affermazione professionale. Hai un consiglio da dare ai giovani aspiranti registi? Cosa è meglio curare. la storia, i dialoghi, la fotografia?

Se è stata dura? No. E' durissima, e badate bene che sto dicendo "è" e non "è stata". E' una guerra quotidiana tra il desiderio di libertà nel raccontare ciò che ci piace, ovvero la libertà espressiva e la stretta fascia di mercato di oggi, pronta ad essere poco ricettiva sui lavori di "ricerca" e più attenta a tutto ciò che fa incassi. Un consiglio? Resistere, resistere, resistere!
Cosa pensi delle web series, e che importanza dai ai social network. Sei un tipo analogico, digitale o addirittura 3d?

Amo molto la tecnologia e credo che sia una straordinaria risorsa. Le web series sono una grande cosa, possono essere realizzate con poco e raggiungere ogni angolo del mondo con il minimo sforzo. Sono un ottima possibilità da cogliere per sperimentare e trovare nuove strade, l'importante è sempre però evitare di generare progetti ad uso e consumo quotidiano dello spettatore. Di Twin Peaks se ne parla ancora dopo oltre vent'anni, delle web series dello scorso anno spesso non si ricorda più neanche il titolo!



Quali progetti hai per il futuro. Ritieni che il tuo mestiere sia una professione o una vocazione?

Progetti per il futuro tantissimi, speriamo che almeno uno vada in porto! Credo che fare il regista sia una professione come le altre, essere artisti è un altra cosa e dura per sempre.

Raccontaci qualcosa, un ricordo che non potrai mai dimenticare.

Posso solo dire che non dimenticherò mail il primo giorno "ufficiale" di set nelle vesti di regista, dove avevo finalmente una troupe a mia disposizione e gli attori non erano più parenti e amici. La prima domanda fu: "...e mi pagano per fare questo?".




Ringraziamo Dario per la sua disponibilità, e Vi ricordiamo che potrete assistere alla proiezione ufficiale di "Ho fatto una barca di soldi" Sabato 9 novembre alle ore 20.00, in collaborazione con Rai Cinema e realizzato con il contributo della Regione Lazio, presso il Museo Maxxi di Roma, Via Guido Reni 4/A.



Clara Bartoletti