lunedì 23 dicembre 2013

Antonella Ferrari, "Più forte del destino" in teatro a Cinisello Balsamo (MI)



Antonella Ferrari il 24 Gennaio 2014 alle ore 21 sarà al Teatro Cinema Pax di Cinisello Balsamo (MI) con il suo spettacolo “Più forte del destino – Tra camici e paillette la mia lotta alla sclerosi multipla”, per la regia di Arturo di Tullio e liberamente tratto dall’omonimo libro autobiografico che, oltre a vederla debuttare come scrittrice l’anno scorso, è già un successo editoriale pubblicato da Mondadori.
Lo spettacolo è presentato dall'Accademia Achille Togliani.

Lo spettacolo era stato presentato questa estate ad Asti durante il Festival Asti Teatro, per approfondimenti potete leggere la nostra recensione.

Antonella Ferrari inoltre sarà in Tv dal 29 dicembre con la fiction "Un matrimonio" di Pupi Avati.

C.R.




mercoledì 18 dicembre 2013

Ritorna Under30, il premio letterario che offre un’opportunità concreta ai giovani



Giunto alla sua quarta edizione, riparte Under30, il premio letterario nazionale rivolto ai giovani autori tra i 18 e i 35 anni promosso dall’associazione culturale Under. Tra i direttori artistici di Under l’attrice, scrittrice e regista Sabrina Paravicini, e l’attore e musicista Jonis Bascir, entrambi impegnati da anni nel coinvolgimento dei giovani di talento nel campo della scrittura, della regia, della recitazione, della musica e dell’arte.
Per partecipare è sufficiente inviare un testo inedito, a tema libero, della lunghezza massima di una cartella: verrà interpretato da noti attori (di seguito ne indichiamo alcuni che hanno partecipato alle precedenti edizioni) in un prestigioso teatro di Roma durante la cerimonia di premiazione, che avrà luogo ad aprile 2014. È possibile scaricare il bando e la scheda di partecipazione dal sito www.under30.it.

Oltre ad assicurarsi un padrino o una madrina di talento, il vincitore otterrà un contratto per pubblicare un romanzo inedito con Edizioni Haiku nei dodici mesi successivi all’evento, e potrà presenziare all’edizione 2015. Tutti i finalisti avranno l’importante occasione di conoscere direttamente giurati e attori, con l’obiettivo di creare occasioni di collaborazione, come è già accaduto nelle edizioni precedenti.
La quota di partecipazione al concorso è di 10 euro per i testi inviati via e-mail entro il 31 dicembre 2013, di 15 euro se spediti dopo il 1° gennaio 2014. 

La direzione artistica selezionerà quindici testi che verranno sottoposti alla giuria composta da: 
Fabrizio Mosca, produttore cinematografico
Mariolina Venezia, scrittrice vincitrice del Premio Campiello 2007
Valia Santella, sceneggiatrice e regista cinematografica
Andrea Costantini, regista di cinema e della serie Rex
Giancarlo Scheri, direttore di Canale 5
Alvaro Moretti direttore di Leggo, Freepress
Valerio Carbone, editore di Edizioni Haiku
Giuseppe Piccioni, regista cinematografico
Nelle edizioni passate la giuria ha vantato personaggi di spicco quali Maurizio Nichetti, Marco Risi, Stefano Reali, Silvia Scola e Angelo Longoni. Sul palcoscenico, invece, si sono avvicendati Giorgio Pasotti, Giulia Bevilacqua, Chiara Conti, Valentina Carnelutti, Edoardo Leo, Ettore Bassi, Cosimo Rega, Paolo Sassanelli, Rosanna Banfi, Giorgio Borghetti, Francesco Venditti, Caludio Castrogiovanni, Roberto Ciufoli, Antonio Gerardi, Jun Ichikawa, Luca Ferrante e tanti altri.





Un Matrimonio di Pupi Avati: Adelmo Togliani è Edgardo.


Adelmo Togliani, il bravo e simpatico attore di cui abbiamo già parlato e che ci ha concesso un'intervista, ritorna sul web nelle pagine di Break Up Press News per parlarci di sè nella fiction Rai Un Matrimonio per la regia di Pupi Avati che vedremo a partire dal 29 dicembre in prima serata.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Adelmo che così ci racconta.

Parlaci del cugino Edgardo, chi è?

Edgardo è un ragazzo di 18 anni cresciuto a Sasso Marconi. Un ragazzo di paese, monarchico e un po’ ‘nerd’.
I capelli, glieli fa la madre. Non socializza molto, adora la cugina interpretata da Micaela Ramazzotti e la sua storia è scritta sin dall’inizio: finirà per occuparsi tutta la vita del bar di famiglia. Il bar del paese ritrovo di tutti i giovani e gli anziani di Sasso Marconi.
Negli anni ’70 lo ritroviamo con i suoi LP e gli impianti Hi-Fi, la musica, la sua grande passione, ma sempre chiuso nel suo mondo nel quale non permette a nessuno di entrare.

Ti sei dovuto documentare sui periodi storici in cui sono ambientate le vicende, o è stato il regista a condurti nella parte?

Mi sono documentato molto sul periodo, ho fatto domande in casa…mia madre, soprattutto. La mia principale interlocutrice quando si tratta di vicende relative agli anni ’50 e alla storia d’Italia dal dopoguerra in poi.
Pupi ha ben chiaro in testa il suo quadro e ti indirizza senza dire molto, parla se vai fuori strada e devo dire che è in grado di far sentire le sue ragioni benissimo. Certe strigliate! Però è proprio in questa piccola tensione che Pupi riesce a creare - NdA anche se lui dice il contrario - che risiede la sua forza, la sua conduzione registica dalla mano forte ma allo stesso tempo precisa e calcolata.


Katia Ricciarelli e Adelmo Togliani sul set


Come è stato lavorare con tanti attori diversi?

Con molti di loro avevo già lavorato. Con Micaela Ramazzotti abbiamo fatto già un altro film presentato a Venezia nel 2005, siamo amici, ho anche realizzato come regista il backstage per la sua copertina di Max nel 2008, quella del suo nudo integrale, per intenderci. Katia Ricciarelli invece, è la protagonista di una serie di cui ho realizzato un pilota, dal titolo, Wilma, presentata al RomaFictionFest un paio di anni fa. Lei è una grande attrice, ironica, brillante, è stato un piacere dirigerla, ma il mio sogno era recitarvi assieme. Nel ruolo di suo figlio, Edgardo, ho avuto occasione di girare  assieme a lei pressoché sempre, e capire perché è così amata da Pupi Avati. Katia è l’emblema della semplicità recitativa, della naturalezza, del minimalismo interpretativo, emozionandoti comunque, che è poi quello che Avati richiede a tutti i suoi attori. “C’è una sola verità”, mi ha detto Pupi l’ultimo giorno di riprese, “Tu hai la tua…devi arrivarci con semplicità”.

C'è un attore o un'attrice con cui ti sei sentito meglio "sintonizzato" sul set?

Ne potrei citare tanti. Alessandro Sperduti per esempio è un attore che non conoscevo, interpreta Angelo, uno dei figli di Micaela Ramazotti, è bravo e molto generoso in scena; uno che non si risparmia, credo sia una grande dote per un attore. Purtroppo non ho nessuna scena con Chiara Ricci, un’attrice che conosco da molti anni e che stimo. Al di fuori del set c’è grande sintonia tra di noi, sono anni che diciamo di fare una cosa assieme…chissà. (Nella nostra video intervista, un piccolo assaggio di quello che potrebbero fare insieme!)

Ti hanno truccato da anziano: com'è sentirsi "su di età", per un tipo spumeggiante come sei?

Un bella sensazione. Emozionante. Anche se ho paura della vecchiaia…mi spaventa. Recitando un ‘anziano’ - sul finale della serie - ho dovuto tenere a bada il mio estro, la mia vitalità. Non è stato facile, perché per farlo ho rischiato di accentuare troppo certi atteggiamenti. Le movenze eccessivamente rallentate, la gestualità irrituale. L’errore può essere compiuto al contrario. Per fortuna Avati mi ha subito richiamato all’ordine.
  
Cosa è cambiato per te, vivendo un'ambientazione che propone il matrimonio come un valore indissolubile? Tu, ci credi al matrimonio per tutta la vita?

Credo nel matrimonio, ma più nelle unioni. L’amore può essere eterno, ma anche no. Bisogna essere fortunati...

Progetti futuri?

In primavera inizierò le riprese de L'UOMO VOLANTE, un progetto che mi sta molto a cuore e che ha ricevuto in primis il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché di altri sponsor come Filafi Fithu e Centrale del Latte di Roma. Grazie al loro supporto abbiamo potuto costruire un progetto filmico di grande respiro. Sarà una storia sull’amore analogico, che inizia negli anni ’80 e finisce ai giorni nostri. D’altronde la passione in tutte le sue sfumature è sempre al centro di tutte le mie storie…e anche della mia vita.

Ed infine, si faccia una domanda, si dia una risposta: 

Vorresti lavorare di nuovo con Pupi Avati?

Certamente sì. Vi svelo una curiosità: nei suoi set non esiste il monitor. Avati ristabilisce il vecchio rapporto che l’autore deve avere con gli attori, tutti. Diretto, confidenziale, intimo, vero. Questo fa di lui un maestro. Ti guarda dentro, perché ti è talmente vicino che non puoi sfuggirgli.


Vi ricordiamo che Un Matrimonio andrà in onda dal 29 di dicembre in prima serata su Rai Uno.


C.B.



martedì 17 dicembre 2013

"Un Matrimonio": Chiara Ricci e Adelmo Togliani, in due sul divano


Chiara Ricci (Valeria Zabban)
Adelmo Togliani (Cugino Edgardo)
Per l'uscita di "Un Matrimonio" di Pupi Avati che vedremo su Rai Uno a partire dal 29 dicembre, Chiara Ricci e Adelmo Togliani si sono prestati per un'intervista insolita e spiritosa per noi di Break Up Press News. 
Invece delle solite domande riportate per scritto, si sono inventati una gag divertente, seduti su un divano rosso. 
Vi lasciamo la sorpresa, non anticipandovi nulla...



Un matrimonio regia Pupi Avati
In onda su Rai Uno dal 29 dicembre ore 21.10
Fiction di sei episodi
Sceneggiatura di Tommaso Avati
Produzione: Rai Fiction e Antonio Avati per Dueafilm




UN MATRIMONIO . sinossi

È il racconto di un amore lungo più di 50 anni. Dal primo incontro nel 1948 alle nozze d’oro nel 2005.
I protagonisti sono Carlo Dagnini e Francesca Osti, giovani bolognesi appartenenti a contesti sociali diversi: lui, figlio di un commerciante benestante, assiduo e non fortunato scommettitore alle corse di cavalli; lei, figlia di un operaio dell’Arsenale, ex emigrante e gran donnaiolo.Nonostante la contrarietà delle rispettive famiglie, Carlo e Francesca, sempre più uniti da un sentimento tenero e ispirato, si fidanzano, si sposano, mettono al mondo due bambini, Angelo e Alberto, scelgono di adottare una bambina paraplegica, Anna Paola, e diventano nonni.Insieme superano le iniziali difficoltà economiche, i problemi legati alle inquietudini dei figli, le disillusioni e la miopia che la lunga vita a due porta con sé, fino a separarsi. Per poi ritrovarsi, scegliersi di nuovo e stare l’uno accanto all’altra per sempre. Sullo sfondo della loro storia, scorrono alcuni eventi della cronaca dell’Italia della seconda metà del Novecento, ricostruita grazie al repertorio delle Teche Rai (l’avvento della tv, per esempio, il referendum sul divorzio, il rapimento di Aldo Moro, la strage di Bologna.

Nel cast, oltre a Chiara Ricci ed Adelmo Togliani, anche Micaela Ramazzotti, Flavio Parenti, Andrea Roncato, Katia Ricciarelli, Ettore Bassi, Corrado Tedeschi e la partecipazione straordinaria di Christian De Sica. 

C.B.



Apulia Film Commission: presentazione del film Nomi e Cognomi di Draka Producion.

                                                 Maria Grazia Cucinotta alla presentazione

Giovinazzo, 16 dicembre - dalla nostra inviata "Conferenza Stampa del film Nomi e Cognomi"

Nella sala consigliare comunale c'era un’aria da festa patronale, mentre si consumava la presentazione di un film in lavorazione,e a confermarlo la presenza di tv e testate giornalistiche locali.

Poi loro che facevano il loro ingresso nel palazzo cittadino, antidivi al massimo: il regista Sebastiano Rizzo; il produttore Corrado Azzollini, le rappresentanze dell’Apulia Film Commission, e gli attori (Enrico Lo Verso, Antonio Stornaiolo, Maria Grazia Cucinotta, Mingo De Pasquale, tanto per citare i principali).

Enrico Lo Verso si è offerto di aiutare un’anziana signora in serie difficoltà col carrello della spesa sui gradini del comune. Inutile dire l’espressione della donna, stupefatta, incredula, ironicissima. Incontro riservato nell’anticamera della sala consigliare con i giornalisti invitati per rilasciare interviste e poi ingresso nella sala. Tutti vestiti in maniera semplice e casual si sono disposti: la produzione, le rappresentanze dell’Apulia Film Commission, e il sindaco sui seggi dei consiglieri, il regista e gli attori sui gradini della sala, che molto umilmente si sono offerti agli scatti affamati degli addetti ai lavori e del pubblico. Gli interventi degli attori sono stati quasi tutti rivolti alla cittadinanza, ringraziandola per il calore e il supporto. Si è sottolineato il fatto che l’attore Lo Verso abbia rifiutato l’alloggio in hotel per un appartamentino nel centro storico giovinazzese per meglio integrarsi nel contesto: "preferisco annusare gli odori del posto"(sue parole).



Battute ironiche non sono mancate come quella di Mingo (per la cronaca Mingo De Pasquale di Striscia la Notizia) che si è offerto di consegnare il provolone di striscia al sindaco perché l’ha chiamato Fabio…ahaha. Poi è venuta la volta del racconto: la storia di un giornalista locale che combatte il sottobosco corrotto dell’editoria. A tale proposito si è agganciata Maria Grazia Cucinotta che, partendo dalla sua storia personale, ha evidenziato come il Sud fosse bello, difficile, ma che possiede un'enorme ricchezza. Difficile affermarsi per chi viende dal Sud, ma non impossibile.

La parola è passata alla produzione che ha spiegato come la scelta di questo territorio urbano fosse già stata testata a luglio con la realizzazione di un corto. La rappresentanza dell’Apulia Film Commission ha sottolineato, con una punta d’orgoglio,come la Puglia sia diventata negli ultimi anni, meta di registi italiani e internazionali perché è un posto che lascia il segno e l'organizzazione è fiera di dare il suo contributo economico. Il tutto si è concluso con la data dell’uscita del film nelle sale italiane: si stima il secondo semestre del 2014 e poi si provvederà anche a una trattativa con la tv di stato o privata. 
                                         La nostra inviata Nicla con l'attore Enrico Lo Verso
 
Inutile dire che per quanto mi riguarda, mi sono rimaste impressi, gli auguri di Natale della brava e bella Cucinotta (manco fossimo amiche di vecchia data) e il dammi del tu del signor Lo Verso con aggiunta: la foto non è venuta bene? Vabbè ripetiamola, è un modo per riabbracciarci…. Sbam,break up news!!!! ;-)……

Nicla Mastropasqua per gli amici Solo Ni'

giovedì 5 dicembre 2013

Lola D: Dicotomiche Declinazioni di Donna



dal nostro inviato

Al Teatro dell'Orologio, nella minuscola sala Gassman, va in scena un onirico e raffinato monologo, scritto e diretto da Giancarlo Moretti, con Lucia Ciardo nei panni dell’unico personaggio in scena.

O forse sarebbe più appropriato dire personaggi, in quanto questa pièce ruota intorno a una donna, di cui ignoreremo il nome, e del suo alter ego immaginario Lola D., personalità riflessa della protagonista, che per essa diventa a tratti modello, a tratti nemesi, e spesso ossessione.

Una Donna qualunque
La narrazione è volutamente frammentaria, a volte di difficile comprensione, e la scelta del monologo è tanto impegnativa per chi calca il palcoscenico quanto lo è per chi assiste. Da sfondo alla rappresentazione, il poco di storia che ci viene accordato è un momento tipico della vita di tutti i giorni: una coppia si sta preparando per uscire di casa, e la donna, incalzata da un impaziente quanto invisibile compagno oltre la quarta parete, sta valutando l’abbigliamento per l’uscita.

Il Demone che tutti abbiamo Dentro
Ma mentre l’azione sul piano cosciente è molto materiale, molto terrena, forse quasi banale nei suoi gesti, al cambiar dei vari abiti, scopriamo che questa persona ha “dentro” una creatura, voluta e cresciuta negli anni, la Lola del titolo, che fa da contraltare a tutte le pulsioni della sua creatrice.La protagonista non è soddisfatta di sé, del proprio vissuto, e proietta sulla sua creazione mentale tutto ciò che lei vorrebbe essere, fare, dire e pensare, e che per le inafferrabili, piccole meschinità della vita, non è mai riuscita a realizzare.

D come Due Anime
Da subito lo spettatore viene immerso in un dialogo bipolare tra Lola e la sua generatrice, tra la coscienza dell’io e la sua libertà, tra ciò che il personaggio è, e ciò che vorrebbe essere, in un emozionante alternarsi di scene reali e flashback di una memoria alternativa, in un mondo parallelo, che vive e pulsa solo nella mente e nello spirito della donna sotto i riflettori.

Le sensazioni, le scoperte, i ricordi (o presunti tali) si susseguono sul leitmotiv della ricerca del vero cognome di Lola, che come un’opera incompiuta di un artista soddisfatto del bozzetto, non “ricorda” come si chiami in realtà, e insegue la sua identità profonda, declinando quella D puntata del titolo nei tratti più profondi e classici di una donna: i suoi desideri, le sue disgrazie e la sua perenne ricerca di dolcezza.

Un Dinamico Duo
Moretti ancora una volta ci offre un testo denso, a tinte forti, a pennellate a tratti violente e a tratti delicate. Il suo teatro delle emozioni qui sublima in un lavoro impegnativo e impegnato, che diventa sfida, nel caricare sulle spalle di un solo attore il continuo pendolare tra un sé reale e un sé immaginato. Non possiamo essere completamente a nostro agio di fronte a un’opera che scarnifica così le facce di un’anima ricca e appassionata, ma anche tormentata e ossessionata dalle sue stesse costruzioni.


La Ciardo ha un compito davvero imponente, ma riesce a portarlo a termine, nella prima a cui abbiamo assistito, con grandissima passione e concentrazione. Raccoglie una grande sfida, e con impressionante bravura riesce a gestirla. E tutto a dispetto dell’essere totalmente da sola in scena, non poter contare sull’aiuto o la sponda di alcun collega, rimanere per oltre tre quarti d’ora, ininiterrottamente, l’unico corpo su cui sono posati gli occhi degli spettatori e dialogare col proprio regista solo tramite i giochi di luci e musiche, mentre il suo personaggio oscilla tra reale e virtuale, tra coscienza e sogno, e si esibisce anche in prove muscolari, fisiche, addirittura carnali.


Decisamente da vedere
Insomma, un’altra prova di puro teatro dopo “Dove Sei” e “Rose di Maggio”, che trascura volutamente i dettagli della storia per concentrarsi sulle emozioni, sulle sensazioni, sul coinvolgimento “di pancia”; sull’amore-odio della protagonista e del suo doppione antagonista, per offrirci una ricchezza espressiva solida e convincente, anche se non sempre e non per tutti di facile lettura.

Ma come commentato dopo la con gli artisti dopo il lavoro, la scommessa di un monologo è un naturale passaggio nell’evoluzione del teatro “senza sconti” di Moretti, che abbiamo imparato ad apprezzare e che ogni volta ci riserva una sorpresa “tosta” e piacevole al tempo stesso.


Francesco Munda