giovedì 5 dicembre 2013

Lola D: Dicotomiche Declinazioni di Donna





dal nostro inviato

Al Teatro dell'Orologio, nella minuscola sala Gassman, va in scena un onirico e raffinato monologo, scritto e diretto da Giancarlo Moretti, con Lucia Ciardo nei panni dell’unico personaggio in scena.

O forse sarebbe più appropriato dire personaggi, in quanto questa pièce ruota intorno a una donna, di cui ignoreremo il nome, e del suo alter ego immaginario Lola D., personalità riflessa della protagonista, che per essa diventa a tratti modello, a tratti nemesi, e spesso ossessione.

Una Donna qualunque
La narrazione è volutamente frammentaria, a volte di difficile comprensione, e la scelta del monologo è tanto impegnativa per chi calca il palcoscenico quanto lo è per chi assiste. Da sfondo alla rappresentazione, il poco di storia che ci viene accordato è un momento tipico della vita di tutti i giorni: una coppia si sta preparando per uscire di casa, e la donna, incalzata da un impaziente quanto invisibile compagno oltre la quarta parete, sta valutando l’abbigliamento per l’uscita.

Il Demone che tutti abbiamo Dentro
Ma mentre l’azione sul piano cosciente è molto materiale, molto terrena, forse quasi banale nei suoi gesti, al cambiar dei vari abiti, scopriamo che questa persona ha “dentro” una creatura, voluta e cresciuta negli anni, la Lola del titolo, che fa da contraltare a tutte le pulsioni della sua creatrice.La protagonista non è soddisfatta di sé, del proprio vissuto, e proietta sulla sua creazione mentale tutto ciò che lei vorrebbe essere, fare, dire e pensare, e che per le inafferrabili, piccole meschinità della vita, non è mai riuscita a realizzare.

D come Due Anime
Da subito lo spettatore viene immerso in un dialogo bipolare tra Lola e la sua generatrice, tra la coscienza dell’io e la sua libertà, tra ciò che il personaggio è, e ciò che vorrebbe essere, in un emozionante alternarsi di scene reali e flashback di una memoria alternativa, in un mondo parallelo, che vive e pulsa solo nella mente e nello spirito della donna sotto i riflettori.

Le sensazioni, le scoperte, i ricordi (o presunti tali) si susseguono sul leitmotiv della ricerca del vero cognome di Lola, che come un’opera incompiuta di un artista soddisfatto del bozzetto, non “ricorda” come si chiami in realtà, e insegue la sua identità profonda, declinando quella D puntata del titolo nei tratti più profondi e classici di una donna: i suoi desideri, le sue disgrazie e la sua perenne ricerca di dolcezza.

Un Dinamico Duo
Moretti ancora una volta ci offre un testo denso, a tinte forti, a pennellate a tratti violente e a tratti delicate. Il suo teatro delle emozioni qui sublima in un lavoro impegnativo e impegnato, che diventa sfida, nel caricare sulle spalle di un solo attore il continuo pendolare tra un sé reale e un sé immaginato. Non possiamo essere completamente a nostro agio di fronte a un’opera che scarnifica così le facce di un’anima ricca e appassionata, ma anche tormentata e ossessionata dalle sue stesse costruzioni.


La Ciardo ha un compito davvero imponente, ma riesce a portarlo a termine, nella prima a cui abbiamo assistito, con grandissima passione e concentrazione. Raccoglie una grande sfida, e con impressionante bravura riesce a gestirla. E tutto a dispetto dell’essere totalmente da sola in scena, non poter contare sull’aiuto o la sponda di alcun collega, rimanere per oltre tre quarti d’ora, ininiterrottamente, l’unico corpo su cui sono posati gli occhi degli spettatori e dialogare col proprio regista solo tramite i giochi di luci e musiche, mentre il suo personaggio oscilla tra reale e virtuale, tra coscienza e sogno, e si esibisce anche in prove muscolari, fisiche, addirittura carnali.


Decisamente da vedere
Insomma, un’altra prova di puro teatro dopo “Dove Sei” e “Rose di Maggio”, che trascura volutamente i dettagli della storia per concentrarsi sulle emozioni, sulle sensazioni, sul coinvolgimento “di pancia”; sull’amore-odio della protagonista e del suo doppione antagonista, per offrirci una ricchezza espressiva solida e convincente, anche se non sempre e non per tutti di facile lettura.

Ma come commentato dopo la con gli artisti dopo il lavoro, la scommessa di un monologo è un naturale passaggio nell’evoluzione del teatro “senza sconti” di Moretti, che abbiamo imparato ad apprezzare e che ogni volta ci riserva una sorpresa “tosta” e piacevole al tempo stesso.


Francesco Munda