venerdì 24 gennaio 2014

Un matrimonio di Pupi Avati: 50 anni di sussurri e tradimenti.




Solitamente la nostra redazione non "attacca" un programma televisivo. Siamo dell'opinione che "tutto sommato" quello che ci viene proposto in prima serata non siano programmi malvagi. Ma la messa in onda di "Un Matrimonio" di Pupi Avati ci ha lasciato un tantino perplesse.
Ho deciso pertanto di esternare ai lettori la mia recensione. Signor Avati, non me ne voglia, ma evidentemente da un Maestro mi sarei aspettata meno buonismo, meno lacrime, meno ipocrisia. 

Il disagio nel guardare 600 minuti di spettacolo ha due aspetti, quello tecnico e quello emozionale.

Parliamo dall'aspetto tecnico. I protagonisti, Flavio Parenti e Micaela Ramazzotti spifferano e bofonchiano in modo incomprensibile per buona parte della recitazione. Qualcuno lo ha trovato fastidioso, come me, qualcuno lo ha trovato meraviglioso trovandone una giustificazione direi poetica. Chi in quegli anni non era così pacato e rilassato da parlare a voce alta? Mi rendo conto che a nessuno piaccia sentire gli attori urlare a squarciagola, ma neppure non sentirli per niente nonostante il volume del televisore messo a dieci. Dubito fermamente poi che in "quegli anni",(da molte utenze di Facebook decantati come anni da vivere assolutamente), la gente bofonchiasse in modo incomprensibile. Se vogliamo prendere come riferimento i grandi attori del tempo, e ne cito solo alcuni quali Gassman, Tognazzi, Sordi e Anna Magnani, nessuno di loro ha mai smangiucchiato le parole rivolgendosi alla telecamera muovendo appena appena le labbra. Anzi, per molti versi essi hanno rappresentato al meglio di come fosse allora:: Anna Magnani appassionata e determinata, Sordi nelle mille sfaccettature della nostra italianità, Gassman sopra gli altri con il suo stile autoritario..ma insomma, diciamocelo. Avete mai avuto bisogno dei sottotitoli? Come dice l'attore Giuseppe Battiston nel video seguente, se Giancarlo Giannini avesse sussurrato "Bottana Industriale", avrebbe avuto lo stesso successo? 



Questa è davvero una pecca. Ho sentito dire che il regista non sia un tipo a cui piaccia esternare le emozioni: mi sta bene, ma che tutti abbiamo un modo di fare quasi narcolettico, con un'abbondanza di sguardi persi e languidi, no. Insomma, se come ha detto qualcuno gli sguardi sono meglio del conversare, facciamo un bel film muto anni '30. Lì se non avevi lo sguardo giusto eri un attore finito.

Inoltre se vogliamo andare a cercare le incongruenze temporali, vediamo gli attori possedere automobili non del loro tempo, e andare al cinema a vedere film usciti in epoche successive, ma qui dobbiamo anche supporre che la memoria ci gioca brutti scherzi e il regista può aver fatto confusione nella sua testa. Non sono perdonabili i montatori della fiction: possibile che nessuno si sia accorto dell'audio pessimo e delle discordanze? E che dire del trucco impietoso che ridicolizza certi attori che paiono la copia del protagonista de "I soliti idioti"? E di voglie sul viso che oggi ci sono, e nella scena dopo non più?

Passiamo al fatto emozionale e psicologico: molti hanno impalmato la storia come ricca di valori, come se questi cinquant'anni di matrimonio siano valenza di amore nel tempo e felicità. Qualcuno ha detto: belli quegli anni dove l'amore esisteva ancora. Partiamo da un presupposto: in quegli anni se un uomo tradiva la moglie la stessa aveva ben poco da protestare. Ingoiava il rospo e tirava avanti tra mille umiliazioni. Vorrei proprio vedere se la ragazza di Facebook di 27 anni avrebbe sopportato con veemenza, la stessa che ha usato per esaltare il romanticismo di Un Matrimonio. Ma anche qui non possiamo attaccare troppo il regista, è un uomo. E come tale avrà visto che nonostante Micaela abbia dovuto subire molte umiliazioni dal moscio marito, la loro storia d'amore ha trionfato. Non so se sarebbe stato dello stesso avviso se fosse successo il contrario, se la madre fosse stata una libertina, e il marito uno zerbino depresso. Le scene più terrificanti sono quando Micaela Ramazzotti affronta la bella Zabban: si porta dietro il figlio per ribadire il concetto che il marito è suo. Roba da traumatizzare un figliolo per la vita. Pane per gli psicologi. E l'altra di come il marito racconti candidamente di essere fedifrago. Al giorno d'oggi sarebbe volato fuori dalla finestra, lui e il suo sorrisino maschilista.

Per concludere dico che "allora" le persone non erano manichini sussurranti. I movimenti studenteschi del 68, la ripresa economica degli anni 60, la presa di coscienza politica e studentesca, le minigonne, l'emancipazione femminile, la liberalizzazione dei costumi, il sesso, il pacifismo, la droga hanno fatto crescere il nostro Paese, e non certo lo hanno  ammuffito come le mummie parlanti di questo sceneggiato.

Nonostante questo ci sono stati attori molto bravi, che si sono fatti sentire bene. Ma non voglio essere di parte in modo spudorato. Mi limito solo a dire che la storia è melensa, lenta, e fa pensare che se tutti i matrimoni durati più di quarant'anni sono così, meglio soli. O forse con un cane.

 Tanto non occorre capirlo a parole, ma dagli sguardi.

C.B.