martedì 11 marzo 2014

Andando (a vedere) “In Bianco”




Dal 25 febbraio al 9 marzo 2014 è andata in scena l’opera prima di Marzia Turcato, nel piccolo teatro “Lo Spazio”, dietro San Giovanni, a Roma. Un palcoscenico versatile e plasmabile, che avvolge gli spettatori e permette alla storia di essere raccontata in un unico ambiente continuo, ma al tempo stesso separato, nelle stanze delle protagoniste di questa piacevole commedia.

I dialoghi dell’assorbente

La trama, sottile e leggera, ruota attorno ai piccoli e grandi malintesi che si possono avere tra tre amiche di lunga data diversissime tra loro, con progetti, desideri, gusti e capolavori completamente differenti, e quindi spesso reciprocamente incomprensibili. Ciò che è importante per una, è trascurabile per un’altra, quello che fa arrabbiare la pignola non tocca minimamente la sognatrice, e le esigenze della svampita non sfiorano la musona.

In realtà, la brillante alternanza delle attrici sul palco, con battute spesso fulminanti e acide al punto giusto, ritrae fin troppo bene le dinamiche tra donne, quasi a risultare didascalico di come esse possano saltare di palo in frasca nei loro discorsi, offendere mortalmente e abbracciarsi il minuto dopo, scaricarsi veleno addosso - o non farlo e poi pentirsi di non averlo fatto! Un excursus divertente tra capriole uterine e le stupende insicurezze dell’altra metà del cielo.

Il lieto fine, con l’amicizia che trionfa sopra le diversità e il perdono ruba la scena al rancore, arriva addirittura a intenerire, se non a commuovere. La profonda armonia che il testo ci propone suona quasi come un augurio a tutte le donne: siate uniche, ma sviluppate amicizie sincere e importanti, con le quali litigare, magari, ma sicuramente con le quali fare pace.

Theater Fusion

Un aspetto senz’altro innovativo nella narrazione della Turcato è l’alternanza, saggiamente dosata per non strafare, tra azione live in sala e le parti in esterna riprese in video e proiettate su uno schermo. La nostra ignoranza ci impedisce di poter dire che si tratti di una novità assoluta, ma sicuramente arricchisce e dà respiro alla storia, al tempo stesso permettendo trucchi (gli ingressi in scena, ad esempio) che aiutano l’immersione e aprono la narrazione a un “fuori” altrimenti difficilmente rappresentabile.

Per quanto poco ortodossa, la soluzione piace, è coraggiosa e innovativa, non invadente ma ben bilanciata nel racconto. E poi, diciamolo: se il teatro dovesse rimanere sempre identico a se stesso, senza mai farsi contaminare da altre forme espressive, a quest’ora ci chiederemmo dove sono i coreuti o le maschere e ci stracceremmo le vesti - forse le tunichei? - se una donna si azzardasse a recitare in teatro!

Come ogni esperimento, meriterà qualche aggiustamento tecnico e una calibratina artistica, ma l’impianto è solido, e ha convinto. Nulla toglie e molto aggiunge.

Bianca come Sveva

Maria Bighinati ha la luce bianca della vitalità, della passione, della creatività del suo mestiere di pubblicitaria, a volte dell’irresponsabilità e, spesso, dell’egocentrismo. La sua Sveva, ferrarese (anzi, eshtenshe) doc, rischia a più riprese di indispettire troppo le sue amiche, anche se mai con intenti maliziosi; e anche nel rapporto col suo sasso speciale, il Bianco del titolo, c’è un rapporto di amore-odio come in tutti i suoi rapporti, dagli uomini sposati che “mangia” di continuo, alle bugie che non riesce a smettere di inventare.

Colorata come Gabriella

La buffa maestrina, a cui dà voce e volto Rosalba Battaglia, è l’unica con un rapporto ben definito con l’altro sesso (altrimenti assente dalla scena): sta per sposarsi, ma questo porta più domande che risposte, visto che è un’indecisa cronica: si fa scegliere invece di scegliere, e si appoggia un po’ troppo all’opinione che gli altri hanno di lei, e troppo poco a se stessa. Un bravo soldatino, amante dei bambini e degli animali, ma un filo troppo passiva-aggressiva, anche per una donna!

Nera come Flavia

Infine la nostra Chiara Ricci interpreta un personaggio severo, spigoloso, perfezionista e decisamente permaloso, è la classica amica che ti critica sempre, ma solo per il tuo bene. Che con le sue piccole ossessioni verrebbe da attaccare al muro, ma che si sacrificherebbe senza risparmiarsi per le persone a cui vuole bene. Disturbi alimentari, analisi permanente (e la psicologa, in video, è proprio la regista Marzia Turcato!), fissazione col fitness, robivecchismo compulsivo. Le piccole manìe che permettono a Chiara di dar vita a un personaggio molto più affettuoso di quello che si permette di dimostrare, in un nero che sembra più di facciata che di sostanza.

Tutti i colori del mondo

Lo spettacolo scorre via veloce, scoppiettante, e i tre personaggi sono ben bilanciati e assortiti, le battute spontanee, naturali, come si farebbe realmente tra amici, e la sensazione che molto di quanto abbiamo visto sia stato affinato durante prove e repliche è molto forte. Per essere un primo lavoro alla regia, l’impegno è tangibile, e le idee ci sono, insieme ai Pantone!

Magari la storia non sarà un capolavoro di complessità, ma per una serata divertente e leggera è perfettamente adeguata. Le tre attrici sembrano realmente divertirsi nei loro ruoli (in realtà sappiamo che è così!) e l’assenza di una protagonista reale si compensa con tre personaggi equivalenti nelle loro diversità e tratti unici. Il fatto di aver assistito allo spettacolo proprio l’otto di marzo, esalta ancora di più questo piccolo capolavoro tutto al femminile.

Francesco Munda