domenica 2 marzo 2014

L'impresario delle Smirne: nove personaggi sul palco del Nuovo Garibaldi di Carrara.




Sabato primo marzo ho avuto l'occasione di vedere "L'impresario delle Smirne" per la regia di Roberto Valerio che è andato in scena a Carrara al Teatro Nuovo Garibaldi. La scenografia è stata d'impatto, ispirata quasi alla cartapesta del Carnevale di Viareggio, con le quinte coperte da ritagli di vecchie locandine ormai logore. 


La storia, scritta nella seconda metà del XVIII secolo da Carlo Goldoni è sorprendentemente attuale, e racconta un impietoso ritratto dell'ambiente degli artisti di teatro. Le vicende narrano di un gruppo di attori, tre donne e due uomini e uno sceneggiatore incompreso, che si ritrova senza il becco di un quattrino e talmente in crisi da meditare il suicidio. Improvvisamente compare nella loro vita il Conte Lasca (interpretato dallo stesso Roberto Valerio), dall'aspetto e dagli atteggiamenti ambigui,  che favoleggia loro la possibilità di essere assunti da un Turco, l'impresario delle Smirne, che si trova in città in cerca di talenti. Inutile dire che tutti gli attori improvvisamente rivelano la loro natura: pettegoli, invadenti, pigri, presuntuosi all'inverosimile, intriganti e maligni, pronti a sgomitare per un ruolo. Ognuno in cerca di ricavare una fetta di successo e di notorietà, nonché di una paga sicura. Sono talmente presi nel vantarsi di essere uno migliore dell'altro, criticandosi a vicenda, che non si rendono conto di essere vittime del perfido Conte, che sta tessendo le sue trame solo per profitto. La sensuale Lucrezia si concede a lui, per sorpassare le avversarie, e il comico Carluccio perde ogni dignità nel prostrarsi in ginocchio al fine di ottenere almeno 6 zecchini per poter ritirare il suo vecchio baule fermo in un deposito. Si presentano a turno davanti al Turco, che abbigliato come John Travolta, fa capire immediatamente il suo interesse verso le signore a cui spudoratamente offre denaro in cambio di favori. Il Conte è abile, e riesce a strappargli i contratti. Ma il Turco, colto da un momento di lucidità comprende l'inganno nel momento in cui lo scenografo Maccario gli racconta che oltre al gruppo dovranno essere assunte  altre persone per completare il cast, un totale di 70!, per la modica cifra di 5000 zecchini, quali sarte, tecnici, e tutto il personale adeguato per una vera compagnia teatrale. Spaventato dall'enorme zavorra che dovrebbe portarsi appresso, scappa con le prime ore del mattino, facendo saltare l'affare. In cambio del disagio, mosso forse da compassione, elargisce 2000 denari al Conte che possa ripagare gli attori, ma questi, con un abile mossa propone ai disperati di lasciarli a lui, che possa così meglio gestire la nuova compagnia. A spese del "fondo" ottenuto, ma anche...trovandone altri all'occorrenza nelle tasche dei poveracci. 
Come dice lo stesso Roberto Valerio "l'impresario delle Smirne è un grande affresco, una cantata corale affidata all'insieme della compagnia che lo rappresenta; ogni personaggio dal Turco al servitore, si rivela incisivo, necessario in un divertissement d'emsamble che restituisce il clima lezioso e libertino dell'epoca ma che allo stesso tempo offre l'occasione per porsi alcune domande di sconcertante attualità: che importanza ha l'Arte ed in modo specifico l'arte teatrale nella società contemporanea? E che ruolo riveste all'interno l'attore nella suddetta Arte? In quale modo è possibile riuscire a realizzare spettacoli di grande valore artistico senza adeguate risorse finanziarie?"


Il ritmo è molto veloce, nello stesso momento possono svolgersi scene diverse, disposte su due piani, in cui l'attenzione si sposta da destra o sinistra a seconda di chi stia parlando. Da una parte possiamo vedere come Tognina (interpretata da una simpaticissima Valentina Sperlì) tenti in ogni modo di conservare il suo ruolo di prima donna, al punto da ricorrere ad un parlato volutamente prolisso e teatrale con il Turco, ed inscenando una tragedia greca coinvolgendo il suo amato Pasqualino (interpretato da Alessandro Federico) che recita invece come un "cane", fidanzato tra l'altro poco serio perché intrattiene una relazione con l'eterna seconda, Annina (interpretata da una scoppiettante Federica Bern- memorabile quando salta addosso a Pasqualino e lo sbaciucchia fino alla pancia senza staccarsi da lui). In mezzo alle due attrici compare la terza, Lucrezia (interpretata dalla bellissima Chiara Degani) la più giovane, che conosce bene come usare le sue armi seduttive e "sembra" riuscire in un primo momento a mettere ai suoi piedi sia il Conte che il Turco, l'uno a colpi di fruste sadomaso, il secondo con ammiccamenti e prepotenze da gran diva. Dall'altra parte il povero Maccario (interpretato da Massimo Grigò, irriconoscibile per il look da "sfigato") è lo sceneggiatore incompreso che dapprima, molto umilmente sembra accontentarsi anche di poco, per poi presentare il conto, e Carluccio (interpretato dallo strepitoso Antonino Iuorio) passa da momenti di sconforto a momenti di pura esaltazione sulle sue qualità, e salta dalla comicità al ballo, al canto improvvisato solo per convincere il Turco (interpretato dal bravo Nicola Rignanese, indimenticabile nello spogliarello e nelle sue performance arabeggianti) a prenderlo nel cast. Ogni tanto sul palco compare l'oste, (scusate, il locandiere!!!) Beltrame (interpretato da Peter Weyel) che oltre a litigare con Carluccio e far da ambasciatore al Conte, si diletta a ruotare clave circensi sul palco. In fondo diventare attore fa gola anche a lui. Interessante il personaggio del giocoliere che si rivolge direttamente al pubblico per chiedere conferma delle sue abilità. Fantastici i costumi volutamente colorati e pittoreschi, che donano alla storia un'aria grottesca ma poetica. Come poetico e nostalgico il finale con la passerella e la musica di 8 e 1/2 di Nino Rota, un cammeo felliniano.


Lo spettacolo non ti concede distrazioni, o attimi di calma. Gli attori sono instancabili nel correre da una parte all'altra salendo su vecchi bauli, comparendo e ritornando dalle quinte e riescono a trasmettere con una comicità genuina a tratti esilarante- aggiungendo anche parole in dialetto napoletano, veneto e toscano -  una realtà che invece fa riflettere veramente. Quanti compromessi si è disposti a barattare per un posto di rilievo? Ma poi, ne varrebbe la pena? O in fondo, è meglio accontentarsi? 

L'importante è che non manchi mai..l'hamburger!!! (cit.)

(Un piccolo assaggio dello spettacolo)

Un particolare ringraziamento ad Antonino per il suo invito, è stato molto piacevole passare una sera con te e i tuoi colleghi. Spero di poterti incontrare ancora, ovviamente ancora a teatro.

Come mi chiami tu.... Bartoletti!!! 


L'impresario delle Smirne sarà a Senigallia il 16 marzo, per seguire a Brescia dal 20 al 23 marzo.

L'impresario delle Smirne di Carlo Goldoni

Ali' - Nicola Rignanese
Carluccio - Antonino Iuorio
Lucrezia - Chiara Degani
Tognina - Valentina Sperlì
Annina - Federica Bern
Pasqualino - Alessandro Federico
Il Conte Lasca - Roberto Valerio
Maccario - Massimo Grigò
Beltrame - Peter Weyel