lunedì 26 maggio 2014

Ad occhi chiusi, il teatro che non c'e'!



AOC.jpg

Ad occhi chiusi

Venerdì 23 maggio siamo andati a teatro ad assistere allo spettacolo “Ad occhi chiusi”, tratto dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio (http://www.amazon.it/Ad-occhi-chiusi-Gianrico-Carofiglio/dp/8838919054), per la regia di Carlo Fineschi e l’allestimento di Giulia Ciucciovino.

Ma ben presto ci siamo accorti che non andavamo realmente a teatro - perché stavolta il teatro non c’era, inteso come luogo fisico. E non avremmo neanche visto un unico spettacolo, ma avremmo seguito uno dei tre personaggi principali e il suo personale punto di vista sulla storia, mentre si intrecciano situazioni, percorsi, ambientazioni e stati d’animo, incontrandoci di tanto in tanto con gli altri protagonisti nelle scene in comune.

Ad occhi socchiusi

I tre gruppi di pubblico (rigorosamente di 12 persone ciascuno), partono da due punti differenti del ricco quartiere Flaminio a Roma, e in una specie di caccia al tesoro urbana, vengono portati dagli artisti sui luoghi dell’azione. Per portati intendiamo dire letteralmente trasportati, nelle loro vetture, in gruppi di quattro passeggeri, seguendo la storia che si sviluppa anche durante gli spostamenti, con l’incredibile, doppio ruolo di attore e chaffeur per ognuno dei nostri interpreti.

Il teatro di fatto non esiste, e l’azione scorre veloce, fisicamente in appartamenti privati e in una scuola paritaria primaria in una struttura religiosa, dove i gruppi di pubblico vengono trasportati dalla narrazione (e dalle deliziosamente cortesi assistenti), di stanza in stanza, di scena in scena, con gli attori che recitano - ma è difficile crederlo! - di fronte ai loro occhi, a stretto contatto di gomito col pubblico.

La sensazione iniziale è stata vicina al sequestro di persona, commentando coi nostri compagni di vettura, e l’abitudine a prendere posto in una fila di poltrone ordinate di fronte a un palco è presto un lontano ricordo. Le stanze sono necessariamente piccole, anguste al punto giusto perché l’interazione con i teatranti sia completa, tangibile, carnale. Assistiamo alle scene, ai dialoghi e ai monologhi come se in scena ci fossimo anche noi. Come se la scena fossimo noi! Un’azione dove comparse e pubblico diventano un tutt’uno, confidenti della coscienza del protagonista, e portatori dei segreti più peresonali.

Ad occhi aperti

La storia ruota intorno a un processo per stalking, tema di pressante attualità, a opera di un giovane, spregiudicato professore (Matteo Bolognese) che sa benissimo di avere le spalle coperte da un padre famoso e potente, tema di attualità eterna, ai danni di una ragazza con un passato tormentato (Sara Allegrucci), che è stata brevemente la sua compagna, ma che ora è terrorizzata dalle persecuzioni psicologiche e non dell’ex fidanzato. In mezzo, un promettente avvocato (Adelmo Togliani) che sa benissimo che la battaglia di principio sarebbe non solo in salita, ma anche pericolosissima per la sua carriera - e quest’ultimo è il filone che abbiamo seguito.

I tre protagonisti vivono la vicenda con tre punti di vista totalmente differenti, e sappiamo per certo di aver avuto una prospettiva parziale e soggettiva della faccenda, come tutto nella vita. I personaggi secondari, non meno bravi dei protagonisti, aggiungono “ponti” tra i filoni, raccordando le storie, acuendo le incomprensioni, e portando in scena il carico delle loro personali afflizioni e miserie. L’eterna fidanzata (Alessandra Verdura), innamorata di un indeciso e tormentata di tenerezze e gelosie; la procuratrice in carriera (Valeria Mafera), che su quell’altare ha sacrificato persino la sua stessa identità; l’avvocato untuoso e arrogante (Camillo Ventola), maestro nel correre sempre in soccorso dei vincitori; la suora taciturna e tagliente (Chiara Ricci), con molto più di una semplice vocazione religiosa alle spalle.

Ad occhi spalancati

Siamo sballottati da una location all’altra, da una scena all’altra, ma senza il paventato effetto giapponesi in gita turistica che ci aveva insospettito nei giorni precedenti al nostro turno. Anzi, il coinvolgimento diretto fa volare via le oltre due ore e mezza ininterrotte di rappresentazione e ci fa ignorare la pioggerellina che saluta gli ultimi giorni di questo maggio romano. Le tre udienze del processo (angoscianti e puntigliose come solo il linguaggio forense sa essere - oltre a riportare alla memoria personale inquietanti ricordi), nelle quali convergono i protagonisti e i gruppi di pubblico a essi agganciati, sono l’occasione per confrontare i filoni e assegnare al giudice (dilettante del palco, ma professionista della Legge Roberto Allegrucci) di trovare l’oggettività nelle versioni soggettive e nelle vicende private ormai pubbliche.

Fino all’epilogo, tragico e inevitabile, dove un Deus Ex Machina dei più improbabili (a meno che non conosciate Toki di Hokuto!) risolve la questione lasciando sul terreno più domande che risposte. E che ci regala un monologo monumentale, del quale non possiamo dir nulla, sperando che la produzione riesca a mettere in cantiere altre repliche.

Ad occhi gonfi (di lacrime)

Non è stato uno spettacolo e soprattutto non è stato (semplicemente) teatro. E’ stato molto, molto altro, un’esperienza dei sensi e dello spirito. Se potessimo paragonare questo modo di recitare con un’altra arte simile, potremmo pensare all’emozione di aver visto un film in 3D per la prima volta, dopo cent’anni di schermi d’argento bidimensionali. La scena si muove intorno a noi, la scena si muove con noi, la scena siamo noi, e ci avvolgiamo intorno agli attori come gli amici in spiaggia intorno a quello che sa strimpellare la chitarra.

Una regia realmente magistrale, la necessità di un coordinamento straordinario - i filoni non sono soltanto autonomi, ma anche sincronizzati, e in alcuni casi gli attori devono fare continui flashback tra linee temporali accavallate! - lasciano le vertigini a immaginare il lavoro di distruzione del tempo e dello spazio per accompagnare per mano dodici apostoli intorno a una triplice trama intessuta tra le strade e nei palazzi di Roma.

Ci pervade la sensazione di essere alternativamente la seconda unità di una troupe televisiva (tanto marcata è la vocazione cinematografica della regia per scene), oppure dei fantasmi, degli angeli custodi invisibili e presenti di fronte ai protagonisti, o addirittura dei voyeur della nostra era elettronica dove il personale e privato è pubblico e planetario. E ci scopriamo anche “pubblico di”: chi segue un determinato filone sviluppa naturalmente empatia per il proprio protagonista e le sue convinzioni, ma ci rende anche particolarmente diffidenti degli altri spettatori, che “non la sanno tutta” e che sicuramente tifano per i nostri avversari Ah, sciocchi!

La personalizzazione degli astanti è acuita anche dal loro interagire continuo: è impossibile immaginare un grado di coinvolgimento anche interno al gruppo, tra spettatori ordinatamente allineati a guardare il palcoscenico. Condividere un viaggio in automobile, o stringersi alle pareti di un cucinino, ci rendono gruppo di affini, non soltanto pubblico pagante.

Ad occhi stanchi

Lo spettacolo finisce tardi, e la seguente cena con gli artisti, arriva a ore che solo il successivo sabato mattina ci permettono di raggiungere. Le solite chiacchiere post teatro (che non c’è!) ci svelano che loro stessi in prima persona sono stati molto dubbiosi di questo format, e che solo dopo la trionfale prima si sono convinti che il meccanismo funzionava - ed egregiamente bene!

Gli attori sono tutti, incondizionatamente, strepitosi. E anche se può sembrare una piaggeria, stavolta non riusciamo davvero a trovare qualcosa di davvero stonato in quello che abbiamo visto. Forse la necessità di vedere l’opera tre volte, o la sfortuna di essere incappati nell’unica serata di brutto tempo di tutte le repliche, o ancora il fatto che gli spostamenti in macchina frammentano ancora di più le esperienze dei nove gruppetti di spettatori. Ma sono tutti aspetti minori, confrontate all’unica, vera critica che si possa muovere al lavoro di Fineschi: ci sono troppe poche repliche, e - se gli attori non dovessero sostenere una fatica materialmente enorme - dovrebbe essere in scena (o in strada…) per almeno due mesi di fila, possibilmente in estate, per rendere giustizia a questo capolavoro.

Ad occhi meravigliati

Infine, il solito appunto sulla nostra Chiara. Il suo personaggio, silenzioso, duro, allampanato, è quasi fastidioso nel suo glaciale distacco. Una nera cornacchia silenziosa che osserva con severità e parla solo se davvero non se ne può fare a meno. Anche quando i suoi contatti col bell’avvocato si fanno più cordiali, un muro la separa da tutto e da tutti quelli che non abbiano immediato bisogno del suo aiuto. Un segreto, più d’uno, e indizi evidenti soltanto dopo l’ultima scena, nella quale ci regala un’interpretazione da brividi, ancora più intensa di quella di Rose di Maggio (che è tutto dire!).

Una delle cose più straordinarie che abbiamo mai visto, in qualsiasi contesto, e motivo di disperazione per chi se l’è persa. Mai come stavolta, vorremmo ricevere un avviso sulla messa in scena di repliche di “Ad occhi chiusi”.

Non vedremmo l’ora di tornare a teatro.

Anche se il teatro non c’è.

Francesco Munda (inviato speciale)


mercoledì 21 maggio 2014

Ad occhi chiusi: intervista doppia a Chiara Ricci & Adelmo Togliani.

Oggi la nostra redazione intervista per voi Adelmo Togliani e Chiara Ricci per lo spettacolo "Ad occhi chiusi" che è in scena dal 15 al 25 Maggio a Roma.

Dopo Un matrimonio (qui la nostra video intervista), ancora insieme ma a teatro, per la trasposizione sperimentale di Ad occhi chiusi, tratto dal romanzo di Gianrico Carofiglio, che richiede la partecipazione attiva del pubblico che "sceglie" chi seguire materialmente on the road, nelle vie di Roma.



- Cosa vi aspettate dai vostri, se vogliamo chiamarli così, followers?

A: Tanta attenzione…è uno spettacolo che va seguito perché pieno di dettagli. E poi ci aspettiamo che si lascino trascinare e coinvolgere da questa follia.

C:  La parola chiave di questo spettacolo e' "viaggio". Il pubblico che sceglie di seguire uno dei tre filoni si ritrova coinvolto nel viaggio personale dei tre protagonisti...e vive la loro storia in profondità, anche grazie alla vicinanza con gli attori stessi. Ne vive i pensieri, le emozioni e si ritrova,  anche negli spostamenti, affianco (nel vero senso della parola) ai personaggi che vivono senza mai uscire dalla storia. Impossibile non farsi coinvolgere!!!

- Il concetto sembra ripreso dalle Web Series, dove il pubblico interagisce con la storia.

A: Il pubblico, come ho detto, devo solo lasciarsi trasportare in un vero e proprio viaggio. Per alcuni onirico, per altri crudo e reale…dipende dai punti di vista, appunto.
Come molti sanno infatti, lo spettacolo può essere visto, a scelta, attraverso gli occhi di uno solo dei tre protagonisti.

C:  E' sicuramente una formula nuova. Può spiazzare il pubblico, ma credo che questo sia esattamente quello che il regista Carlo Fineschi desideri provocare.



- Ritenete sia una formula azzardata ma fattibile, o temete che il pubblico possa sentirsi spaesato e in difficoltà di comprensione?


A: I nostri debutti confermano che il pubblico si trova perfettamente a suo agio in questa nuova forma di spettacolo dal vivo. Forse anche nei bandi comunali e regionali, dove viene spesso specificato che l’innovazione è uno di quegli aspetti cui ‘pare’ venga data grande importanza, dovrebbero inserire un articolo su questa formula di spettacolo. Ho visto bocciare cose geniali, forse se cambiassero proprio i requisiti alla base…certi format verrebbero percepiti in modo diverso e probabilmente accolti più facilmente, col beneficio di un fondo economico.

C:  Anche per me è un'esperienza nuova, ma dai commenti che stiamo ricevendo capisco che le persone hanno voglia proprio di questo: novità, originalità e trasporto emotivo.


Adelmo è un avvocato che si trova alle prese con un caso difficile di stalking e maltrattamento; Chiara è una suora apparentemente felice e sportiva, ma che nasconde un terribile segreto. 

-Come si siete approcciati ai due personaggi? Cosa c'è della vostra personalità?

A: Mi sono affidato al regista, Carlo Fineschi. Alla sua calma, quasi orientale. Sono partito da lì. Con Guerrieri - il mio personaggio - abbiamo in comune il sentirsi, in un momento particolare della vita, come dentro un frullatore. Un ostacolo che sembra superabile in modo semplice diventa mano a mano un tunnel inquietante. Farsi coinvolgere dagli eventi ed esserne vittima col proseguire della storia, è una di quelle caratteristiche che mi appassiona di più. Qui avviene questo, e spesso mi è accaduto anche nella vita reale.

C:  L'approccio con Suor Claudia e' stato subito di grande curiosità. La sua modalità così fredda di comunicare mi ha colpito molto....e grazie al regista ho capito come rendere fluide e organiche tutte le scene che vive nella storia. Suor Claudia mantiene sotto controllo le sue emozioni ed io che invece sono un vulcano emotivo ho avuto difficoltà proprio in questo senso.

Chiara insegnante di boxe cinese: credibile. Adelmo praticante di pugilato: poco credibile. 

- Siete tipi da "prendere a sberle" il prossimo che commette un'ingiustizia, o nella realtà siete diplomatici e preferite usare le parole?

A: Sono tendenzialmente diplomatico. E poi il mio personaggio….ha fatto solo un po’ di pugilato. Un po’!

C: Personalmente, mi ritengo una persona poco diplomatica....sono istintiva e spesso reagisco in modo impulsivo....insomma, sono un tipo da "sberle"!!!

I temi trattati sono attuali: stalking, crisi depressive, anoressia, suicidio. 

- Perchè proprio la scelta di argomenti non facili, duri, che entrano nel profondo? Per dare voce ad una realtà sociale? Perchè non invece una commedia?



A: La storia è molto bella. I personaggi lo sono altrettanto. Ma il format che poteva consentire di mettere in piedi l’intera vicenda - senza lasciare niente indietro - è l’aspetto più affascinante di questa avventura. Sullo spessore del tema e degli argomenti trattati, posso dire che non c’è modo per trasformare in commedia tutto questo. Anche io, pur avendo fatto tante cose brillanti, in momenti più ‘leggeri’ di Ad Occhi Chiusi mi trovo in imbarazzo, perché so cosa toccherà al pubblico di lì a poco.

C:  La scelta del testo e della soluzione con spostamenti e filoni incrociati e' stata del regista e del L'Albatro, la produzione che mi ha proposto questo personaggio. Credo che sia un testo forte e "necessario", soprattutto in questo momento!

Nel romanzo Guerrieri dice ad un certo punto : «Mi sentii triste e vecchio. Mi sentii come uno che guarda passare il tempo; come uno che guarda gli altri che cambiano, bene o male diventano grandi, se ne vanno. Fanno delle scelte. Mentre lui rimane sempre nello stesso posto, a fare le stesse cose, lasciando che sia il caso a decidere per lui. Uno che guarda passare la vita.»
- Voi come siete? Persone che lasciano decidere per voi, o combattete per raggiungere gli obiettivi? Quanto è importante credere in quello che si sta facendo e quando è il momento di lasciar perdere?

A: Ho sempre combattuto per i miei obiettivi. Ma c’è anche un momento in cui bisogna ‘allentare’. Che non vuol dire mollare, ovviamente. Durante lo spettacolo viene proprio spiegato questo aspetto. Evitare lo scontro, ma con strategia, per ottenere alla fine il massimo risultato. Si può lottare per qualcosa non necessariamente con armi tradizionali e quindi a viso aperto e a carte scoperte. Si possono ottenere grandi traguardi sapendo aspettare e cedendo alcune volte al destino e al prossimo.

C:  Sono da sempre una testarda cronica ma anche un'insicura. Mi scoraggio di fronte alle difficoltà, mi metto sempre in discussione ma se decido di andare fino in fondo non c'è ostacolo che possa fermarmi!!!

Dietro alla storia sembra esservi un messaggio importante: la giustizia alla fine trionfa.

- Siete ottimisti o pessimisti? Quale messaggio voi pensate di dare al vostro pubblico?


A: Ottimista e pessimista, a fasi alterne. Il messaggio che è stato colto mi piace sentirlo dal pubblico alla fine. Ognuno legge una storia diversa...

C:  I tre filoni hanno finali diversi. O meglio, i fatti ovviamente sono sempre gli stessi, ma i punti di vista dei singoli personaggi portano a conclusioni emotive diverse sia letteralmente che in senso metaforico. Credo che sia proprio questo il bello di questa idea folle!

Teatro, fiction, film: siete molto attivi su vari fronti, ma quale è la vostra zona di totale realizzazione in cui riuscite meglio ad esprimervi?



A: Dipende dalla situazione, dai colleghi, dal luogo, dal progetto. Quando la mia libertà espressiva non viene ostacolata io mi sento bene. E questo è indipendente dall’ambito lavorativo in cui mi muovo, che sia cinema, teatro o televisione.

C:  Io adoro il teatro. Da sempre. Adoro la preparazione del personaggio, le prove, l'alchimia che si crea con il gruppo ma soprattutto l'immediatezza delle emozioni e il flusso di energia con il pubblico. E' qualcosa di unico e incredibilmente stimolante! Non che non ami il set, ma a livello profondo, il teatro mi "riempie" di più...:-)

Una riflessione sul tema del maltrattamento.


- Cosa si può fare per sanare questa brutta "abitudine" di alcuni che non hanno rispetto degli altri?


A: Dalla mia posizione l’unica cosa che posso fare è parlarne attraverso questo spettacolo…il problema vero però sono le persone e la società. Non sono in grado di dare ulteriori risposte.

C:  Credo che questo tipo di ingiustizie ci sia sempre stato ma bisognerebbe sempre avere il coraggio di reagire e soprattutto di denunciare questi casi. Non vanno lasciati sotto silenzio, parlarne può forse aiutare a conoscere meglio l'argomento.

E per finire, dietro le quinte. Gli altri attori, il regista, lo staff.


- Come è stato lavorare con Carlo Fineschi, come sono state le prove? Siete affiatati? Cosa vi siete mangiati di buono durante le pause?


A: Fineschi è uno dei migliori registi con cui abbia mai lavorato. Non mi vergogno a dirlo. Preciso e pazzo al punto giusto. Soprattutto di una calma serafica…il mio opposto praticamente. Con il gruppo siamo molto affiatati. Il livello qualitativo, a mio parere, è molto alto. Chiara Ricci la conosco da una decina d’anni, ci siamo spesso incrociati in vari set ma non avevamo mai recitato assieme. C’è una stima reciproca che ci lega che si conferma ogni giorno. Un altro attore che ho avuto il piacere di scoprire in questo ‘viaggio’ è Camillo Ventola, il mio antagonista l’Avvocato Dellisanti. Lui non sa quanto sia bravo…non lo sa. Poi mi hai chiesto cosa abbiamo mangiato? Beh, se non c’era Camillo morivamo di fame. Che cuoco!

 C: Il clima durante le prove e' stato sempre incredibilmente sereno. Si è creato un feeling speciale tra tutti i componenti della compagnia....e questo non capita spesso! Grande professionalità , umiltà e aiuto reciproco. Carlo e' stato una grande guida in questo viaggio, preciso e disponibile, e, come direbbe Adelmo, molto zen!!!!:-)
 
Perché in scena portate un braccialetto celeste?

A: Perché insieme ai miei colleghi sosteniamo la campagna 100% Vacciniamoli tutti di UNICEF. Ogni sera a turno ci scambiamo il bracciale celeste con il campanellino per ricordare a tutti che ogni anno le vaccinazioni prevengono circa 2,5 milioni di morti infantili da difterite, tetano, pertosse e morbillo.

Ringraziamo Aldemo e Chiara per aver risposto alle nostre domande e vi invitiamo a Roma per vedere "Ad occhi chiusi".


Clara Bartoletti

martedì 20 maggio 2014

Ed Sheeran e The Vamps ospiti a The Voice

Mercoledì 21 maggio Federico Russo conduce il terzo appuntamento con i Live di THE VOICE OF ITALY  in onda in diretta alle 21:10 su Rai2. Ospiti della puntata la boy band britannica indie pop The Vamps con il brano “The last night” e il giovane cantautore inglese Ed Sheeran.
THE VOICE OF ITALY si avvicina al traguardo, nei team dei 4 coach RAFFAELLA CARRÀ, J-AX, NOEMI e PIERO PELÙ sono rimaste le Voci che hanno dimostrato nel corso della puntate maggior talento e crescita vocale.   3 Voci, ciascuno, che meglio rappresentano il proprio team.
12 le Voci (3 per ciascun team) protagoniste del terzo Live di THE VOICE OF ITALY, accompagnate come sempre dal vivo dalla band composta da 12 elementi. Le loro performance saranno affiancate dal corpo di ballo diretto da Timor Steffens, che supporterà il coreografo Laccio negli allestimenti tecnici e coreografici.
Al termine delle 3 esibizioni per ogni squadra sarà il pubblico da casa, attraverso il televoto (894.001 da numero fisso, 475.475.1 con sms), a determinare la voce che accederà direttamente alla semifinale. Il Coach dovrà salvare una delle due Voci rimaste della propria squadra.
Le 12 Voci protagoniste di questa puntata, solo 8 Voci accederanno alla semifinale di THE VOICE of Italy, in onda mercoledì 28 maggio:
TEAM PIERO PELÙ: Daria Biancardi di Palermo, Esther Oluloro di Cologne (Brescia), Giacomo Voli di Correggio (Reggio Emilia).
TEAM RAFFAELLA CARRÀ: Federica Buda di Siracusa, Tommaso Pini di Firenze, Giuseppe Maggioni di Brembate di Sopra (Bergamo).
TEAM J-AX: Dylan Magon di Voghera (Pavia), Suor Cristina Scuccia di Comiso (Ragusa), Valerio Jovine di Napoli.
TEAM NOEMI: Stefano Corona di Castell’Alfero (Asti), Gianmarco Dottori di Roma, Giorgia Pino di Casarano (Lecce).

Valentina Correani, la V-Reporter di "THE VOICE of Italy", sarà la padrona di casa della Web Room. Su www.thevoiceofitaly.rai.it ci sarà un programma nel programma: la conduttrice ospiterà i cantanti subito dopo le esibizioni e interagirà con loro in diretta e con il pubblico, attraverso il sito ufficiale e il profilo twitter @thevoice_italy hashtag #tvoi e sulla pagina di Facebook www.facebook.com/Thevoiceufficiale.

Il programma potrà essere seguito anche su Radio2 Rai con il programma “The Voice of Radio 2” con Carolina Di Domenico e Pier Ferrantini, in onda sempre a partire dalle 21:10, con commenti in diretta anche via webcam. Sul sito ufficiale www.thevoiceofitaly.rai.it si possono ascoltare in esclusiva streaming le migliori esibizioni di THE VOICE OF ITALY.

martedì 13 maggio 2014

Romeo and Juliet post scriptum regia di Georgia Lepore, con Giovanni Anzaldo e Selene Gandini‏

Selene Gandini e Giovanni Anzaldo

Sarà in scena al Teatro Dell’Orologio – Sala Gassman dal 20 maggio al 1 giugno 2014 Romeo and Juliet post scriptum di Annika Nyman. Lo spettacolo che è stato messo in scena in lingua originale al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 2013 (sezione European young theatre), viene allestito per la prima volta in italiano con la traduzione e la regia di Georgia Lepore con due attori molto amati dal pubblico: Giovanni Anzaldo e Selene Gandini.

Annika Nyman setaccia la più tradizionale delle storie d'amore, mettendo i due innamorati di fronte al fatto compiuto, di fronte al tempo e alla realtà, con un testo serrato e avvincente. La poesia sublime con cui Shakespeare racconta l'attrazione fra i due giovani innamorati è costantemente ribaltata in immediata attrazione fisica. E questa non sarà la sola novità per i due giovani che per la prima volta si troveranno a valutare compromessi, a studiarsi reciprocamente nella quotidianità, a riscoprirsi al di là dell’idealizzazione. Il distacco ironico della parodia si alterna alle tinte fosche della situazione in cui i due innamorati sembrano prigionieri, in questo clima da tragicommedia dove i giochi tra Romeo e Giulietta sono ancora più che mai aperti.

I due innamorati si ritrovano finalmente insieme, artefici del loro destino e costretti ora ad affrontare le conseguenze del loro gesto e del loro amore. Romeo e Giulietta devono fuggire ma soprattutto per la prima volta dal loro incontro si trovano nella condizione di conoscersi davvero, perché come dice l’autrice «Romeo e Giulietta non hanno molte scene in comune: non si conoscono mai per davvero, ma esistono nelle reciproche fantasie, artefatti sognanti, promesse di salvezza».

Note di Regia

Non è facile scrivere due righe sul perché ci si appassiona a un progetto. Già la passione ha in sé poco di ragionato e molto di istintivo, quando poi si tratta di Shakespeare per me è quasi impossibile trovare una spiegazione razionale. E' come un eterno, inspiegabile, ineluttabile, immutato amore. Un po' come quello di Romeo e Giulietta, appunto. E gli star-crossed lovers per eccellenza, destinati ad "amarsi a morte" nei secoli dei secoli in qualunque forma d'arte conosciuta, hanno sempre avuto la mia attenzione speciale.
Impossibile non appassionarmi al testo (e alla testa!) di Annika Nyman, giovane autrice venuta dal freddo, che li fa sopravvivere alle intenzioni di Shakespeare pur non tradendolo mai nei contenuti.
Tutti prima o poi ci siamo domandati che cosa accadrebbe se Romeo e Giulietta non morissero. Ma se così fosse, sarebbero vivi? O sarebbero dei sopravvissuti..?
Georgia Lepore

Georgia Lepore
ATTRICE, DOPPIATRICE, AUTRICE e REGISTA

Debutta come cantante e doppiatrice all’età di sette anni.
Insieme agli studi linguistici e di recitazione, porta avanti la sua brillante carriera di doppiatrice e direttrice di doppiaggio e presta la voce a molte attrici famose, tra cui Penelope Cruz ( Tutto su mia madre, Apri gli occhi , Volavérunt, Per incanto o per delizia) e Cameron Diaz (Vanilla Sky, Cose molto cattive, Una vita esagerata, Il matrimonio del mio migliore amico).
Nel 2003, riceve il premio alla carriera del Romics.
Tuttavia, la sua passione rimane il teatro fin dagli inizi della sua carriera sul palcoscenico nel 1978 ne Il Carteggio Aspern tratto da Henry James.
Recita in produzioni teatrali di testi di Shelag Stephenson e David Mamet, sia in Italia che in tournée in Europa. Nel 1995, è tra i protagonisti di Penetrazioni al Fringe Festival di Edimburgo. 
Contemporaneamentete si divide tra cinema (Tutto in quella notte,  Tuttapposto) e fiction tv italiane e straniere (I Borgia).
Il suo debutto dietro alla macchina da presa avviene con il cortometraggio Addio (2006), di cui scrive anche la sceneggiatura.
Il corto partecipa a numerosi festival internazionali, è candidato Best Narrative Short allo Swansea International Film Festival e all'Everglades Film Festival e ha una menzione speciale al Magna Grecia Film Festival.
E' in preparazione la sua opera prima per il cinema con un lungo di cui è è anche sceneggiatrice.
Il debutto come autrice e regista teatrale è con i due monologhi Io Parlo di Sogni (ispirato al personaggio shakespeariano di Mercuzio) e Il Canto della Notte (ispirato alla vita e alle opere di F. Nietzsche) prodotti dalla SycamoreTCompany nel 2006.
Negli anni seguenti per la stessa STC riporta in scena Crack del marito Franco Bertini e Bruciati di Angelo Longoni (entrambi successi dei primi anni '90) e  Il Recinto di cui è anche autrice.
E' del 2011 La Festa di Michela Andreozzi allestito per il LET- Liberi Esperimenti Teatrali.
Sua la traduzione italiana e la regia di "Oltre i Verdi Campi" dell'inglese  Nick Whitby, in allestimento per la prima volta in Italia a dicembre 2014, in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale.


Giovanni Anzaldo
Si Diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, fondata da Luca Ronconi e diretta da Mauro Avogadro.
Nel 2010 vince il premio ubu come miglior attore under 30 per lo spettacolo "Roman e il suo Cucciolo" di Alessandro Gassman. Per lo stesso spettacolo vince nel 2012 il premio Golden Graal come migliore attore drammatico.
Sempre nel 2012 ha fatto parte del cast di Romanzo di una strage e nel 2013 di Razzabastarda di e con Alessandro Gassman.
Lo troviamo poi a inizio 2014 nel film di Paolo Virzì tratto da Stephen Amidon Il capitale umano.

Selene Gandini
Attrice, regista  e autrice, inizia a studiare recitazione all'età di dieci anni.  Lavora fin da piccola nella compagnia di Giorgio Albertazzi ed in seguito lavora con  Dario Fo, Giuseppe Patroni Griffi, Arnoldo Foà, Enrico Brignano, Elisabetta Pozzi.
Accanto al teatro di prosa coltiva l’arte della clownerie con Mona Mouche a Parigi, dove ha lavorato per tre anni . Collabora con Vladimir Olshanky (primo Clown del Cirque du Soleil e di Slava Polunin).
Ha fatto parte della compagnia dei giovani del Teatro Eliseo di Marco Carniti.
Insieme a Gloria Pomardi , Alberto Di Stasio, Marco Mattolini partecipa a diversi progetti del teatro sperimentale e di ricerca.
Prima attrice nella compagnia del Teatro Ghione di Roma (con la quale è  andata  in scena con Romeo e Giulietta, Amleto, La dodicesima notte, Antigone, La Locandiera, La Bisbetica Domata), si impegna anche nell’attività di autrice e regista, fondando la compagnia Les Madeleines.
Partecipa alla trasmissione  della Rai “Storia del teatro in Italia “ con Giorgio Albertazzi, Dario Fo e Franca Rame interpretando diversi ruoli della commedia dell’arte e di Shakespeare.
Collabora con la Minimum Fax in diversi eventi culturali legati al Festival Book Show.
Ha lavorato in “The Coast of Utopia” per la regia di Marco Tullio Giordana e in molti progetti teatrali con il regista Daniele Salvo ( riscuotendo successo di critica e di pubblico per l’interpretazione del Fool nel “Re Lear” al Globe Theatre di Roma).
Ultimamente ha lavorato nella compagnia di Andrei Michalkov Konchalovskij ne “ La Bisbetica Domata”, spettacolo che è andato in tournée in Italia e all’estero ( Teatro Mossovet di Mosca).
Nel 2007 debutta il suo spettacolo “La Verità è un Limone”di cui è autrice, regista ed interprete, iniziando una tournée in Italia e in Canada.
Ha partecipato a serie televisive come Un posto al sole, La squadra, Centovetrine, Tempesta d’Amore, Le Tre Rose di Eva e trasmissioni di cultura per la Rai come presentatrice.
Nel cinema ha preso parte a progetti di coproduzione italo-francese , come il film di Fabio Carpi “Intermittenza del cuore” e a  diversi cortometraggi italiani.
Fonda insieme ad altri artisti del panorama italiano l’Associazione Culturale Kinesisart , di cui è Presidente , mettendo in scena diversi progetti artistici tra cui “Little Women”, uno spettacolo tutto al femminile ispirato al romanzo di Louise May Alcott e attualmente in tournée in Italia.


Teatro dell'Orologio – Sala Gassman
Via dè Filippini, 17/a, 00186 Roma
Giorni  e orari spettacoli: 20, 21, 22, 23 maggio ore 21,30
24, 25 e 26 maggio riposo
Dal 27 maggio 31 maggio ore 21,30
1 Giugno ore 18,00
Biglietti: 12 euro intero, 8 euro ridotto. Tessera associativa.

Ufficio Stampa Compagnia
Maya Amenduni
+393928157943
mayaamenduni@gmail.com


lunedì 12 maggio 2014

"Ad occhi chiusi", a Roma il particolare e sperimentale adattamento teatrale del romanzo di Gianrico Carofiglio.


Prima nazionale a Roma dal 15 al 25 maggio 2014.
L'Albatro presenta:
"Ad occhi chiusi", il particolare e sperimentale adattamento teatrale del romanzo di Gianrico Carofiglio. 

Da un'idea di Carlo Fineschi. Spettacolo dal vivo, tre spettacoli un'unica storia.
Seguire la strada dell'Avvocato Guerrieri, Martina Fumai o Gianluca Scianatico? Ognuno il suo punto di vista. 
Cercando di sfruttare al massimo il concetto di spettacolo dal vivo,dove gli attori e gli spettatori si trovano realmente vicini e anche chi guarda ha la sensazione di vivere quella situazione,in quel momento che diventa unico e irripetibile.
Lo spettacolo è in movimento tra c.so francia e il quartiere flaminio (Roma). Il pubblico, massimo di 36 persone a sera, verrà diviso in gruppi in base al personaggio che seguirà.
E' OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE. 
Tramite sms ed email verrà comunicato dove presentarsi.

Regia : Carlo Fineschi

Adelmo Togliani

Chiara Ricci
Cast: Chiara Ricci, Adelmo Togliani, Sara Allegrucci, Matteo Bolognese, Camillo Vantola, Valeria Mafera, Edoardo Ciufoletti, Matteo Milani, Alessandra Verdura, Sebina Montagno, Chiara Della Rossa, Francesco D'Antonio.

Scenografia e allestimento: Giulia Ciucciovino



INFO - PRENOTAZIONE:
TEL. 3398701017-3387606304
EMAIL: albatro.teatro@libero.it

COSTO DEL BIGLIETTO:
€ 15,OO INTERO
€ 12,00 RIDOTTO

Lo spettacolo prevede spostamenti in automobile.

martedì 6 maggio 2014

Un medico in famiglia 9, il video del backstage


Domenica 16 marzo su Rai 1 ritorna Un medico in famiglia giunto ormai alla nona edizione.
Ritroveremo alcuni degli storici protagonisti e tanti nuovi arrivi.
Con Lino Banfi, Milena Vukotic, Margot Sikabonyi, Giorgio Marchesi, Eleonora Cadeddu, Sofia Corinto, Luca Lucidi, Edoardo Purgatori, Gabriele Paolino, Domiziana Giovinazzo e i nuovi arrivi Flavio Parenti, Valentina Corti, Riccardo Alemanni.


Oggi vi presentiamo il video del backstage trasmesso da rai 1.



)

"A testa alta" (i martiri di Fiesole), il video backstage



Ambientato a Fiesole nel ’44 “A testa alta” narra la storia vera di 3 giovani carabinieri che in mezzo al deserto di istituzioni e di legalità che seguì all’8 Settembre, si consegnarono spontaneamente al nemico per salvare decine di civili presi in ostaggio. I tre carabinieri - Vittorio Marandola, Alberto Della Rocca e Fulvio Sbarretti - vengono fucilati a Fiesole il 12 Agosto 1944.

A Testa Alta e' un TV movie prodotto dalla Ocean diretto da Maurizio Zaccaro con Giorgio Pasotti, Ettore Bassi, Johannes Brandrup, Andrea Bosca, Giovanni Scifoni, Marco Cocci, Alessandro Sperduti, Nicole Grimaudo e David Coco

Il video del backstage