domenica 5 ottobre 2014

Ad Occhi Chiusi, il teatro itinerante



Con Adelmo Togliani

La nostra redazione ha partecipato alla rappresentazione di "Ad Occhi Chiusi" nel filone dedicato all'avvocato Guerrieri nell'originale adattamento "a trois" di Carlo Fineschi.


Il romanzo di Carofiglio racconta una vicenda molto attuale, un caso di stalking ai danni di una giovane laureata ossessionata dall'ex fidanzato che tenta in ogni modo di prevaricarla e di riportarla a sè.
Fin qui sembra che venga in atto un'opera teatrale come le altre, ma invece l'originalità vuole che i filoni da "seguire" da parte del pubblico siano ben tre, da prenotarsi per un numero massimo di 36 persone a sera.

Quindi, venerdì sera, ultima data disponibile, io e Cristina ci siamo ritrovate in una strada di Roma, all'angolo di un bar, per prendere sia i biglietti ma sopratutto "posto" sulle auto guidate dagli attori stessi che in fila indiana hanno girato per le vie di Roma conducendoci dapprima al terzo piano di un palazzo, poi in un Istituto scolastico gestito dalle suore, e perfino in un complesso fieristico d'avanguardia, Il Maxxi. In questi locali si è svolta la storia, dove il pubblico ha partecipato emotivamente oltre che fisicamente, in quanto si è trovato praticamente vis a vis con gli attori. Attori che hanno messo gli occhi negli occhi, durante i monologhi, lasciandoci riflettere e mettendo anche in atto una sorta di "voglia di dire la mia" in certi momenti di alta tensione, specialmente nelle scene del tribunale.


Lo spettacolo è quindi impegnativo: non si può dire di stare in completo relax. Non trovi il classico sedile del cinema imbottito di rosso, dove il tuo compagno se preso da stanchezza può farsi un pisolino. No, il pubblico è partecipante attivo. Deve rispettare il silenzio, deve usare tutti i sensi e metterli all'erta: vedere quel particolare, notare quella parola, immaginare ascoltando certe musiche o certe frasi che escono da un Cd, deve origliare le telefonate, deve immedesimarsi durante l'arresto del colpevole, deve sentire la polizia che ti spinge, giù sulle scale. Dove in quella stanza... tutto può essere successo.


Volutamente non ho letto il libro da cui è stato tratto lo spettacolo: a me piace essere sorpresa. Se il pubblico deve immedesimarsi, meglio essere all'oscuro della storia e lasciarmi trascinare, senza lasciarmi invece influenzare dal testo scritto. Quindi da non lettrice, il prodotto è stato vincente. Ho compreso esattamente cosa stava succedendo e gli stati d'animo dei protagonisti. Chiara Ricci nel ruolo di Suor Claudia e Adelmo Togliani nel ruolo dell'avvocato Guerrieri riescono a coinvolgere gli spettatori grazie alla loro abilità di immedesimazione. Chiara Ricci è spietatamente dura con se stessa, e difende con le unghie e coi i denti la giovane Martina Fumai, e sopratutto la bambina Angela che ancora ha bisogno d'amore dentro di sè. In psicologia si dice che teniamo dentro di noi il bambino che eravamo, e lo proteggiamo da quello che ha subito nell'infanzia. Però si dice anche che quel bambino NON soffrirà più, che il passato è passato. E suor Claudia comprende questa importanza di chiudere con un passato doloroso solo adesso. Si rivelerà agli altri in piena onesta, senza mistificarsi: sarà d'ora in poi Claudia. E "Angela" è solo un ricordo.


Sia Adelmo che il barbuto Camillo Ventola  sono credibili nel loro ruolo e riescono a dare "concretezza" a ciò che succede nei tribunali a proposito delle cause di stalking e maltrattamenti. La legge permette di aggirare le evidenze: i risultati di un processo dipendono molto di più dalla capacità dell'oratoria legale che dei fatti concreti. Adelmo è rabbioso, fragile, e determinato, spaventato ma coraggioso. E' la metafora di quello che siamo: sempre in conflitto con quello che è giusto fare, quello che è un dovere fare, quello che si fa per compromesso.


Bravi anche la PM Valeria Mafera, il giudice Roberto Allegrucci, la vittima Sara Allegrucci e il presunto colpevole Matteo Bolognese.


Alla fine della rappresentazione si dovrebbe applaudire. Ma tanta è la tensione, e il coinvolgimento che non si ha "il coraggio" di spezzare l'atmosfera resa quasi densa di emozioni con il gesto classico del battere le mani. Si rimane quasi soffocati dalla tensione, ed è solo il monologo dell'avvocato Guerrieri a ridare "ossigeno". Nonostante il lancio con il paracadute...


Clara Bartoletti