martedì 17 febbraio 2015

Sei mai stata sulla luna: un film del cavolo.



Sei mai stata sulla luna?  si può riassumere con "al contadino non far sapere quant'è bona la blogger con le pere", anche se i protagonisti sono i cavoli.

Cominciamo da qui: il film di Genovese, uscito a gennaio, è liberamente tratto da Amour Vache del 2009 e diciamolo, pure liberamente ispirato da Un'ottima annata del 2006 di Ridley Scott. E' il mix dei film precedenti che dà vita a Sei mai stata sulla luna?. C'è un funerale anziché un matrimonio, c'è una blogger strafighissima che viaggia in Maserati invece del cinico uomo d'affari, c'è la sede di Marie Claire anziché gli uffici megagalattici di Bloomberg. Insomma lo spettatore non deve neppure sforzarsi di seguire gli eventi: li ha visti e rivisti. 

Ma arriviamo all'avvincente trama: la blogger multilingue eredita una masseria in Puglia. Da Parigi vola per constatare di persona l'entità del malloppo e la cosa la disturba. Ci sono troppi animali, scorpioni, topi, conigli, oche, capre, api, mucche e pericolosissime galline. Tutto da governare. Le proviene dal mondo patinato dell'alta moda e dei servizi fotografici, delle copertine e delle modelle: non c'entra un cavolo.

Appena arrivata in paese ( e qui bisogna sapere che la location è rimasta al 1950, con il bar che somministra Cynar e limonate), una musichina alla Sergio Leone l'accoglie. Dopo un veloce sopralluogo della masseria e dopo l'incontro con Pino (Neri Marcorè che fa il cugino autistico), lei viene approcciata dal contadino Bova. Dopo una sbicchierata che passa dal vino rosso al mojito (ma non servivano limonate???) e cocktail colorati e forniti di cannuccia e ciliegina, i due finiscono a letto. Cioé: dopo diciotto minuti di film, dove Bova è "comparso" in tutto due minuti scarsi, in questi due minuti di hard core improvvisando diversi modi di cuccaggio (non si capisce cosa stiano facendo, tanto le scene sono disordinate e veloci!) lui la conquista e la porta in masseria per....
Diciamo che la banalità della donna di città che si lascia andare al contadino ruspante è leggenda. E Genovese ce la infila senza cavoli. 
Dopo l'avventura lei dimentica le mutande sul tavolo di cucina, che vengono ritrovate dal figlio di Bova (poverino, è orfano di madre!) che le mostra alla Solari facendo capire cosa sia successo. La blogger non batte ciglio e si infila le mutande giusto in tempo perché sta arrivando il fidanzato (Sermonti) da Milano. 

Veramente un climax grandioso, non c'è che dire.

Il fidanzato, il cinico Sermonti, dicevamo, è un tipo senza scrupoli che tradisce la protagonista (pan per focaccia?) e che è ossessionato dal fisco. Ma non dimentichiamo che Bova è fidanzato (per dire) con una veterinaria che però è sposata con figli. Insomma: l'amore è una cosa meravigliosa, ma col cavolo. Tutti i personaggi han problemi d'amore e quindi la domanda sorge spontanea: cosa può succedere di sconvolgente in questa incredibile storia?

Un cavolo. 
(Manco la promessa di vedere questa famigerata valle dove sembra di stare sulla luna, accade!). E non ci sono riprese della campagna pugliese: tutto si svolge al bar, alla masseria, al tavolo della masseria, nella camera della masseria. Il bagno? 

Succede che tutti sono felici e contenti e (udite udite) c'è un inaspettato finale. Da brividi. Per leggere il finale cliccare sul bottone SHOW

La blogger non va a vivere in Puglia. Eh già, è Bova che compra un bateux sulla Senna e ci coltiva cavoli. Si, avete letto bene. Così stanno vicini vicini, lei gira in bici fra Paris Alta Moda e la Senna e lui ammuffisce sul fiume coltivando ortaggi di qualità. Si, la qualità del cavolo.



Adesso voglio dire cosa son state le cose banali che mi hanno colpito, alcune sono a livello agricolo. Immagino che nessun sceneggiatore né il regista di questo film abbiano mai portato al pascolo le mucche. Le mucche corrono da ogni parte e non stanno lì a giornate a favore di telecamera. Il campanaccio (orribile, cit. Solari) serve per rintracciarle. Le galline non occorre prenderle e sbatterle dietro un recinto: le galline sono intelligenti e all'ora del crepuscolo entrano nel pollaio da sole. I conigli stanno nelle conigliere: non finiscono per caso nei letti. Gli scorpioni di Nardò paiono usciti da Jurassik Park o da Indiana Jones. Le mucche non si fanno mungere dal primo che capita: se le mungi male ti becchi anche un'incornata. La vita di campagna non è raccogliere un cavolo o affumicare un'arnia che fa fico con la tuta tipo Samantha Cristoforetti, ma lavorare sodo. La raccolta dell'erba medica o del grano in estate è un lavoro estenuante. Il fieno non deve marcire, deve essere costantemente ossigenato perché non diventi tossico  e non faccia male agli animali. Ma Bova fa solo due sforzi epici: spostare con le braccia la Jeep e sollevare una cassetta di pomodori. Anche se sfogliare un cavolo rimane il suo gesto preferito. Banalità è il funerale con Liz Solari in versione Colazione da Tiffany dove Genovese viene rapito da momenti mistici "sacri e profani" radical chic e sovrappone immagini sacre del funerale a visioni eteree di modelle seminude che ondeggiano incenso con il sottofondo gregoriano di una canzone degli Enigma. Sa un pò di effetto acido da trip e non c'azzecca un cavolo proprio con la storiella melensa. O forse è stato un momento di outing spirituale? Cosa voleva comunicare Genovese? Mistero della fede, proprio.

Gli attori: (pagella senza voti)
Bravo Frassica (poco valorizzato, sembrava una roba un pò da pubblicità da minestrone Findus). Peccato.
Bravo Marcorè, anche se la parte dell'autistico lo avevamo già visto in una fiction Rai. 
Bravi Impacciatore, Solfrizzi, Sermonti, Abbrescia, Rubini: tutti nella parte, anche se le loro storie non sono state valorizzate come la principale. Ci voleva più spazio.
Solari: ma come porta bene i vestiti, questa, eh? 
Bova: una barba non fa contadino. Diciamo che non ci è pervenuto: se avesse trovato un prezioso reperto Ming al posto del cavolo la sua espressione sarebbe stata uguale.

Conclusione:
Gli abiti di Blue Marine e Antonio Riva sono strepitosi. L'unica parte del film che mi è piaciuta. E' stato l'unico modo per rendere onore al made in Italy. Perché un filmino così insipido ce lo potevano risparmiare. 
Perché se la storia non sa di un cavolo, col cavolo che lo andiamo a vedere!

CB