mercoledì 25 febbraio 2015

Si accettano miracoli: quando i protagonisti sono i bambini.



Vista la tendenza di questi ultimi tempi di raccontare storie di città che finiscono in campagna e dopo la valutazione personale di Sei mai stata sulla luna? di Paolo Genovese, Break Up Press News oggi racconta le impressioni di Si accettano miracoli regia di Alessandro Siani. Il cast è composto da attori bravi e conosciuti al pubblico:  Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Serena Autieri, Ana Caterina Morariu, Giovanni EspositoGiacomo Rizzo, Paolo Triestino, Maria Del Monte.

Siani è sia  regista che il protagonista della storia ed è affiancato dal fratello prete Don Germano (Fabio De Luigi). La trama ricalca scene già viste: Fulvio (Alessandro Siani) è un tagliatore di teste di un'importante società di Napoli, il cui compito è licenziare senza pietà i suoi collaboratori, finché la malasorte lo colpisce direttamente, diventando anch'esso un disoccupato a tutti gli effetti. Arrabbiato, colpisce con una testata il suo direttore e per questo finisce agli arresti. La cauzione la paga il fratello prete che lo accoglie nella sua scalcinata parrocchia di paese dove si occupa di quattro vecchiette affezionate alla Messa e di un gruppo di orfanelli scatenati che ricordano le simpatiche canaglie.

Probabilmente il regista per dar importanza all'atmosfera romantica e retrò della commedia, veste tutti gli attori con abiti non particolarmente moderni. Non si vede un paio di jeans, né minigonne ma leggiadri abitini a fiori per Serena Autieri - munita anche di scialletto anteguerra - e per Ana Caterina Morariu che interpreta Chiara una ragazza cieca; gli uomini indossano pantaloni con pences color tabacco, cappellacci e bretelle. Il tutto inserito in un paesino polveroso ricorda il set dei film western di Sergio Leone.

Fin qui tutto negli standard, quasi che i film italiani non propriamente dei cinepanettoni debbano contenere delle scalette obbligate: scene di città, paesino dei primi del novecento, ragazzini poco credibili che giocano come negli anni settanta e non hanno videogiochi né android a portata di mano e condimento di scenari surreali che poco hanno di veritiero. Ovviamente essendo italiani non poteva mancare il lato cristiano: come per Sei mai stato sulla luna con funerale pseudo tecno, qui è la statua del santo (San Tommaso) che inizia a lacrimare. Questa straordinaria novità mette in circolo il paese addormentato: via la polvere, via ai gadgets con tanto di autografo del Santo, feste corali e miracoli che arrivano senza problemi. Persino la povera Adele Canfora (Serena Autieri) rimane incinta del marito bruttone e sterile Vittorio (bravissimo Giovanni Esposito), quando in realtà trattasi di una fecondazione rock' a billy del cantante rap - un incrocio fra Little Tony e Fedez - che le fa battere il cuore. 

I bambini combinano molti pasticci e sono molto bravi a recitare. La morale l'ho interpretata come un ritorno ai giochi dell'innocenza e una riscoperta della vita all'aria aperta possibilmente comunicando con gli altri senza l'uso di sms e internet. Fulvio ovviamente si innamora della bella Chiara (Ana Caterina Morariu) che, pervasa dall'entusiasmo mistico proveniente dalla statua miracolosa, chiede la grazia a San Tommaso. Ritrovare la vista, rivedere i luoghi cari dell'infanzia - bella la fotografia girata sulla Costiera Amalfitana - sarebbe un dono bellissimo, ed è qui che Alessandro Siani confessa l'inganno. Le lacrime sono finte, il suo è stato solo un escamotage per ridare speranza e lustro ai suoi amici che erano sconfitti dalle abitudini e anche un mezzuccio per raccattare due euro, tecniche da buon italiano prototipo.

Il finale pirotecnico nel vero senso della parola, con balli e fuochi d'artificio ricorda ancora una volta gli standard del film italiano. Ancora non riesco a capire perché ogni film debba contenere un finale o un intramezzo corale con tanto di balli e canzoni tipiche, che servono quasi a riempimento. Sto sospettando che sia un cliché che insegnano alla scuola di cinematografia. Come ogni storia che finisce bene, vi è una confessione finale dei peccati dei protagonisti e la morale sembra che sia la stessa: si può vivere felici anche senza fare il manager e guadagnare euro a palate. Anche se tutto ciò svilisce la realtà perché al giorno d'oggi se vai a fare il contadino o il barbiere di paese non è che si viva poi così felicemente. 
Questo però sembra essere un messaggio condiviso dalla maggior parte dei registi e produttori italiani, che lanciano un messaggio di serenità a buon mercato. Essendo però una commedia non possiamo neppure stare a guardare il pelo e accontentiamoci di cosa passa il convento.
Il film comunque risulta gradevole, senza eccessi. La storia è pulita e mette in luce almeno la bontà d'animo e l'aspetto psicologico di alcuni personaggi. Non ce la sentiamo di impalmarlo ma neppure di massacrarlo: un film per famiglie, che in qualche momento ha strappato anche qualche risata genuina.

CB